Considerazioni
di Lorelli Gioachino
Finalmente una serata di Relax.
Sulle canzoni ho già scritto, perciò, a meno di sconvolgimenti
sismici, mi “godo” in santa pace lo spettacolo senza lo sforzo
di dover memorizzare l’evento per poterlo poi descrivere. E lo spettacolo
c’e’ subito, fin dall’inizio: Una Juventus che, con
I bambini del Gaslini ha veramente commosso. Lasciando fuori per una volta
la fede calcistica, bisogna dire che queste sono le cose che vorremmo
vedere spesso. Ma passiamo alla musica:
Una prima considerazione: Lungo, troppo, terribilmente, noiosamente, irritantemente
lungo. A mezzanotte avevano cantato poco più della metà
dei concorrenti. Non e’ possibile. In ogni caso, le canzoni scorrono.
I valori in campo sono quelli che avevamo gia visto nel corso delle prime
due serate. Tutti sono più rilassati ed in questo modo, chi ha
veramente qualcosa da dire e’ in grado di farlo con molta più
scioltezza. Chi non ha nulla da dire, invece, riesce, se possibile, a
fare peggio della prima volta. E’ il caso di Iva Zanicchi, che non
per niente si trova all’ultimo posto, e’ il caso di Bobby
Solo e Little Tony, che a questo punto, potrebbero proporsi per la sigla
di un’eventuale nuova serie di “Love Boat”, e’
il caso di Anna Tatangelo, che ha proprio sbagliato mestiere ed oltretutto
ha dei produttori che non capiscono un accidente di musica se le hanno
fatto cantare una canzone fuori della sua estensione vocale. Tra quelli
che hanno avuto una Marcia in più, invece, Alex Britti, con l’intro
della sua canzone di un virtuosismo pazzesco, anche se, nella foga di
una glissata, si e’ fatto male alla mano…….., Giuni
Russo che finalmente ha fatto sentire cosa significa avere voce, così
come Antonella Ruggiero. Cammariere, che ha cantato e suonato benissimo,
e non si e’ risparmiato una critica ai tecnici del suono per rumori
e casini vari che aveva in cuffia “ Un vero delirio” ha detto.
La classifica provvisoria rispecchia secondo me abbastanza bene la situazione.
Erano da aspettarsi la Russo e la Ruggiero nella zona di mezza classifica:
Troppo colte e raffinate per questa manifestazione. Nella stessa ottica
festivaliera, e’ comprensibilissima la presenza a fondo classifica
degli Eiffel 65 e di Negrita. S. Remo non e’ una manifestazione
da Dance. Non mi spiego, invece, Alexia in testa. La canzone e’
bellina, lei canta abbastanza bene, ma nulla di che……ah…dimenticavo…certo:
E’ la vincitrice annunciata, non poteva essere diverso, quindi,
il suo piazzamento. Un paio di cose da sottolineare:
In un momento come questo, arriva ospite la nipote di Ghandi e la si tratta
come una pezza da piedi….OK il premio, ma poi finito li. Usata per
presentare Panjabi MC che, molto onestamente, mi hanno fatto una testa
così. Non ce la faccio più ad ascoltarli.
Sharon Stone che si mette a
fare la sacerdotessa new age….ma ci faccia il piacere…..Rispetto
la persona che ha lottato contro la malattia, ma poi non dobbiamo iniziarne
il processo di beatificazione. Penoso poi il ballo assieme a Pippo, che
non perde occasione per non risparmiarsi figuracce.
Concludo con quella che secondo
me e’ stata la vera grande rivelazione della serata. In barba a
tutti I cliché insulsi, a tutti I luoghi comuni, ci e’ voluta
una Carla Bruni per dare lezione di stile e di umiltà. La canzone,
poi, a me piace molto. Un Brava meritatissimo. Bene: Questa sera la parte
più dura. I giovani in gara con il primo vincitore e non credo
occorra essere Giucas Casella o Il Mago di Arcella per pronosticare che
sarà Alina…… ci riuscirebbe anche il mago Casanova.
Comunque, visto il livello, uno vale l’altro….che tristezza.
Considerazioni
di Alino Stea
QUALCHE RIFLESSIONE
IN MARGINE AL FESTIVAL
A mio parere il festival di Sanremo è l’esempio più
evidente di come, ancora oggi (o forse ancora di più oggi) la canzone
pop (canzone rock mi sembra un’esagerazione decisamente fuorviante),
almeno in Italia, sia ineluttabilmente imprigionata nel ghetto dorato
dell’intrattenimento senza alcuna pretesa di validità culturale
e, benché meno, artistica.
Per altre arti, prendiamo ad esempio il cinema, i festival (Venezia, Cannes,
Berlino) sono un momento alto, a cui i registi più famosi e validi
si piccano di parteciparvi perché è un momento di gratificazione
e nobilitazione dei loro sforzi creativi.
Al festival di Sanremo accade invece l’esatto contrario: i veri
big della canzone italiana si sono sempre rifiutati di parteciparvi (solo
nel ’90, se non ricordo male, vi parteciparono i Pooh, ma solo previa
certezza ‘nero su bianco che avrebbero vinto – cosa che puntualmente
accadde) e già questo inficia il tutto.
Inoltre sembra quasi che ci sia un tacito accordo tra i big partecipanti
(che altro non sono, da sempre, che il profondissimo sottobosco del mondo
canzonettistico italiano) a presentare brani privi della benché
minima pretesa di originalità, di creatività, di novità
(prova ne sono le standardizzazioni arrangiative, ritmiche e armoniche
di tutti i brani, per tacere addirittura dei palesi plagi che, puntualmente,
ogni anno, vengono evidenziati): tutto questo con l’unico scopo
(oltre quello economico, che mi sembra comunque abbastanza velleitario)
di continuare a relegare la canzone italiana (che non è quella
di Sanremo, ma che a tutti, discografici per primi, fa comodo far credere
e credere che lo sia) nel ghetto del puro intrattenimento fine a se stesso.
Spesso negli anni, a riprova di questo tremendo assunto, ho sentito tantissimi
esperti del settore farsi e darsi forza citando Edoardo Bennato: “anche
lui, che faceva tanto l’impegnato, alla fine riconosceva che erano
e sono solo canzonette”.
Certamente!
C’è solo un piccolo problema: quella canzone di Bennato era
intrisa di un qualcosa che oggi, nell’era dell’audience, del
profitto selvaggio e del puro ‘appaio quindi sonò, in molti
sembrano ignorare: l’ironia.