| Tutti i principali commentatori internazionali
di eventi mediatici sono concordi nel ritenere che l’intervista
di Simona Ventura al grande attore americano Dustin Hoffman, assieme
ai successivi duetti di Paola Cortellesi e di Gene Gnocchi con “Tootsie”,
sono e rimarranno delle pietre di paragone imprescindibili per tutta
la tv che verrà.
Lapidario è stato il commento di Emilio Fede: “La televisione
del futuro o sarà così o non sarà”, mentre
sarcasticamente Giuliano Ferrara ha osservato: “Programmi di classe
così, la sinistra se li sogna”.
Ieri sera si è completato il lotto dei 22 grandiosi e ardimentosi
partecipanti, per cui si possono tirare delle, sia pur sommarie, somme:
le canzoni, nel loro complesso, hanno una inusitata originalità
e valenza artistica che le pone (in un’immaginaria classifica
delle canzoni di tutto il mondo ‘all time’), senza tema
di smentita, ai primissimi posti.
Non temo l’accusa di ‘fanfaronismo’ e di esagerazione
se mi permetto di affermare che, in quell’immaginaria classifica,
le 22 canzoni del festival di quest’anno rientrano certamente
tutte nei primi 31, massimo 34 posti.
Onore al merito, quindi, al grande, ma che dico, all’immenso fiuto
e intuito dello strepitoso Tony Renis, gagliardo e vivificante esempio
di umile ma costante e inossidabile osmosi con le più innovative
e creative correnti della musica mondiale più colta e talentuosa.
Riferito per dovere di cronaca – siamo in un paese libero o no?
– che poche (fortunatamente) e incompetenti malelingue continuano
a tacciare le due punte femminili dello spettacolo (due punte, come
doverosamente e congruamente chiesto dal nostro esimio presidente del
consiglio) di dozzinale rozzezza nelle loro più elementari espressioni
di compiutezza cerebrale umana, passiamo ad esaminare i tre cantanti
e le tre canzoni oggetto della mia umilissima recensione.
Oggi parliamo di Massimo Modugno e i Gipsy Kings con il brano “Quando
l’aria mi sfiora”, di Linda con “Aria sole terra mare”
e di Pacifico con “Solo un sogno”.
Ma prima lasciate che il mio cuore esulti e si ravvivi per la gioia
di un’ugola ritrovata al bel canto, di un cantante dallo spessore
sia umano che artistico incommensurabile, di un immeritato dono del
cielo che ci fa comprendere come, in questo mondo desolato, nulla è
perduto finché ci saranno uomini e artisti come lui, in grado
di guidarci con umiltà, sapienza e perseveranza verso il raggiungimento
del bene assoluto: sto parlando del grande, inarrivabile, faraonico,
divino Adriano Pappalardo, l’imperatore del soul, il monarca del
rhythm’n’blues, il despota illuminato del funky.
Ieri sera, dopo aver assistito, tra l’incredulo e l’estatico,
alla sua performance, telefonai subito a Mr. James “Sex machine”
Brown, per chiedergli lumi: e lui, in pieno trip da visione messianica
dopo aver assistito alla memorabile esibizione sanremese del Pappa,
non fece altro che gridarmi nella cornetta “At last he’s
arrived on earth, my guidance and my light, I’m nothing in front
of him, listen to his words and we’ll be saved!”
Ancora adesso piango di emozione per queste parole, ma, soprattutto,
per aver avuto l’onore di assistere a quell’evento, anzi,
all’evento: il mondo non è più lo stesso ora che
c’è lui, il mondo si salverà, statene certi!
Ma il dovere mi chiama e urge che vi parli di Massimo Modugno, classico
esempio di discepolo che supera il maestro, di figlio che emula il padre
e ne esalta, nel vivificante ricordo, la memoria: la canzone è
un fulgido ritratto della musica più vera e genuina che c’è
oggi in giro, avvolta in suadenti profumi latini e condotta con maestria
senza pari dai Gipsy Kings (dimenticatevi le gesta di Jimi Hendrix e
di Frank Zappa, qui siamo su un altro pianeta).
Purtroppo non sono riuscito a cogliere che due o tre parole ansimate
del Modugno, ma la colpa non è – come sostengono le solite,
vergognose, malelingue – della tonalità tombale usata dal
nostro cantante, bensì del volume difettoso della mia televisione,
un vecchio modello in bianco e nero del ’63.
Sapete cos’altro hanno insinuato quelle maledette malelingue?
Che ‘l’aria che mi sfiora’, di cui narra il titolo,
altro non sarebbero che fastidiose flatulenze. Ma pensate un po’
cosa vanno a pensare pur di denigrare!
Linda canta “Aria sole terra mare”: la voce è imponente,
l’interpretazione si staglia all’orizzonte come una delle
più entusiasmanti del dopoguerra, la sala è tutta un tripudio
e anche a casa, più modestamente, dopo averla ascoltata, siamo
usciti sul balcone a festeggiare con bandiere e trombette.
I giornali americani di oggi gridano in prima pagina che Aretha “Natural
woman” Franklin (che probabilmente ha assistito a casa di James
“Sex machine” Brown alla straordinaria serata sanremese),
dopo aver ascoltato la voce (e soprattutto la canzone) di Linda, ha
stracciato il suo contratto e chiesto umilmente udienza (finora senza
risposta) alla nuova, incontrastata regina del soul.
Infine Pacifico con “Solo un sogno”: qui torniamo un attimo
seri.
La canzone non mi ha lasciato indifferente, sembra presentare una certa
classe e finezza nella composizione e nell’arrangiamento, anche
se l’interpretazione non mi è sembrata sempre all’altezza.
Da risentire.
Chiudiamo con le solite riflessioni finali:
1. ma ci pensate quanto sarebbe bello e fine se la serata finale vedesse
assieme, sul palco di Sanremo, oltre la Ventura e la Cortellesi, anche
la Litizzetto e Sconsolata?
Inondiamo di e-mail la casella postale di Del Noce per convincerlo.
2. ma secondo voi, con tutti i soldi che prende, perché la Ventura
non acquista qualche deodorante?
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