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© Alfonso Pone per http://www.music-on-tnt.com


 - Seconda serata - Considerazioni finali -
 

Reportage su Sanremo 2003

 

Introduzione di Alfonso Pone

Eccoci qui. Il vostro editore preferito, Gioachino Lorelli, Matteo Marini, David Baldassarri, Alino Stea tutti impegnati in quello che è il primo lavoro in Team di Music on Tnt. Tutti insieme ad ascoltare e recensire le canzoni del festival di Sanremo 2003. In passato non ci siamo mai occupati dei questa manifestazione, la ritenevamo vacua, insopportabile e vi confermo che continuiamo a non ritenerla rappresentativa del panorama musicale italiano. Il fatto è che piaccia o no, sia chi lo guarda che chi lo snobba ne parla a più riprese. Noi di Music on Tnt quest’anno abbiamo voluto parlarne e non snobbarlo proprio per evitare di fare gli snob. Lo stiamo guardando, non tutto ci piace ma facciamo in modo di non farci influenzare. Non c’è cosa peggiore che recensire una cosa mai sentita prima. E’ per questo che non posso non ringraziare chi si è messo nella scomoda posizione di giudicare senza conoscere in modo approfondito testi e canzoni.
Spero che operazioni come questa siano ripetute in futuro. Sono infatti le cose così organizzate che ci fanno sentire di far parte di una squadra di un qualcosa che faticosamente, costruiamo con le nostre mani.

Introduzione di Gioachino Lorelli

Ed eccoci, finalmente, alla “resa dei conti” ?: Il Festival e’ decollato e noi, da bravi, teniamo fede ai nostri impegni. Un minimo di cappello introduttivo penso sia d’obbligo, anche se noi, come Magazine Musicale, siamo interessati alla Musica e non alla cornice, come invece e’ costume per S.Remo. Che dire? E’ cambiato tutto, anzi nulla. Pippo, la Bruna e la Bionda (ad onor del vero un po’ più vitali dello scorso anno) il solito stacchetto “….waahhh wa wa’…..) a sottolineare, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la pochezza di Pippo Caruso………ma partiamo con il nostro compito, che e’ quello di parlare un po’ (dare un giudizio mi sembra prematuro e mi riservo di riascoltare le canzoni Giovedì e Venerdì) dei cantanti: Un Big ( anzi due) e due esordienti ( più o meno). Una cosa mi preme dirla e poi parto con le canzoni: Trovo criticabile la scelta di dedicare due minuti alla storia dei “Big” che tutti conosciamo, mentre ai giovani (per i quali magari sarebbe interessante sapere qualche notizia in più) ci si limita alla mera anagrafica…….scelte.

“I BIG”

Recensioni di Alfonso Pone

Anna Oxa – Cambierò –

Potrebbe essere molto più incisiva se si presentasse con una canzone che unisse alla sua voce, un testo e una base musicale di qualità. Questa canzone sembra fatta per piacere a tutti indistintamente e non mi sembra spiccare per un qualsiasi aspetto. Sinceramente a me non è piaciuta né la canzone né la sua interpretazione. In passato ha saputo fare di meglio.

Luca Barbarossa – Fortuna –

Delusione davvero cocente per me. Barbarossa in passato mi aveva abituato a canzoni non proprio festivaliere né tantomeno scontate e quest’anno invece si è lasciato inspiegabilmente andare. In alcuni passaggi ho avuto l’impressione di stare ad ascoltare “il bandito e il campione” di de Gregori. Il testo non è nulla di che, superfluo e privo di qualità. Un peccato davvero per un artista che ho sempre apprezzato.

Eiffel 65 – Quelli che non hanno età –

Sono il pugno in faccia di cui Sanremo ha bisogno. Sono totalmente fuori dal cliché amore-cuore-lacrima che imperversa tra le note sanremesi da una vita. Dance allo stato puro. Campionature sint e missaggi. Sono una ventata di novità in un panorama che in passato è stato sin troppo piatto e ripetitivo. Musica e testo che non ti aspetti quindi in un contesto del genere. L’unica domanda che mi pongo è il perché si sono messi a cantare in italiano quando cantando in inglese hanno sbancato in mezza Europa, mah mistero. Tra i migliori sinora.

Alex Britti – 7000 caffè –

Ah Alex Britti. Strepitosa la sua introduzione blues della canzone. Notevoli i duetti presentati in anteprima della sua esibizione con Ray Charles, Joe Cocker e la sua canzone interpretata da Mina. Britti è un controsenso per me. Nessuno può permettersi di contestargli una padronanza della chitarra notevole, ma molte critiche si possono muovere al cantante. Le sue canzoni sono sempre leggere, troppo leggere e, diciamocelo, insulse. Una tecnica come la sua meriterebbe ben altro e il blues “da strada” che ci ha fatto sentire è sintomo di un artista che se pensasse di più a cantare la musica che sa suonare produrrebbe delle perle, ma purtoppo si svende con delle canzonette. Alex pensa a suonare come sai e vedrai che anche i testi delle tue canzoni ne trarranno giovamento. In conclusione promossa a pieni voti la musica bocciato il testo della canzone. Sono curioso di ascoltare il cd che seguirà il festival, potrebbe magari contenere canzoni che non sono destinate a scalare le classifiche con semplicità, di conseguenza potrebbero essere ottime.

