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© Alfonso Pone per http://www.music-on-tnt.com


Prima parte - Considerazioni finali -
 

Recensioni di Alfonso Pone:

Ieri sera come potrete constatare qui, ho notato e scritto che le canzoni di Fausto Leali e Luca Barbarossa somigliavano in modo imbarazzante a delle canzoni anche molto note.

In particolare Barbarossa si è chiaramente (?) ispirato a "il bandito e il campione" di De gregori, mentre l'inossidabile Fausto Leali ha tratto giovamento da "Fallin" di Alicia Keys e da una canzone di Mina per la sua Eri tu. Ebbene striscia la notizia ha riportato le mie stesse impressioni mettendo impietosamente in risalto le somigianze, certamente accidentali (:-P), delle canzoni sanremesi con le altre. Quello che mi mette in imbarazzo è il fatto che i cantanti credono di far passare per loro delle melodie che loro non sono affatto con la presunzione di pensare che, tanto, i telespettatori non se ne accorgono.

Ebbene i telespettatori, almeno alcuni se ne sono accorti e, credo, si sono pure stufati. Un consiglio? Originalità please.

Alexia - Per dire no -

Una delle cose che mi piace di questa ragazza è la grinta che mette nelle canzoni che canta. Anche se quella di quest'anno è più consona alla manifestazione Alexia riesce a mantenere un suo stile e una sua linea melodica. A dire il vero le riconosco molte somiglianze (nel modo di cantare) con A. Franklin, cantante che la piccolina da come imposta il canto dimostra di conoscere bene. Senza dubbio la sua è la canzone d'amore che maggiormente mi è piaciuta.

Negrita -

Con molto mestiere camuffano una canzone senza alcuna qualità che altrimenti avrebbe fatto vergognare qualcuno. Si atteggiano molto a band di successo (cosa che sono) ma senza badare alla qualità del brano proposto. Complimenti ragazzi, è il modo migliore di farsi mandare a quel paese dai fan, continuate così.

Recensioni di Gioachino Lorelli:

Anna Tatangelo e Federico Stragà - Volere Volare -

Potrebbe essere il desiderio della giovane Anna, ma non le sono ancora spuntate le ali. Dopo la sua affermazione dello scorso anno, non abbiamo avuto più il piacere (?) di sentire come se la cava da sola, in quanto la sua performance estiva si è limitata ad un duo (ancora) con il Giggi nazionale. Una presentazione ambiziosa – riproporre alcuni dei successi di Giorgia, Eros Ramazzotti, Laura Pausini - per una ragazzina dalla vocetta querula e nasale, dagli acuti forzati . Una canzoncina di nessuna pretesa. Federico Stragà, cantante di ben altra levatura, appare troppo sacrificato nella parte del salvagente: A mio parere e’ lui il protagonista. Ben altra sensibilita’, ben altra voce ( in alcuni passaggi ricorda il Fossati piu’ intimista). Un duo del quale non si capisce il motivo di esistere. Una cantante che farebbe meglio a dedicarsi ad altro e Stragà che avrebbe potuto benissimo correre da solo con maggiori possibilità di piazzamento.

Antonella Ruggiero - Di un amore -

E’ una delle più belle voci femminili nel panorama leggero italiano. Sulla scena da anni, prima con i Matia Bazar, poi da sola, ad esplorare nuovi territori della vocalità, nuove esperienze. Si presenta sul palco con un percussionista etnico e con uno strumento “che non sa nemmeno lei come si chiama” (semplicemente un cordofono, una specie di Dulcimer armonico, suonato però con delle spazzole invece che con le mani) a proporre, anche se in modo abbastanza piacevole, quello che Lisa Gerrard propone da sempre con molta più maestria. Poi tocca a lei. Anche se la voce non e’ quella di un tempo, la classe c’e’ tutta, cosi’ come interpretazione e pathos. Purtroppo manca la canzone. D’altronde non e’ colpa sue se con troppi anni di anticipo ha presentato una canzone come Vacanze Romane e certi ricordi, portati a paragone, pesano come macigni. Di un amore, è il classico prodotto Sanremese, condito da qualche effetto speciale della regia, ed “elevato” dall’interpretazione di un’artista che si discosta anni luce dalla media.


