Editoriale di Gennaio 2005

Parlare di ogni anno, ad ogni fine dell'anno, ha la potenza buona di un esercizio, la forza costruttiva del cercare belle ragioni da cui ripartire e situazioni da non ripetere, le quali tra l'altro in questo modo finiscono spesso per l'insegnarci quasi più del cosiddetto "buono" e spostano la percezione di "bene" e "male" così lontano dai nostri schemi che diventa il caso di piantarla qui e parlare di musica, cioè il motivo per cui state leggendo qui e non altrove.

L'esercizio suddetto, diciamolo, si fa ogni anno più complesso. Vorrei tanto scrivere che la complessità è dettata dall'articolatissimo e variegato mondo musicale che ci propone occasioni d'ascolto nuove e ricche ad ogni passo - il che è in determinati casi vero, ma ne parliamo dopo -; vorrei tanto dire ai miei 26 lettori - Manzoni lo supero di sicuro, no? :-) - che un negozio di dischi, fosse in rete o sotto casa, è una miniera di diamanti senza neanche la fatica di scavare - vero almeno in parte anche questo -: il punto è che, se vogliamo fare un discorso generale, se intendiamo per musica anche "il grosso" della musica, cioè tutto ciò che tra video, radio, vetrine e centri commerciali "intrattiene" l'audience media, il 2004 è stato un anno penoso, e ne promette a seguire altri probabilmente peggiori.

Cerco, come è nostra abitudine da queste parti, di documentare la mia opinione. Guardiamo il mercato, guardiamolo attraverso le classifiche, le promozioni tramite TV e negozi, osserviamolo ascoltando le canzoni che in maggior quantità entrano comunque nelle orecchie delle persone e ne accompagnano le giornate. Desolante. Trovare un'idea che faccia emozionare tra le note di un brano "famoso" è davvero complesso. Parlo, chiaramente, di un'analisi che non può - e, qui, non deve - essere "di pancia", ché queste sono sensazioni da lasciare a ciascuno di noi, e nessuno può dirci cosa sia una canzone bella o brutta da questo punto di vista. Parlo di un giro di accordi originale, parlo di una melodia con uno spunto inatteso, parlo di un testo che si stacchi dagli altri e ci porti almeno in un angolino inesplorato - ma andrebbe bene anche poco frequentato.. .-: vuoto pressoché totale. Gli U2 e i REM sono due "casi eclatanti 2004" del riciclare attorno al già sentito, restando piacevoli per chi li ama (e quindi, ripeto, non discuto i gusti personali) ma senza che vi sia qualcosina che faccia pensare ad un'evoluzione, che semmai è affidata tutta alla produzione.

Roba da stare allegri per Robbie Williams, che sforna ritornelli funzionanti e lo fa con la faccia giusta; roba da rallegrarsi, in fondo, per i Green Day, che fanno un disco acclamato da quasi chiunque come bellissimo quando si tratta di un piacevole make-up del punk-rock di tanti anni fa - ma un teen-ager che ne sa, e va bene anche così...-.

In questo ameno panorama di nulla ben presentato - e anche il ben presentato si fa tanto per dire: guardate Gwen Stefani... la nuova Madonna? Ma dai, siamo seri... :-) - c'è un pezzetto di 2004 da portar via con sé? C'è qualcosa del commercialmente noto che valga la pena d'esser ricordato fuori dall'anno andato? L'elenco è incompleto, chiunque ne sia l'autore, quindi mi lancio volentieri con un paio di cose che trovo rilevanti.

