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© Alfonso Pone per http://www.music-on-tnt.com


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Considerazioni di Lorelli Gioachino

Finalmente una serata di Relax. Sulle canzoni ho già scritto, perciò, a meno di sconvolgimenti sismici, mi “godo” in santa pace lo spettacolo senza lo sforzo di dover memorizzare l’evento per poterlo poi descrivere. E lo spettacolo c’e’ subito, fin dall’inizio: Una Juventus che, con I bambini del Gaslini ha veramente commosso. Lasciando fuori per una volta la fede calcistica, bisogna dire che queste sono le cose che vorremmo vedere spesso. Ma passiamo alla musica:
Una prima considerazione: Lungo, troppo, terribilmente, noiosamente, irritantemente lungo. A mezzanotte avevano cantato poco più della metà dei concorrenti. Non e’ possibile. In ogni caso, le canzoni scorrono. I valori in campo sono quelli che avevamo gia visto nel corso delle prime due serate. Tutti sono più rilassati ed in questo modo, chi ha veramente qualcosa da dire e’ in grado di farlo con molta più scioltezza. Chi non ha nulla da dire, invece, riesce, se possibile, a fare peggio della prima volta. E’ il caso di Iva Zanicchi, che non per niente si trova all’ultimo posto, e’ il caso di Bobby Solo e Little Tony, che a questo punto, potrebbero proporsi per la sigla di un’eventuale nuova serie di “Love Boat”, e’ il caso di Anna Tatangelo, che ha proprio sbagliato mestiere ed oltretutto ha dei produttori che non capiscono un accidente di musica se le hanno fatto cantare una canzone fuori della sua estensione vocale. Tra quelli che hanno avuto una Marcia in più, invece, Alex Britti, con l’intro della sua canzone di un virtuosismo pazzesco, anche se, nella foga di una glissata, si e’ fatto male alla mano…….., Giuni Russo che finalmente ha fatto sentire cosa significa avere voce, così come Antonella Ruggiero. Cammariere, che ha cantato e suonato benissimo, e non si e’ risparmiato una critica ai tecnici del suono per rumori e casini vari che aveva in cuffia “ Un vero delirio” ha detto. La classifica provvisoria rispecchia secondo me abbastanza bene la situazione. Erano da aspettarsi la Russo e la Ruggiero nella zona di mezza classifica: Troppo colte e raffinate per questa manifestazione. Nella stessa ottica festivaliera, e’ comprensibilissima la presenza a fondo classifica degli Eiffel 65 e di Negrita. S. Remo non e’ una manifestazione da Dance. Non mi spiego, invece, Alexia in testa. La canzone e’ bellina, lei canta abbastanza bene, ma nulla di che……ah…dimenticavo…certo: E’ la vincitrice annunciata, non poteva essere diverso, quindi, il suo piazzamento. Un paio di cose da sottolineare:
In un momento come questo, arriva ospite la nipote di Ghandi e la si tratta come una pezza da piedi….OK il premio, ma poi finito li. Usata per presentare Panjabi MC che, molto onestamente, mi hanno fatto una testa così. Non ce la faccio più ad ascoltarli.

Sharon Stone che si mette a fare la sacerdotessa new age….ma ci faccia il piacere…..Rispetto la persona che ha lottato contro la malattia, ma poi non dobbiamo iniziarne il processo di beatificazione. Penoso poi il ballo assieme a Pippo, che non perde occasione per non risparmiarsi figuracce.

Concludo con quella che secondo me e’ stata la vera grande rivelazione della serata. In barba a tutti I cliché insulsi, a tutti I luoghi comuni, ci e’ voluta una Carla Bruni per dare lezione di stile e di umiltà. La canzone, poi, a me piace molto. Un Brava meritatissimo. Bene: Questa sera la parte più dura. I giovani in gara con il primo vincitore e non credo occorra essere Giucas Casella o Il Mago di Arcella per pronosticare che sarà Alina…… ci riuscirebbe anche il mago Casanova. Comunque, visto il livello, uno vale l’altro….che tristezza.

Considerazioni di Alino Stea

QUALCHE RIFLESSIONE IN MARGINE AL FESTIVAL
A mio parere il festival di Sanremo è l’esempio più evidente di come, ancora oggi (o forse ancora di più oggi) la canzone pop (canzone rock mi sembra un’esagerazione decisamente fuorviante), almeno in Italia, sia ineluttabilmente imprigionata nel ghetto dorato dell’intrattenimento senza alcuna pretesa di validità culturale e, benché meno, artistica.
Per altre arti, prendiamo ad esempio il cinema, i festival (Venezia, Cannes, Berlino) sono un momento alto, a cui i registi più famosi e validi si piccano di parteciparvi perché è un momento di gratificazione e nobilitazione dei loro sforzi creativi.
Al festival di Sanremo accade invece l’esatto contrario: i veri big della canzone italiana si sono sempre rifiutati di parteciparvi (solo nel ’90, se non ricordo male, vi parteciparono i Pooh, ma solo previa certezza ‘nero su bianco che avrebbero vinto – cosa che puntualmente accadde) e già questo inficia il tutto.
Inoltre sembra quasi che ci sia un tacito accordo tra i big partecipanti (che altro non sono, da sempre, che il profondissimo sottobosco del mondo canzonettistico italiano) a presentare brani privi della benché minima pretesa di originalità, di creatività, di novità (prova ne sono le standardizzazioni arrangiative, ritmiche e armoniche di tutti i brani, per tacere addirittura dei palesi plagi che, puntualmente, ogni anno, vengono evidenziati): tutto questo con l’unico scopo (oltre quello economico, che mi sembra comunque abbastanza velleitario) di continuare a relegare la canzone italiana (che non è quella di Sanremo, ma che a tutti, discografici per primi, fa comodo far credere e credere che lo sia) nel ghetto del puro intrattenimento fine a se stesso.
Spesso negli anni, a riprova di questo tremendo assunto, ho sentito tantissimi esperti del settore farsi e darsi forza citando Edoardo Bennato: “anche lui, che faceva tanto l’impegnato, alla fine riconosceva che erano e sono solo canzonette”.
Certamente!
C’è solo un piccolo problema: quella canzone di Bennato era intrisa di un qualcosa che oggi, nell’era dell’audience, del profitto selvaggio e del puro ‘appaio quindi sonò, in molti sembrano ignorare: l’ironia.