| Signore e signori, veramente Tony Renis è
la panacea di tutti i mali del Festival: ieri sera ci ha fatto letteralmente
sognare.
Si potrebbe discutere giorni e giorni sul perché sia apparso
così tardi (dopo anni e anni di tristi baudismi) a dirigere con
piglio sicuro il dolce veliero del magico canzoniere italiano, ma non
importa, quello che conta è che ora Lui sia lì, forever
and ever.
La serata scorreva piacevole ma tranquilla, con il rasserenante e fortificante
ascolto delle 22 canzoni capolavoro dei nostri splendidi artisti, quando
all’improvviso una Simona Ventura sempre più elegante,
sempre più profumata e sempre più ‘signora’
ha gentilmente scosso i miliardi di telespettatori incollati al video:
“Ora vi stupiremo con 2 sorprese che non dimenticherete mai più,
sorprese rese possibili solo dall’alacre e indefesso lavoro dei
funzionari Rai cui va per intero il nostro plauso”.
Piccolo ma fondamentale stacco delle telecamere sul ghigno soddisfatto
di Del Noce e poi via, il palco viene avvolto da una nebbiolina fitta,
mentre si diffondono nell’aere alcune misteriose note che i più
cominciano a riconoscere, ma stentano a crederci.
Pian piano la nebbia si dirada e appaiono 5 musicisti che ci stanno
dando dentro con “Satisfaction”: ma… ma… sono…
si… sono proprio loro, i magnifici Rolling Stones!
Convinte dal bassista Bill Wyman, già presente a Sanremo come
indimenticabile accompagnatore degli ancora più indimenticabili
DB Boulevard, sono tornate le ‘pietre rotolanti’: Mick Jagger
è il solito istrione che si dimena da par suo, Keith Richard
è il solito vecchio animale da riff, dietro i tamburi, impassibile
come suo solito, c’ è Charlie Watts e… attenzione,
dietro Bill Wyman, chi è quel biondino alla chitarra? Forse è
un session man, vediamo meglio: oh Signore, Dio del cielo, ma…
quello è Brian Jones, il mitico fondatore degli Stones!
Il pubblico è in visibilio, io a casa sono tutto eccitato e sudato
in canottiera e calze di lana, quando i cinque attaccano con “Paint
it black”: è l’apoteosi!!!
Finita la performance, io sono steso al suolo con il viso irrorato di
lacrime, quando la Ventura grida (sempre col suo stile misurato, intendiamoci):
“E non è finita qui!”
Altro stacco sul ghigno di Del Noce, altra nebbiolina, mentre nell’etere
i più attenti cominciano a distinguere… no… non può
essere… qui c’è senz’altro un trucco oppure
(sospettano i più smaliziati) è una cover band.
Ma il suono si fa sempre più incalzante: signori, è “Stairway
to heaven” e quelli sono i Led Zeppelin!
Robert Plant canta con voce ancor più angelicata, John Paul Jones
è il solito bassista, misurato e preciso, Jimmy “the guitarist”
Page abbraccia e avvolge il suo strumento con il suo imbattibile carisma,
mentre on the drums, buh, chi sarà, qualche batterista convocato
per l’occasione, pazienza.
Ma… il drumming è inconfondibile, si… forse l’adrenalina
ci annebbia il cervello e vogliamo vedere e sentire ciò che non
può essere, però, intanto… la telecamera si avvicina
ai tamburi… Dio Onnipotente… è lui… John “Bonzo”
Bonham, il mitico drummer dei Led Zep!
Il mio televisore è ormai coperto di bava quando i 4 partono
con “Since I’ve been loving you”: i palchi dell’Ariston
crollano giù in platea, la folla è in visibilio mentre
io sono abbarbicato al lampadario del salotto e mi dimeno, coperto solo
di uno slip, in preda ad un raptus rockettaro!
GRAZIE! GRAZIE! mio divino Fabrizio, GRAZIE a nome di tutti gli amanti
del rock, mio nobile Del Noce!
E GRAZIE anche a te, onnisciente Renis, che hai reso possibile cotanto
miracolo!
L’adrenalina è ancora altissima e non posso far altro
che chiudere con le solite 2 domandine:
1. immediatamente dopo la presentazione di Omar Pedrini, la telecamera
ha indugiato per una frazione di secondo sulla Ventura, ma tanto è
bastato perché la immortalasse mentre tirava su con il naso facendo
una smorfia degna della sua immensa classe: l’avete vista?
2. ma, secondo voi, Dustin Hoffman ha riconosciuto veramente Stefania
Sandrelli o ha fatto finta?
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