Giuni Russo - Moriro’ d’amore -

Purtroppo e’ ricordata solo per “Un’estate al mare” e “Cha cha cha della limonata”, motivetti da Hit Parade che non rendono assolutamente giustizia a questa artista. Bisognerebbe sentire cosa riesce a fare nelle sue serate a teatro per rendersi veramente conto delle sue doti. Ieri sera, inserita in un contesto come quello di S.Remo (che quest’anno ha strizzato l’occhio allo zecchino d’oro, e, per quello che riguarda le nuove proposte, ha pescato i nomi dal sacchetto della tombola, visti i risultati...) non e’ potuta, o non ha voluto, decollare, anche se la canzone, con gli arrangiamenti di Colombo e Battiato, era molto interessante e probabilmente la meglio arrangiata di quelle sentite fino a quel momento. Troppo cerebrale per un pubblico che ha tributato un applauso scrosciante a Bobby Solo & Little Tony, che si sono esibiti nell’imitazione di se stessi ed i i quali, probabilmente, avranno un mancamento quando diranno loro della morte di Elvis.....
Avrei voluto tesserne le lodi in modo sperticato, ma mi devo limitare.Interpretazione molto sentita e raffinata, con il solo difetto di aver lasciato solamente intuire le sue capacita’ vocali. Per chi non la conosce bene, e’ stata una esibizione, come direbbe Famiglia Cristiana, senza lode ne infamia. Peccato

Recensione di Matteo Marini

Amedeo Minghi – Sarà una canzone

E’ un Minghi classico quello che vediamo in questa edizione del Festival, meta’ artista di talento, meta’ sempre un po’ troppo clone di se stesso. Negli ultimi anni ha proposto piu’ che altro lavori per il cinema e la tv, fiction e lavori teatrali, e soprattutto un lunghissimo tour che ha portato in giro per tutta Europa un musical sull’amore tra Giuseppe e Anita Garibaldi. La sua rentree a Sanremo ci consente di riascoltare le sue sonorità, con una costruzione musicale a dire il vero piatta e un po’ troppo scontata, ma contando su un testo interessante, non tanto nel tema, quanto nello svolgimento. L’interpretazione di Minghi non e’ memorabile, ma l’esperienza lo salva dalla mediocrita’.

Recensione di David Baldassarri

Syria - L’amore è -

E’ stata un’altra lunga serata Sanremese iniziata con due coppie che facevano finta di cantare le canzoni di Amedeo Minghi e proseguita con gli “ Old Style Ciuffazzo’s” (Bobby Solo e Little Tony) ad un certo punto arriva una ventata di freschezza si proprio così, entra Syria solare come sempre, nasconde molto bene l’emozione che trasuda quando si mette al pianoforte a cantare e suonare la canzone che ha scritto per la figlia Alice quando era in dolce attesa.

La performance la ho trovata in generale di ottima qualità, buono il testo di Lorenzo Cherubini, curioso era il Fischietto con lei sul palco ma devo dire molto originale.
Una melodia piacevole e facile da ricordare, la canzone è a mio avviso molto radiofonica, sicuramente non vincerà Sanremo ma avrà un buon successo al botteghino e la sentiremo molto alla radio.

Unico appunto alla performance l’abbigliamento per quanto riguarda il resto complimenti una bella canzone, orecchiabile fresca e giovane.

Recensioni di Alino Stea

FESTIVAL DI SANREMO 2003
DUE PAROLE DI PREMESSA…
Se la memoria non mi inganna, erano di certo una decina anni che non seguivo più (volontariamente) Sanremo: è una manifestazione che non mi dice nulla musicalmente, insopportabile nella sua sbandierata mediaticità e fastidiosissima per il suo insopprimibile puzzo di finto.
Ma il nostro caro direttore Alfonso può tutto, anche convincermi a seguire questo baraccone e a recensire pure qualche derelitta ugola e qualche mortificante ammasso di note.

Prima serata


La prima serata l’ho seguita per onor di firma, visto che le canzoni che devo recensire, erano collocate nella seconda.
Però devo confessare che stavo per spegnere tutto e andarmene quando gli improvvidi presentatori (lodi alla bellezza di Serena Autieri e Claudia Gerini e strali all’antipatia cosmica di Pippo Baudo!), presentando la Oxa e ricordandone le prodezze passate, dissero: “nel ’78 Anna Oxa portò il punk in Italia con la sua esibizione sanremese.”
Certamente!
Il punk portato in Italia dalla Oxa: mio Dio, se cominciamo così, aiutaci tu!
Delle canzoni della prima serata mi sono piaciute “7000 caffè” di Alex Britti e “Nessuno tocchiCaino” di Ruggeri e della Mirò.
Due paroline, infine, sull’esibizione di Peter Gabriel: chi mi conosce sa quanto io ami questo artista, però, che tristezza vederlo galleggiare in quella palla rimbalzante, sforzandosi, a mò di guitto, di convogliare l’attenzione su di sé: la canzone presentata, “Growing up”, tralaltro, è una delle peggio riuscite di “Up” e così la frittata è completa.

Seconda serata


Aldilà dell’atmosfera sempre più finta e opprimente, due splendide interpretazioni (più che le canzoni) hanno illuminato la serata: “Per dire di no” di Alexia e “Di un amore” di Antonella Ruggiero.
Mi riservo un ascolto più attento riguardo questi due brani.
Arriviamo alle tre canzoni che il mio masochismo mi ha condotto a scegliere: “Non si cresce mai” di Bobby Solo e Little Tony, “A storia ‘e nisciuno” di Nino D’Angelo e, tra le nuove proposte, “Un piccolo amore” di Alina.