Il disco che scelgo è di Bjork, che con Medulla ha portato la sua musica ancora un passo più avanti, stupendo persino chi non ha mai smesso di amare quel suo stile ormai non più unico, viste le imitatrici. Se Medulla fosse stato inciso da un genietto col torto d'essere un nuovo arrivato nella musica avrebbe venduto assolutamente poco; è un disco per niente semplice, viscerale, melodico ma di una cantabilità obliqua, scarnificato dall'iperproduzione che questi anni hanno portato in tante musiche e che la stessa Bjork ha cercato e ottenuto con risultati diversamente affascinanti. Fare un disco che praticamente ricorre solo alle voci, farlo mettendoci dentro ritmo, pulsioni interiori, modernità ed essenza è un'impresa che pochi possono anche solo sognare di portare avanti con dignità. Bjork, forte dei soldini accumulati in altri grandi dischi, si è potuta permettere un salto ulteriore, uno spiazzamento più forte dei precedenti. Di questi tempi non è poco.

L'idea che scelgo non è nuova, ma per la prima volta è stata portata in Italia da un grande nome, che in questo caso è quello di Elio e le storie tese. I loro CD brulé hanno contraddistinto il loro tour e sottolineato, per chi proprio non avesse voluto vederlo finora, la loro bravura, la loro creatività e il loro saper stare nel mercato in un altro modo. In ogni concerto veniva registrata la prima ora, che poi veniva trasformata in centinaia di CD venduti a 12 euro a fine concerto. Non un live qualunque, ma proprio quello a cui si è assistito, con l'unicità di un disco a cui puoi legare ricordi e sensazioni tutte tue, con una qualità di registrazione davvero notevole -e gli interventi di editing, come potete immaginare, sono necessariamente pochini...- e l'ulteriore dimostrazione della grandezza di questi musicisti. Elio e le storie tese proseguono nell'intento di proporre un approccio nuovo e fuori schema all'acquisto, implementando sul loro sito un sistema di abbonamento tramite il quale diviene poi possibile scaricare l'intera produzione del gruppo, che a questo punto, forte del suo seguito e della fama costruita nel tempo, può cominciare a permettersi lo sganciamento dalle label e vendere quel che fa direttamente. In tempi di IPod e illegalità diffusa progetti come questo sono le strade da percorrere per vedere concretamente dove si possa andare.

Il resto somiglia a quanto diciamo da tempo sulla nostra webzine, che essendo fatta di passione può tranquillamente raccontare quel che sente di dire senza preoccuparsi di come far contento qualcuno: sempre più giovani ascoltano sempre più mp3 con un hardware casalingo sempre più di basso livello. Il pc ha sostituito lo stereo (nel senso di hi-fi) senza che nessuno, a livello di promozione "seria", si preoccupasse o si preoccupi di far vivere la qualità dell'ascolto come un'occasione per crescere apprezzando le cose belle. E sì che col pc si potrebbe tranquillamente arrivare a livelli almeno buoni nella qualità sonora, ma il problema è che lo si farebbe spendendo qualcosina di più per due diffusori che durerebbero qualche anno piuttosto che per decine di giochi ed oggetti da cambiare ogni semestre con gran gioia dei produttori, sicché il consumo si sposta proprio dove, per l'appunto, consuma, erode, brucia. Cosa resti non lo sa nessuno, visto che ci siamo attualmente dentro fino al collo.

Ogni anno cerchiamo di tirar fuori anche due o tre consigli, che poi ci fanno essere ripetitivi... non possiamo far altro che ribadire l'importanza di scelte consapevoli, autonome - non necessariamente anarchiche o "contro", ché diventa un obbligo pure quello -, lontane da quel che si promuove e vicine a quel che si ascolta. Fidatevi dei giudizi di cui potete constatare l'indipendenza, e comunque ricordatevi che pure quelli, venissero anche da un guru fenomenale, sono frutto di una mente maledettamente simile a tutte le altre nel suo essere quel che è e nulla più. Non stancatevi di conoscere musica oltre quella che già ascoltate, continuate ad essere curiosi dei suoni, di tutti i suoni, prima di sceglierli, perché la curiosità è una delle pochissime cose che possono portarvi dove non siete ancora stati, e viaggiare nella musica è un viaggio con pochi rischi: al più si becca una delusione e si impara per la prossima volta!

Buona vita, buon 2005 a tutti.

Vostro

uéPier

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