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Artista/Gruppo: Vari
  Titolo album: -------  
  Etichetta: Egea Records  
  Web site: www.egearecords.it  
Recensore: Pier Luigi Zanzi

© Pier Luigi Zanzi per http://www.music-on-tnt.com

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Voglio raccontarvi di una label che sta percorrendo una strada sempre più personale e caratteristica. Egea è una casa discografica di Perugia che vi auguro di conoscere già (o vi invito a conoscere molto presto, collocatevi pure nel target di pertinenza…). C’è qualcosa di molto particolare nell’incontrare chi ci lavora e nel farlo proprio durante Umbria Jazz, in un contesto che parla una lingua già invitante di per sé e ancor più adatta per discutere di musica come questa. In quell’atmosfera, fatta di “tanti jazz” diversi, Egea traccia un sentiero sonoro da percorrere con rilassatezza, sempre nel segno della qualità.

Le ultime cose che ho avuto modo di ascoltare sono davvero splendide, per vari motivi; ve le accenno parlandone così, di passaggio tra la musica, perché credo che molto di quel che si ascolta vada solo introdotto e non costantemente commentato nel suo svolgersi, e qui credo di avere a che fare con un ottimo esempio a sostegno di questa sensazione.

Enrico Pierannunzi e Marc Johnson hanno realizzato Transnoche, un lavoro in cui piano e contrabbasso affrontano i territori del jazz più morbido con grande cantabilità e in un’atmosfera densa ed intima. La struttura classica tema-improvvisazione-tema si ritrova ma è trasfigurata in passeggiate notturne (che il CD sia stato registrato in alcune notti l’ho scoperto solo dopo) e l’invito al viaggio è irresistibile. Volendo dare dei riferimenti tanto per non essere troppo fumoso, sicuramente chi ha amato e ama Bill Evans (il pianista) troverà molto bello questo modo di addentrarsi in una composizione.

Lello Pareti, contrabbassista noto-ma-non-troppo, ha pubblicato il Circo, lavoro di grande pregio nel solco più marcatamente tipico della produzione Egea, tra improvvisazione, musiche popolari e strutture compositive “di peso” ma rese leggere da un uso molto sapiente e calibrato degli strumenti e delle pur notevoli doti tecniche in campo. Il crossing culturale (crossover non lo uso, per snobismo!) sembra davvero entrare in ogni porta sonora senza indugiare troppo nelle stesse stanze, per cui anche qui si va che è un piacere. Davvero bella la riproposizione di Bocca di rosa, vitale, fresca e rinnovata senza stravolgere nulla e con grande rispetto dell’originale: doti rarissime da ascoltare tutte insieme in una cover.

Danilo Rea è un musicista che sta suonando molto e in molte direzioni: in vent’anni potreste averlo ascoltato nella fusion dei Lingomania come nel mainstream jazz o con Baglioni, e anche la Sally cantata da Fiorella Mannoia parla anche attraverso il suo pianoforte. Con Lirico Rea affronta un tema non nuovo ma certamente non consueto e nel contempo affascinante e pericoloso: l’incontro fra improvvisazione di stampo jazzistico e opera lirica. Ce n’è davvero per tanti gusti, passando da Puccini a Bizet, con Bernstein, Ravel e altri grandi nomi. La musicalità con cui Danilo Rea viaggia tra le note e, in questo caso, tra i generi, è a mio avviso da tempo un punto di grande forza dell’artista, e viene qui esaltata da una materia prima di assoluta qualità, a partire dalla quale la musica scorre molto felicemente grazie ad una tecnica che riesce comunque a lasciare quasi sempre in primo piano la cantabilità delle linee melodiche. Davvero una prova di grande spessore, visto oltretutto che camminando per questi stretti percorsi i rischi di finire giù da una parte –il didascalismo- o dall’altra –l’intellettualismo- sono forti, come si può facilmente verificare ascoltando lavori giodato da questo tipo di scelte.

Non aggiungo altre parole. Provate ad avvicinarvi, se ancora non l’avete fatto, alla musica di questa etichetta; la veste grafica, costituita da elementi piuttosto uniformi per i vari lavori pubblicati, è una presentazione visiva coerente con quanto ascolterete, e le registrazioni sono sempre molto curate sotto vari punti di vista.