| |
Editoriale di Gennaio 2004
Un altro anno è andato, la sua musica è finita…
Rieccoci.
E’ ciclico anche questo nostro ritrovarci ogni anno, a guardare
indietro e chiederci come sia andata. L’ossequioso omaggio a Guccini
contenuto nel titolo, ora che lo leggo con tutt’altra lucida obiettività
a ben due righe di distanza, è anche un segnale -non so quanto
involontario- di una certa nostalgia, non necessariamente da gucciniano
DOC che purtroppo non sono, ma comunque palpabile man mano che i secondi
passano e io scrivo.
Sto ascoltando, guarda caso, un CD. Ormai ho deciso che si tratta del
più bel CD pop-rock italiano del 2003, assieme ad un altro, ma
tanto è un primo posto che ognuno assegna secondo criteri e gusti
personalissimi. Mi chiedo, piuttosto, da bravo consuntivatore (che sicuramente
non si può dire), se ci siano state novità musicali in questo
2003, il che sinceramente è già un ulteriore segnale, visto
che di solito mi chiedevo “quali” fossero state le cose nuove,
supponendo quindi che qualcosa di nuovo fosse di certo accaduto. Stavolta,
a quanto pare, la mia componente critica si è imposta…
Partiamo dai dettagli: capolavori se ne sono sentiti? Le risposte saranno
anche qui parecchio diverse nei modi e nei toni in funzione del fatto
che siamo persone con una storia diversa alle spalle, ma resta il fatto
che i nostalgici di una volta, quelli che si lamentano tuttora paragonando
i nostri tempi a quelli in cui gente come i Genesis radunava folle attorno
a concerti di buonissima musica, cominciano a non meritare per niente
risposte sulla musica che cambia, le novità che hanno bisogno di
sedimentare, il nuovo che avanza chiedendo d’esser compreso e cose
del genere; una grande composizione, al di là delle doti tecniche
che pure contano ma che in giro non sono svanite, resta tale secondo criteri
che vanno oltre i gusti, e di grande musica, nel senso di oggetto sonoro
contenente idee nuove, se ne vede e sente poca, non c’è che
dire.
Mi sono fatto la consueta scorpacciata di musica estiva in quell’evento
enorme che è Umbria Jazz. Il concerto più importante, secondo
moltissimi e secondo me, è stato quello del “colossus”
Sonny Rollins che a 73 anni ha divertito migliaia di persone suonando
alla grande; bel successo anche per la strepitosa reunion della Chick
Corea Elektric Band, senza John Patitucci ma con un Dave Weckl assolutamente
portentoso, leader quasi quanto lo stesso Corea. Bello davvero. Peccato
che 16 anni fa, al mio primo arrivo a Perugia per questa manifestazione,
l’evento sia stato l’intero festival, con Gil Evans presente
per una settimana a pennellare ulteriormente le sue idee sulla musica
per orchestra e in una serata contaminata con Sting, e poi Miles Davis,
che in quegli anni ’80 aveva dato un’ulteriore spallata al
jazz-rock (la prima, vale la pena ricordarlo, aveva completamente sfondato
la porta sul genere, che prima di lui di fatto non esisteva in senso strutturale).
A parte il fatto –fuori tema, qui- che reputo il divino Davis anche
un furbo nell’essersi scelto, per entrambe le spallate, compagni
di ventura in grado di assestare colpi spesso migliori dei suoi, a Umbria
Jazz come in tante altre manifestazioni si è sostanzialmente celebrato
l’esistente e soprattutto quanto del passato sia ancora in grado
di esistere, il che è molto bello –e nei casi citati è
stato davvero un’esperienza notevole-, ma se non si abbina ad un
presente aperto, ad una proiezione al futuro, lascia in bocca un sapore
buono ma conosciuto, con un sacco di concerti, CD e “nuove uscite”
che sanno di già sentito.
Insomma, oltre al fatto che ciascuno di noi possa avere trovato cose piacevoli
da scoltare… Niente di nuovo sotto il Sole? Che succede?
Allora: il mercato vive un crollo che ormai ha perfino una sua stabilità.
