martedì, luglio 31, 2007

DALLA, NAIR, CHAILLY, etc. al lavoro per LA NOTTE DELLE STELLE



CANTIERE ARTISTICO APERTO PER LA NOTTE DI SAN LORENZO AD AGRIGENTO

 

Lucio Dalla & Co al lavoro per una grande notte delle stelle nella mitica Valle dei Templi

 

Grandi preparativi per la notte di San Lorenzo ad Agrigento…

E' gia' al lavoro il cast d'eccezione che nella favolosa Valle dei Templi celebrera' il 10 agosto l'evento astronomico dell'anno con una serie di performances ispirate proprio alle stelle.

 

Maestro delle cerimonie canore il grande Lucio Dalla che ha da poco presentato l'evento al Teatro della Verdura di Palermo. Con lui sul palco – sotto la ferrea e creativa direzione artistica, registica ed illuminotecnica di PEPIMORGIA – ci saranno anche la celebre arpista Cecilia Chailly, la cantante Nair, la fisarmonicista Mary Salvato e la voce recitante di Marco Alemanno che incantera' gli ascoltatori con suggestivi racconti dedicati agli astri. A presentare il tutto la conduttrice Vanessa Galipoli. Infine, l'Orchestra di 24 archi diretta dal Maestro Beppe Donghia costruirà un'atmosfera sonora di grande impatto che, unita allo splendido scenario della Valle agrigentina, renderà unica la serata realizzata grazie al contributo della REGIONE SICILIA e organizzata da IL SESTANTE di Enzo Bellavia.

 

Sono dunque aperte le prevendite ai botteghini. Chi vorra' prenotare il proprio posto sotto al magico cielo stellato di agosto potra' farlo telefonando allo 0922 401129. Il costo dei biglietti e' di 39,90 Euro per l'intero e 29,90 Euro per il ridotto.

 

Maggiori informazioni ai siti www.ilsestante.net - www.teatrovalledeitempli.it

 

Ufficio Stampa locale:

Emerenziana Macchiarola

Cell 338 9023309

ufficiostampa@teatrovalledeitempli.it

 

Ufficio Stampa nazionale:

Elisabetta Castiglioni

Tel/Fax 06/3225044

Cell 328 4112014

elisabetta@elisabettacastiglioni.com

 

domenica, luglio 29, 2007

Francesco Venerucci - Live

C'è un musicista che vi consiglio di ascoltare, su disco per quanto riguarda il suo ultimo lavoro "Tango fugato", per la label Dodicilune, e dal vivo perché, magari salutandolo a fine concerto, scoprirete anche che è una persona simpatica e semplice, nel senso più raramente bello del termine. E' Francesco Venerucci, un pianista che fa una musica in cui le contaminazioni diventano, altro fenomeno raro, cosa diversa dal predenre pezzi di stili e metterli insieme, e piuttosto significano armonizzare culture e suoni diversi.
Ecco le date:

4 agosto 2007- Umbertide
Trio Alma de Tango

5 agosto  2007 ore 21
CIRCOLO RICREATIVO CULTURALE BROZZI - FIRENZE
SUMMER MOON
 VIA DI BROZZI 312 
presenta
Francesco Venerucci
piano solo
Per informazioni: s.moon07@yahoo.it
tel.3396666845

Venerdì 17 agosto 2007 oer 21.15
Festival Camogli in musica
Progetto " Classica in Paradiso"
Cenobio dei Dogi di Camogli (Ge)
Ensemble Lasiniensis 
guest Francesco Venerucci pianoforte
Prezzo biglietto 15 euro

Domenica 26 Agosto 2007-Portogruaro festival
Collegio Marconi ore 21
Tango suite op.33 
per Violoncello e Orchestra d'archi
direttore: Claudio Desderi

Venerdì 26 ottobre 2007-Auditorium della banca d'italia Roma
piano solo ore 18:00 


giovedì, luglio 19, 2007

UJ 07 - Keith Jarrett si SCUSA??? (peggio di Fonzie...)

