Manifestazione: Sanremo 2004 - Speciale
Titolo: PRIMA SERATA DELLA 54° EDIZIONE DEL FESTIVAL DI SANREMO
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Autore: Alino Stea
Pubb. il: 03/03/2004
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La prima serata si annuncia come una delle più favolose dell’intera storia Rai: la presentatrice Simona Ventura è splendida ed elegantissima (come suo solito), ostenta modi da vera signora (come suo solito) ed è misurata e capace (come suo solito).

Peccato che, ogniqualvolta io la veda in video, non riesca a sopprimere l’ineluttabile sensazione che emani puzze tremebonde da sotto le ascelle, mentre propone la sua famosa risata di cavallo.
In prima fila ci sono, a darle la benedizione, due numi tutelari del giornalismo Rai, Fabrizio Del Noce e Bruno Vespa, straordinari e inimitabili esempi di cronisti super partes.

Gene Gnocchi è notevole nella sua brillante idea di accompagnare gli artisti in gara con le sponsorizzazioni di famosi attori americani: peccato che la cosa faccia ridere solo la Ventura (ma ci fa o ci è?) e ancor più peccato che la cosa lasci il solito retrogusto amaro del maledetto provincialismo italiano.

Paola Cortellesi è una donna meravigliosa e fa il paio con la sua sodale di ‘ventura’: di fronte alle sue strepitose performance comiche (ricche di misura, garbo e discrezione), la Litizzetto (altro straordinario esempio di donna misurata, garbata e discreta) rischia di fare la fine della comica dozzinale.
Che verve, le due signore di Sanremo: veramente due donne di classe (economica).

Ma passiamo ai cantanti, mai come quest’anno in grado di proporre composizioni e interpretazioni di livello… suvvia, mi voglio sbilanciare, di livello veramente sublime.
Prima di vergare le mie modeste osservazioni sui 4 artisti oggetto della mia recensione, due paroline di passaggio sulla strepitosa performance del primo cantante in gara, il carismatico Dj Francesco, con l’innovativa “Era bellissimo”.
Degnissimo seguito de “La canzone del Capitano”, il nostro Dj (figlio meritorio di Roby Facchinetti, tastierista e cantante dei Pink Floyd nostrani, i Pooh) si avvia a diventare una figura di riferimento del panorama mondiale della rock music e sono sicuramente voci isolate e prive di fondamento quelle che lo tacciano di barbina idiozia.

I 4 artisti oggetto della più riverente e risoluta attenzione da parte del vostro amato cronista sono stati, nell’ordine, Neffa con “Le ore piccole”, Paolo Meneguzzi con “Guardami negli occhi (prego)”, DB Boulevard & Bill Wyman con “Basterà” e Stefano Picchi con “Generale Kamikaze”.
Il primo, uno dei cantori più aulici, negli anni passati, dell’hip-hop italiano, si è recentemente convertito a sonorità più soul, esibendosi a Sanremo con un eccezionale brano arrangiato con sonorità da big band e con un refrain splendido nella sua incisiva originalità.

Unico appunto: il suo lugubre vestito nero, segno forse di un orrendo e inconscio presagio???
Paolo Meneguzzi si vede che è già una star affermata: il suo carisma, le sue movenze, la sua padronanza del palcoscenico lo rendono uno dei più luminosi esponenti del nuovo rock italiano. La sua canzone è un raro esempio di coerenza e, nello stesso tempo, di novità compositiva, bagnata oltremisura dall’estro tipico dei grandi.

Unico appunto: la musica del suo hit precedente, l’indimenticabile “Vero falso”, sembra identica, ma non preoccupatevi, è solo una sciocca impressione.

DB Boulevard è un gruppo che ai più ignoranti non dirà nulla, ma i critici più esperti li conoscono da anni e li hanno etichettati (a ragione) come i nuovi U2: addirittura per loro si è scomodato Bill Wyman, ex storico bassista dei Rolling Stones.
La canzone è talmente splendida e maestosa da rifuggire ogni etichetta, da travalicare ogni già sentito, mentre lo stick bass di Wyman è indimenticabile.
Unico appunto: 11-12 secondi dopo la fine del pezzo, non riuscivo più a ricordarne alcun dettaglio, ma la cosa è sicuramente imputabile alla mia stanchezza.

Infine Stefano Picchi con la canzone “Generale Kamikaze”: qui voglio essere un po’ serio.

Aldilà di qualche pacchianeria parolaia e di qualche ridondanza nell’arrangiamento, il brano ha un testo non banale ed è stato interpretato con una certa convinzione: nulla di miracoloso, intendiamoci, però è già tanto nel nulla più totale.

Due piccole domandine finali:
1. nell’iniziale duetto in siciliano con Raoul Bova, perché la Ventura, invece di imitare la cadenza siciliana, tentava di imitare quella napoletana? La conosce la differenza?
2. di fronte a Bill Wyman la Ventura si è spesso inchinata commossa e riverente: ma sapeva veramente chi fosse?