Sappiamo tutti cosa stia succedendo, ma divertiamoci lo stesso con l’elenco
delle motivazioni:
· I prezzi sono alti, al di là di promozioni che di fatto
riguardano nicchie di prodotti “finto-allargate” (ma quanti
saranno quelli che si comprano, per dire, il quartultimo CD di Grignani?
Con tutto il rispetto per il cantautore, intendo: parlo solo di questioni
asettiche relative a marketing, mode, prodotti, cicli di vita dei beni..
‘sta roba qui, insomma)
· Gli mp3 scaricati o condivisi se ne infischiano della chiusura
di un qualunque software peer-to-peer quando la tecnologia e la creatività
rendono possibile la nascita di altre metodologie di scambio; le connessioni
veloci oltretutto consentono di ampliare ulteriormente la possibilità
di fruizione di tutto ciò che si possa condividere –e tutto
questo aumenterà col tempo-
· il numero di “addetti” (artisti ma soprattutto produttori
e case discografiche) disposti ad osare è davvero basso; coloro
che appartengono a questa categoria sono di fatto un pezzettino di mercato
poco visibile e comunque riservato a chi, in un certo senso come loro,
osa e ha voglia di esplorare terre altre (negozi, siti web o semplicemente
scaffali poco frequentati)
A questo si aggiunge un mercato dell’hardware fatto di proposte
simili a quelle che i fast-food propongono (impongono? “Ancora”
no…) per il cibo: prodotti da mordere per quel che valgono, rabbrividendo
d’emozione perché il sub-woofer ti tira via l’orecchio
con un colpo di bazooka le cui armoniche risuonano nei satelliti dietro
la tua schiena da sinistra a destra –e se inverti i cavetti per
errore hai anche il fuoco incrociato!-.
Una delle conseguenze di tutto il pistolotto fin qui sbrodolato è
che la qualità musicale in senso lato interessa ad un numero di
persone sempre meno elevato. Non è una questioncina da puristi:
un hi-fi che suona bene ti educa, ti porta anche ad ascoltare con maggiore
attenzione, per dire, chi fa cosa, o come lo fa, o perché lo fa
in un determinato momento, e a godere di tutto questo. Ormai però,
si ragiona in giro, cosa te ne fai di un impianto ben suonante quando
per la maggior parte del tempo ci ascolterai mp3? Una bella spirale al
ribasso, su tutta la linea, che probabilmente nei calcoli di chi deve
guadagnare ha una sua utilità, portando i famosi consumatori a
comprare continuamente, visto che i prodotti aggiungono una funzione in
più ogni sei-tre-due mesi spacciandola per fondamentale e i CD
sono produzioni-meteora che stancano presto anche chi li acquista. Aspetteremo
il riempimento del settore home-theater per l’hardware e staremo
a vedere dove si andrà a parare; state pur sicuri che da queste
parti continueremo sempre a cercare e proporvi musica di un livello che
riteniamo superiore alla media, segnalandovi qualche sconosciuto autore,
qualche conferma e anche le delusioni, perché ormai di miti se
ne vedono crescere pochi.
I consigli di Music on TNT sono sempre gli stessi, che poi trovate anche
frequentando la mailing list (a cui siete TUTTI iscritti, vero? ;-) ),
ma riassumerli li rende un’unica possibile strada, che poi ognuno
costruisce per sé: non date retta asetticamente a pubblicità,
canali di informazione standard e qualunque fonte possa essere collegabile
a chi deve guadagnare su questo mercato; è comprensibile che per
costoro convenga vendere un milione di copie di uno stesso prodotto piuttosto
che impegnarsi a promuovere cento buone cose che poi incontreranno ciascuna
il gusto di mille persone (il prodotto non dà il risultato di un
milione, lo so... l’effetto pubblicità è moltiplicativo!
;-) ), ma la ricerca di una musica davvero capace di far vibrare le nostre
personali corde dà soddisfazioni infinitamente maggiori durante
l’ascolto e, per chi concede alla musica poteri “alti”,
ci regala anche un bel bagaglio interiore di cultura e curiosità
–coincidono? Fate voi…- da riempire, spendendolo, per tutta
la vita.
Ciao a tutti!
© Pier Luigi Zanzi per www.music-on-tnt.com |
|