"Avrebbe potuto dire la stessa cosa a New York o Parigi".
Il manager di Jarrett ha detto in una mail all'organizzazione di Umbria
Jazz, come riportato un po' ovunque in rete, varie cose tra cui questa
frase per esprimere il dispiacere di Jarrett per quanto "accaduto" -per quanto ha fatto accadere, più precisamente-.
Bene.
Che scuse significative...
Praticamente il problema non sta nel fatto che ha insultato una città.
Avrebbe insultato qualunque altra città, non offendetevi! Eventualmente Perugia è solo una città maledetta ma, per carità, come ce ne son tante, diciamo!
Messa così siamo completamente riappacificati! Che cuore d'oro!

Mah...

mercoledì, luglio 11, 2007

UJ 07 - Joe Locke

La grande musica di Milt Jackson proposta da Locke con quello che è stato anche il gruppo di Jackson stesso. Un'esperienza eccezionale per il musicista ma anche, decisamente, per chi in questi giorni ha vissuto l'ascolto di questo jazz. Lo spazio della rocca paolina si è rivelato un angolo caratterizzato da un'atmosfera speciale e molto da appassionati, con quella sala che si scaldava non solo dei troppi gradi ma anche e soprattutto del feeling con cui i musicisti l'hanno riempita. Locke ha suonato alla grande, sfidandosi in un ambito certamente non semplice per via dello scomodissimo paragone cui si è sottoposto; l'energia del suo suopnare ha reso i suoi concerti degli spazi davvero speciali lungo le giornate del festival.
Piccola -non tanto- e divertentissima annotazione: nel concerto di ieri sera, in apertura di seconda parte, probabilmente a seguito delle voci che giungevano dall'arena di S. Giuliana dove il divo Jarrett si inimicava la città, Locke si è avvicinato al microfono e con fare finto-serio ha detto "ho un messaggio per tutti quelli tra voi che hanno una fotocamera: USATELA! SENTITEVI LIBERI DI FARE TUTTE LE FOTO CHE VOLETE!". A volte basta poco per dare grandi lezioni.

UJ 07 - Keith Jarrett

Triste che, come dice l'organizzatore di UJ, in una stessa persona vonvivano quel modo di suonare e quel carattere.
Il concerto. Bravissimi. Basta. Non parlo più del concerto.
Jarrett è stato anticipato come sempre dal presentatore che ha ricordato a tutti come fosse assolutamente vietato ed inopportuno fare foto -Jarrett per contratto si riserva il diritto di smettere al primo flash-. Non è bastato. Ha avvertito minacciosamente, senza neanche salutare prima, che al primo "asshole" che avesse usato una "fucking camera" lui, Jack e Gary avrebbero immediatamente lasciato "questa città maledetta da dio" (che anche in assenza di spirito laico avrei scritto con la d minuscola a chiarire che Jarrett non ha certo titoli per parlare a nome di una divinità), rimarcando che "il privilegio è nostro, non suo" e che quindi ci conveniva non "aver speso soldi per niente". Non ero seduto ad un posto che avesse reso semplice l'andarsene senza crear danno ad altri, altrimenti l'avrei fatto subito. Sono invece uscito a fine primo tempo. Non andrò più ad un concerto del fenomenale pianista a meno che costui non chiederà scusa, cosa che per ora escludo. L'organizzazione di UJ ha comunicato stamattina che non chiamerà più Jarrett. Lo spero vivamente. Bisogna dare un segnale significativo a questi personaggi, la cui perfezione artistica non può esistere scissa dalla buona educazione. Il pubblico e la città insultati ieri sono gente che paga signori biglietti e un luogo ospitale che ha contribuito a dare fama al pianista, già dal 1974. Per quel che vale la mia opinione è il caso di smettere di andare ai suoi concerti.

martedì, luglio 10, 2007

UJ 07 - Stefano Bollani

Istrionico.
Oh.
A posto.
Ho fatto 'sta puntura. Ho detto istrionico a Bollani. Ora posso scrivere, ma questa va detta sempre. Se cercate bollani istrionico su ggogle compaiono duecentocinquantacinque pagine. Mica bruscolini. Quindi Facciamo così: Bollani è sitrionico, e pace.
Poi: concerto particolare, con un'orchestra d'archi (i solisti di Perugia) diretti da Mirko Guerrini e Bollani a far da protagonista di fatto. Fa tutto. Fa jazz, classica, battute, magie, giochetti, grnadissima musica. Eccezionale.
Potrei dire molte altre cose, ma facciamo che è istrionico.