Cammariere - Tutto quello che un uomo –

Un momento, fatemi capire. Prima il bellissimo blues di Britti adesso un pezzo jazz, educato oserei dire alla Paolo Conte a Sanremo? C’è da non credere eppure è così. Cammariere riesce nell’intento di scrivere una bella canzone, completamente fuori dalla tradizione sanremese. Ascoltandolo sembra di essere in un locale fumoso della grande mela, appena illuminato da tenui luci e invece siamo sul palco scintillante di Sanremo, una lietissima sorpresa. Scommettiamo che sarà in lizza per il premio della critica?

Lisa –

La canzone di Lisa pur non brillando per originalità evoca atmosfere particolari, a me ricorda molto Enya. Buona la voce anche se non ha fatto sfracelli, posso tranquillamente affermare che melodicamente non è male. Da riascoltare con attenzione.

Fausto Leali – Eri tu –

Semplicemente vergognoso. La sua canzone somiglia a una canzone di Alicia Keys (song in A major mi sembra). Davvero deprimente e da dimenticare in fretta.

Recensione di Gioachino Lorelli

Enrico Ruggeri e Andrea Miro’ - Nessuno Tocchi Caino

Compagni di lavoro e di vita. Di Rouge ormai non occorre dire nulla……una vecchia volpe del Festival e un autore (ancor prima che cantante) dalla sensibilità estrema. Si devono a lui alcune delle pietre miliari della musica leggera italiana, cantate da lui o da altri interpreti. Tanto per fare un paio di citazioni: “E la luna busso’” “Quello che le donne non dicono” “Rien ne va plus” “Portiere di notte”. La sua sensibilità lo porta a muoversi con estrema sicurezza nel campo melodico, nella Ballad, anche se le sue incursioni nel “rock” più ritmato, sono sempre state positive. Andrea Miro’ e’ una brava musicista, polistrumentista con una qualche abilita’ compositiva, ma come cantante non mi e’ mai piaciuta molto. Nessuno Tocchi Caino….accipicchia……nel regno della cipria e del rifatto, del modellino nuovo da indossare per la prima e della parure di gioielli in bela vista, portare un argomento del genere richiede per lo meno una bella dose di coraggio e molta attenzione per non farlo diventare un manifesto spudoratamente politico. Rouge ce la fa alla grande. La canzone parte in stile inconfondibilmente Ruggeri, il testo e’ delicatissimo pur nella sua crudezza. La musica, da ballad all’inizio, con un po’ di ritmo nel refrain, adattissima all’atmosfera che si tende a creare. Andrea Miro’? Boh……probabilmente serviva per eseguire la canzone in forma di dialogo come prevede il testo, ma stilisticamente e’ troppo scollata rispeto ad Enrico, la trovo fuori posto e fuori contesto. Comunque cio’ non inficia l’esibizione che secondo me e’ stato uno dei momenti più alti ( a parimerito con Alex Britti) della serata di ieri. VVVai Rouge………..


Ok cari amici, per oggi e’ finita qui. Stasera ci sara’ la seconda tornata e poi via con I riascolti e non e’ detto che alcuni giudizi possano cambiare…..nel caso della Zanier me lo auguro di cuore, anche se la vedo duretta.

Recensione di Matteo Marini

IVA ZANICCHI - FOSSI UN TANGO

Sembra quasi un indulto quello che porta Iva Zanicchi di nuovo al Festival, liberata dalle catene televisive dopo vent'anni di frequentazione come presentatrice. Tre volte vincente, nel '67 con "Non pensare a me" in coppia con Claudio Villa,
nel '69 con "Zingara" in duo con Bobby Solo e nel '74 con "Ciao cara, come stai?", l'aquila di Ligonchio torna a calcare il palco dell'Ariston con il peso dei pronostici, che la danno tra le favorite.
Difficile poter affermare il contrario: il personaggio c'e', più mediatico che mai grazie agli anni di quiz sul piccolo schermo, la voce ce la ricordiamo potente ed estesa, il testo e la musica sono di quelli facili facili, che lasciano poco spazio alla critica e meno ancora alla fantasia.
Piuttosto l'avranno in qualche modo fiaccata qualche migliaia di televendite e 15 anni
alla corte del Cavaliere chiedendo alle casalinghe di Voghera se se il prezzo e' giusto???
Povera donna, chi in cuor suo puo' dire che ne sarebbe uscito indenne da cotanta dura prova??? E difatti per l'avvio dell'avventura festivaliera la Zanicchi si scorda a casa la voce. Ma suvvia, e' un dettaglio. Siamo al Festival o no? E percio' ci interessa il suo vestito nero-nero lungo-lungo, il suo new look con capelli a caschetto stile Valentina di Crepax, il siparietto con Pippo Baudo e con la Gerini che improvvisa un paio di passi di tango.
Poi comincia la canzonetta, a dire il vero ben costruita e confezionata, e pure bene interpretata da Iva. Invero il palco dell'Ariston non assomiglia ad una strada di Buenos Aires, anche se tre ballerini propongono qualche figura durante l'esibizione della Zanicchi. Eppure la musica scorre lieve, leggera: scordatevi le atmosfere di Gardel o le archittetture di Piazzolla, qui siamo su un altro piano, eppure piacevole. Insomma, la' in fondo al mondo ci sono l'oceano e le Pampas, qui da noi il Po e la pianura Padana, la geografia ci impone di accontentarci.
"Ero emozionata, mi e' rimasta la voce in gola" ammette alla fine dell'esibizione, riproponendo una strofa del ritornello finalmente da par suo. Non ti preoccupare, Iva, per vincere il Festival c'e' ancora tempo.