Bobby Solo e Little Tony - Non si cresce mai –

Non è per fare i preveggenti, ma me l’aspettavo: presentazione alla ‘Elvis’, tre o quattro ammiccamenti che già nelle balere di trent’anni fa facevano sorridere e poi via all’obbrobrio.
Oddio: la canzone non è brutta, ma neanche bella, in parole povere non significa assolutamente niente.
E’ immersa totalmente in sonorità rockandrolleggianti fine anni ’50 con un chitarrone che fraseggia in sottofondo alla Gene Vincent, mentre l’interpretazione dei due ‘riesumati’ ha la stessa efficacia di quella di un ipocondriaco che dorme.
Little Tony pare non vedere l’ora di scapparsene, mentre Bobby Solo si agita per contratto e per mancanza di ritegno; il testo, inutile dirlo, è agghiacciante nella sua ovvietà.

Nino D’Angelo - A storia ‘e nisciuno –

Si è messo a fare l’artista serio, canta canzoni ‘impegnate’ e tutti lo osannano: si, vabbè, ma l’imprimatur è quello di sempre.
Il brano ha un suo innegabile spessore strumentale (spessore sempre in riferimento ai trascorsi alla Gigi d’Alessio…) e l’interpretazione del Nino è partecipe e, a tratti, coinvolgente.
Ma il tutto sembra rifarsi ancora (voglio ancora risentirla, però) agli schemi della sceneggiata napoletana, sia pure aggiornata.
Il testo parla di un camorrista che si pente (non in senso giuridico, ma etico) delle sue malefatte.

Giovani

Recensione di Gioachino Lorelli

Marco Fasano - E’ Gia’. Ma chi e’? - Viene veramente difficile parlare dei giovani di quest’anno. Fin che si tratta di Maria Pia di Saranno Famosi, uno capisce tutto e si mette il cuore in pace, ma questo e’ stato selezionato dall’accademia di musica di S.Remo, una scuola che ha la pretesa di essere fucina di nuovi talenti........Se fosse solamente un giovane cantautore, si potrebbe essere anche indulgenti e dargli tempo per maturare, ma essendo un “prodotto” dell’accademia, selezionato, per di piu’, non si puo’ prescindere. Assolutamente Negativo

Recensione di Matteo Marini

Jacqueline Maiello Ferry – Vicina e lontana

Si presenta con le migliori intenzioni Jaqueline all’appuntamento sanremese. Gia’ corista di Alex Britti e in alcuni cori gospel, protagonista del musical “West Side Story” diretto da Gigi Proietti, chitarrista, la Ferry cade pero’ nel piu’ classico degli errori: scrive una canzone sanremese. E allora si racconta “vicina e lontana”, la sua “follia e’ lucida” mentre “il mondo le gira intorno”, e rimane “rinchiusa nella sua stanza” a pensare il suo perduto amore. Di cotanti meravigliosi testi ne farà presto un cd. Consigliato l’ascolto in auto, ma solo se state cambiando una gomma bucata in autostrada mentre piove.


Dolcenera - Siamo tutti là fuori

Leccese, uno scricciolo nero piena di energia molto in stile Alexia, Dolcenera propone all’ascolto un pezzo orecchiabile, leggero ma ben costruito. La voce trema piu’ volte, per l’emozione, e all’inizio del pezzo viene in mente il Ramazzotti di Terra promessa. Suona anche il piano, la ragazza, ma si mantiene ben ferma all’interno della stessa ottava per tutta la durata del brano, e non si puo’ darle torto se a Sanremo effettivamente non si capisca a cosa servano tutti quei tasti bianchi e neri. Poi si alza e riesce anche a coinvolgere. Da risentire.

Recensione di Alino Stea

Alina - Un piccolo amore –

Quando scelsi questa cantante, non sapevo minimamente chi fosse: mi attrasse soltanto la quasi omonimia col mio diminutivo.
Ieri sera scopro che il personaggio in questione è una bambina di dodici anni: bè, io per principio sono contrario a far partecipare a queste manifestazioni dei bambini, però, come volevasi dimostrare, la mia quasi omonima è una specie di automa.
Canta con bella autorità, dimostra padronanza della situazione, ha buone doti vocali (da affinare e lasciar maturare, ovviamente) e si lancia anche in qualche piccolo virtuosismo: il brano è ipermelodico e in pieno stile sanremese, ma ha una linea melodica non banale.

Impressioni di Alfonso Pone

I giovani neppure li cito. Sono la delusione più cocente. Ragazzi che vengono dal nulla dovrebbero dimostrare di avere qualcosa da dire per imporsi e raggiungere la notorietà. Questi si sono solo imparati la filastrocca e cercano di recitarla (male). Tornate a casa e cambiate mestiere, ne guadagnerete in soddisfazioni!