UJ 07 - Enrico Rava Quintet

Serata di gran jazz italiano. L'apertura è per Enrico Rava, ormai leggenda vivente (viventissima) che ha portato a Perugia il suo quintetto, una band con gente che si chiama Andrea Pozza, gran pianista con un luminoso futuro davanti a sé e un presente già evidentemente bello, Gianluca Petrella, straordinario trombonista che il mondo idolatra (date un'occhiata alle classifiche di Downbeat) e che ieri ha come al oslito brillato in personalità, Rosario Bonaccorso, un po' in ombra al contrabbasso forse anche per via di un'acustica che lo ha penalizzato fortemente, e Roberto Gatto, maiuscolo sia come leader il giorno prima sia come coprotagonista qui con Rava. Gran jazz, poco da dire.

lunedì, luglio 09, 2007

UJ 07 - Doctror 3

Chi li conosce sa cosa andrà a trovare ascoltando un loro concerto. Chi non li conosce credo possa restare piacevolmente sorpreso dalla qualità di un trio in forma classica jazz che rivisita il pop e lo fa senza distruggere in nome dell'intellettualismo né rifare così com'è l'orginale. Oggi c'è stato spazio per De Gregori, Da Andrè, Bacharach, Red Hot Chili Peppers, Beatles e altro, per un'ora e un quarto di bella musica. Gli equilibri del trio, ormai consolidati da anni, vedono Danilo Rea ed Enzo Pietropaoli lavorare su armonie e melodie alternandosi spesso nel ruolo di guida del pezzo, mentre Fabrizio Sferra struttura l'intelaiatura ritmica ben più di quanto un batterista possa fare normalmente, disegnando una parte fondamentale del paesaggio sonoro che costituisce le canzoni e l'atmosfera con cui vengono proposte. Nel loro ambito siamo a livelli altissimi.

UJ 07 - Edmar Castaneda

Un trio.
E fin qui...
Jazz.
Eh, beh...
Arpa, trombone e batteria.
Ah.
Castaneda è colombiano, col sorriso colombiano, pantaloni orrendi di cui ometterei la nazionalità se la conoscessi, un'arpa nera con un suono diretto e quasi chitarristico in vari momenti. Parte con un samba, prosegue swingando. Che piacevole sorpresa. Compositivamente piacevole, ma il bello sta soprattutto nel sentire quello strumento stare benissimo in un contesto jazz. Da approfondire.

UJ 07 - Roberto Fonseca

E' grave se lo trovo un po' noiosetto?

UJ 07 - Richard Galliano

Ce l'ho fatta. Ci sono riuscito. Mi è piaciuto un concereto di Galliano. Sono soddisfazioni. Trovo che questo strepitoso esecutore stia alla perfezione quando, come ieri, sposta l'orientamento della sua musica verso una tradizione latino-americana virata jazz piuttosto che all'inverso. Quando il jazz è preponderante vengono secondo me a galla due aspetti: la caratura non mastodontica di Galliano compositore e un certo suonarsi addosso che rende gli assoli involuti. Quando invece come ieri sera c'è un quintetto che si chiama Tangaria le cose vanno diversamente. Tanta energia, una tecnica poderosa, un violinista eccezionale come Alexis Cardenas ed una sezione ritmica di tutto rispetto (soprattutto grazie a Clarence Penn alla batteria) e musica trascinante, composta e fatta di assoli ma in equilibrio. Finalmente.