Matteo Marini
matteo.marini@fastwebnet.it

Recensione di David Baldassarri

Artista: Cristiano De Andrè
Canzone: Un Giorno Nuovo.

Cristiano sale sul palco visibilmente emozionato gli tremano le mani mentre parla con Pippo Baudo e inizia a raccontare degli amici del padre, mi è piaciuto quando ha iniziato a cantare “Oceano” canzone scritta dal padre e De Gregori in un’estate in Sardegna per rispondere alla continua domanda “perché Alice guarda i gatti” del piccolo Cristiano a Francesco, dentro di me pensavo adesso seguirà una bella canzone.
Sinceramente devo dire che ad un primo ascolto non è che mi abbia fatto balzare dalla poltrona per il capolavoro ma questo lo si vedrà in seguito dopo qualche altro ascolto, il testo lo ho trovato intenso e attuale, mi è particolarmente piaciuto questo passaggio

“Ti ho cercata da sempre al di là di ogni luce, nelle strade che vanno al cuore. Ti ho cercata nel mondo tra la guerra e la pace”

Per quanto riguarda la presenza sul palco, io avrei evitato il virtuosismo al violino anche perché non è che lo ho trovato necessario e fondamentale, comunque do un giudizio positivo l’emozione ci stava ed è normale che ci stia.

Buona la melodia e la cantabilità potrà essere la canzone vincente del dopo Sanremo, anche perché la canzone fa parte dell’album in uscita a marzo, «Un giorno nuovo – live in studio», che raccoglie la migliore produzione artistica di Cristiano De André junior in una travolgente versione live.

“I Giovani”

Daniele Stefani, Gianni fiorellino, Merola, Manuela Zanier, Patrizia Laquidara e gli Zurawski

Li accomuna il fatto di essere nuove proposte, giovani e con una voglia di affermarsi senza confini. Risultato? Si presentano a Sanremo con una serie di canzoni…. sanremesi. Nulla di nuovo e testi farciti di amore-cuore e consimili a tratti velati da un’apparenza rock (gli ultimi), ragazzi se volete davvero sfondare dovete essere un pochino più originali, di canzono così se ne sentono milioni.
(A. Pone)

Manuela Zanier: Perche’ me la sono scelta? Perche’ mi piace da matti, ha una voce bellissima e quel modo di cantare che hanno solamente I coristi, unici e veri cantanti in tutte le manifestazioni. Purtroppo per me ( e per voi ?) ieri sera la Signorina Zanier si e’ dimenticata di essere una cantante, di avere una voce che avrebbe potuto dare vita ad Amami, una canzone insignificante ( spero non se la sia scelta lei….). Per chi la ricorda come corista della Corrida nell’edizione dello scorso anno ( una di quelle 3 ragazze che cantavano nello spazio dedicato all’orchestra) ieri sera sicuramente sara’ parsa un’altra. Niente voce, niente musica niente testo……..andiamo bene.
(G. Lorelli)

Arriva Verdiana: 16 anni, biondina, carina? Boh……non importa. Look da ragazzina del liceo di quelle che vedi ogni giorno per strada. Chi sei non lo so. Non e’ il mio pensiero verso di lei, ma il titolo della canzone. Partiamo da un presupposto indispensabile: A 16 anni, a meno che non ci si trovi di fronte ad un fenomeno, la voce non e’ formata e nemmeno educata. Ci puo’ essere intonazione, ci puo’ essere un’idea di timbro, ma basta. Si spera quindi che la canzone sia degna di nota. Speranza vana………ci troviamo di fronte al solito’ cliché’, di canzone che partre in sordina per poi tentare di esplodere nel finale, in un crescendo continuo…..se ce ne fossero I presupposti. La canzone e’ assolutamente insignificante, sia come testo che come musica. In compenso la bambina e’ presuntuosa e tenta di lanciarsi in “virtuosismi vocali” ( sempre quelli poi, se si ascolta con attenzione) fino ad arrivare al “climax”, dove ( devo riascoltare) forza in maniera orribile un paio di note acute che proprio non le appartengono. Io credo che a 16 anni, una farebbe meglio a pensare agli studi e lasciare il canto ad altri. A mio parere assolutamente insufficiente
(G. Lorelli)