UJ 07 - Roberto Gatto

Che bello il jazz italiano. Magari, questo sì, si insiste un po' troppo quando si parla di una via italiana al jazz ad ogni nota suonata; si dovrebbe essere un po' più realisti e smettere di vedere rivoluzioni ogni 4 minuti. E' però vero che ascoltare jazz italiano di grande qualità non è un'impresa. Gatto ha un quartetto interessante, con Luca Mannutza al piano, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Daniele Tittareli al sax. Il loro scegliere un repertorio di originali è stimolante, così come la scelta di proporre brani anche nuovissimi mai suonati assieme prima. Piccole cose che però è bello prendere come segni di una vitalità presente.

domenica, luglio 08, 2007

UJ 07 - Tierney Sutton Band

L'oratorio di Santa Cecilia è splendido anche per l'acustica. C'è una riverberazione appena accentuata, ma fa parte dell'atmosfera in cui ci si ritrova e quindi va bene così. Tierney Sutton canta molto bene, anche se tornare più volte sul songbook di Frank Sinatra dopo un po' lascia la sensazione di avere a che fare con "un'altra cantante jazz", cosa di cui il mondo è particolarmente pieno. E la Sutton non merita di esser confusa tra mille. Il gruppo suona molto compatto e fa venire voglia di insistere anche con loro nel chiedere più brani tirati, swinganti e bluesy come sono stati quelli che han costituito la parte più felice del concerto. Christian Jacob è un ottimo pianista, vi consiglio di ascoltare qualcosa perché... ha stile, ecco.

UJ 07 - ripensando ad Allevi

Qui sono 24 ore che non si parla d'altro, sembra che tutto il male e tutto il bene della musica italiana si chiami Giovanni Allevi. Al di là del chiacchiericcio, pur ampiamente presente, sono qui che rifletto e ri-rifletto sul concerto di ieri, che per me è il quinto di Allevi con i quattro romani a cui ho assistito finora.
Utilizzo la separazione un po' scherzosa e un po' no con cui Giovanni divide estimatori e detrattori della critica musicale e non in buoni e cattivi.
Mi sento decisamente coi buoni nel dire che in studio Giovanni è un fenomeno raro, un compositore che ha riportato la musica "alta" al pubblico, l'ha resa di nuovo popolare. Questo è un merito gigantesco. Emoziona migliaia di anime; nessun brano pop "commerciale", di quelli nati, cresciuti e morti per il mercato, è capace di dare così tanto, così a lungo e così diversamente da persona a persona. La musica che torna a dare emozioni forti e uniche per ciascuno è una gioia di cui ringrazio Giovanni.
Mi sento coi cattivi quando penso che Allevi sta esaurendo una fase, durata circa due anni, che dalla scoperta fino al trionfo è ora ad un passo dall'autocelebrazione, e deve portarlo presto a cambiare. Ora tutta Italia e più lo conosce per quelle sue melodie che sono, come ci siamo detti in passato, film; un film diverso per ogni ascoltatore. Bene. I concerti però sono tutti identici, e per quanto tempo potranno esserlo ancora? Giovanni ha mezzi potentissimi per fare praticamente qualunque cosa col pianoforte. Lo aspettiamo alle prossime prova, che sappiamo comprendere anche grandi progetti. E' importante che un artista come lui, con le sue doti gigantesche, cresca e non costruisca il proprio personaggio attorno a sé ora, altrimenti si rischia una calcificazione un po' precoce. Dal vivo è velocissimo e tecnico. Troppo, però. Parte delle emozioni straordinarie da vivere nei suoi CD vengono da quel suo tocco meraviglioso e carico di colori; perché mai lasciarne andar via così tanti a suonar veloce? In alcuni momenti è incomprensibile il motivo per cui accade, ma accade.
Continuo a reputare No Concept e Joy -per un mare di motivi- due grandissimi lavori, e chi ci legge da anni lo sa bene, visto che siamo statitra i primissimi a recensire i suoi dischi precedenti ed i primi in assoluto ad intervistarlo per No Concept assieme alla recensione del CD. Insomma, siamo degli insospettabili. Il futuro è da scoprire. Ti aspettiamo, Giovanni!

UJ 07 - Giovanni Allevi

Uno degli eventi di Umbria Jazz si è consumato ieri sera al Morlacchi. Allevi avrebbe riempito anche il doppio dei posti, vista la gente fuori e tutti quelli che al teatro non si sono neanche avvicinati -a parte qualche malattia last minute i biglietti non c'erano, semplicemente-. Solito schema, solite battute. Qualcuno comincia un po' a chiedersi se ci è o ci fa. I fans sperano tanto che Giovanni mantenga semplicità e schiettezza, e intanto ecco l'ennesimo gran live pieno di tecnica, tocco e suggestioni. In repertorio tutto Joy e due bis da No Concept. Dopo questo tour probabilmente Giovanni dovrà cambiare qualcosa ai suoi spettacoli, inserire "altro", qualunque cosa vorrà significare questo per lui, ma intanto è giusto e bello che si goda trionfi come quello di ieri. Continuo a non essere d'accordo, un po' contro la maggioranza dei presenti, col suo eseguire i pezzi dal vivo a velocità spesso sensibilmente superiori a quelle dei CD. Trovo che si perdano un mare di particolari non irrilevanti. La tecnica ne viene fuori esaltata, a parte piccole imprecisioni qui e lì, ma sento perdersi un po' di calore, che nel caso della sua musica è una perdita da considerare. Il tutto IMHO, come usa dire sul web.

UJ 07 - Dionne Warwick

C'è un metodo curioso ma funzionante per capire quando una musica che stai ascoltando è buona: provare ad immaginarla senza effetti, senza riverberi a chili, senza distorsioni "a palla", senza trentaquattro delay sovrapposti. Dionne Warwick e il suo gruppo suonano asciuttissimi, sono all'arena di S. Giuliana ma potrebbero essere in un club per il suond che producono. La Warwick canta senza sforzi, un po' perché è un'artista che sa bene fin dove può spingersi e dove non è (più) il caso di arrivare, un po' perché, sempre essendo un'artista, sa cosa fare esattamente per usare la sua voce come un affascinante strumento di entertainment, scopo che lei stessa dichiara in apertura di concerto. Poi ha un vantaggio non da poco: il suo repertorio si chiama Bacharach e Jobim. Un'ora e poco più (serata divisa in due parti con Henri Salvador a seguire) di pop ad alto livello di ricordi, con un timbro inconfondibile. TAnto, tantissimo mestiere, tutto prevedibile, show scirtto e intuibile dall'inizio; insomma, col jazz non c'entra nulla tutto questo, ed alla fine -o anche prima dell'inizio- si realizza che si tratta di un concerto che non può lasciare delusioni, per il semplice fatto che questo ci si aspetta e questo c'è, al livello atteso, piaccia o no. Nel suo genere un riferimento assoluto.

UJ 07 - Giovanni Tommaso

Il grande contrabbassista riprova a fare una musica "un po' Perigeo" (non tantissimo) con il quintetto Apogeo. Un jazz ricco e vitale in cui il nostro, sempre accompagnato dal sound carnoso e denso del suo strumento, è alla testa di un gruppo di giovani interessantissimo, formato da Claudio Filippini al piano, Daniele Scannapieco al sax, Bebo Ferra alla chitarra e Antony Pinciotti alla batteria. Presonalmente ho avuto impressioni contrastanti. La musica non sempre arriva al cuore, o alla pancia, fate voi. Passa un po' troppo spesso per la testa. Ferra ad esempio è bravo ed originale, ma a volte ho la sensazione di passaggi un po' freddini. Un'emozione forte è ascoltare Scannapieco: quando gli viene dato spazio per disegnare il brano si avvertono un paio di rimandi che fanno effetto, quelli ai signori Michael Brecker e Bob Berg. Bella musica d'insieme, comunque, con Filippini che si farà sentire in futuro e con un Pinciotti che dovrebbe forse crescere un po' di più in termini di dinamiche sui piatti, dove il discorso fila "un po' troppo" liscio. Comunque resta il fatto che il jazz italiano è una bella cosa da ascoltare, in varie salse.