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Manifestazione: | Sanremo 2005 - Speciale |
| Titolo: | 55esima edizione del festival di Sanremo | |
| Web site: | --------- | |
| Autore: | Alino Stea | |
| Pubb. il: | 02/03/2005 | |
| Copyright: | Alino Stea per www.music-on-tnt.com |
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Prima serata Ore 21: postazione di comando con portatile in posizione di combattimento, frittatona di cipolle regolamentare, birrozza fredda e, con ovvia gioia dei presenti, rutto libero: sono pronto alla mia annuale espiazione dei peccati! Chi mi conosce sa quanto io sia paziente, accondiscendente, tollerante e pronto ad accettare qualsivoglia espressione culturale: però, vi confesso, mai sono stato così tanto vicino al suicidio quanto stasera, mentre, a mo’ di introduttiva dichiarazione di intenti, un tremebondo chitarrista azzannava e straziava l’inno di Mameli (che è già brutto di per sé – almeno secondo me) in una ridicola, se non penosa, imitazione della buon’anima di Hendrix e della sua famosa quanto realmente dissacrante interpretazione dell’inno americano. Sorvoliamo... Quest’anno, al posto di quella presuntuosa e incapace della Ventura c’è Paolo Bonolis, il quale, devo riconoscere, ha padronanza di linguaggio, del video e possiede quella benedetta, quanto troppo spesso ignorata, arma dell’ironia. Ma perché, mi chiedo, ma perché, ogni tanto, con la scusa di sdrammatizzare e colloquiare, scade nel romanesco più grezzo? E sorvoliamo ancora... Però Bonolis è comunque preparato e professionale; la magagna, semmai, è nel reparto femminile: Antonella Clerici e Federica Felini. La prima, credendo di stupire e di rompere i clichè, fa finta di scendere le mitiche scale del palco sanremese in maniera impacciata, ma questo è nulla di fronte a ciò che indossa, una cosa a metà strada tra uno scafandro e un paracadute: dichiara che “questo è un vestito che TUTTE le donne sognano di indossare almeno una volta nella vita” ma un mio rapido sondaggio tra alcune donne della mia famiglia smentisce clamorosamente questa incauta affermazione! Per tutto il resto della serata la sua presenza è assolutamente inutile. E sorvoliamo di nuovo... Quanto a questa tal Federica Felini fa quel che deve fare ed è quel che deve essere: parla senza sapere quel che dice ed è una bellona totalmente priva di quel fascino che intriga. Qui sorvoliamo definitivamente e non ne parliamo più. Passiamo finalmente alle canzoni. Il primo a scendere in pista è il buon Umberto Tozzi, uno che, avesse avuto più giudizio nel gestire la propria carriera e le proprie qualità, sarebbe potuto veramente diventare un big della nostra canzone. E, incredibilmente, di canzone vera trattasi: l’interpretazione, scontata l’emozione iniziale, si avvale di una voce arrocchita ma col falsetto che colpisce al punto giusto, mentre il brano ha una linea melodica non banale e un arrangiamento che non mi è sembrato tipicamente sanremese. Unico neo: che c’entravano quelle immagini di Gandhi, di Madre Teresa di Calcutta, di Che Guevara e dei bambini ebrei nei campi di concentramento alle spalle di Tozzi? Seguono Paola e Chiara le quali, più che dare evidenza alla loro canzone (innocua), danno evidenza alla loro lingerie (il che, detto tra noi, forse è meglio...). Poi la rivelazione: la canzone dei Matia Bazar è un autentico, splendido blues (purtroppo un po’ macchiato da un arrangiamento che, per contratto, deve concedere alcuni cedimenti al pop) interpretato magistralmente e con splendida, sentita sofferenza dalla cantante (chiedo venia, ho perso il suo nome ma rimedierò). Il brano delle Vibrazioni mi è sembrato alquanto valido (con le attenuanti, comunque, dell’unico ascolto) confermandomi nell’idea che questo gruppo, maturando, può veramente coniugare al meglio le tipiche istanze rock con la classica melodia italiana. Il Jazz Quartet fa pomposa, ma vuota e assai retorica, esibizione di formalismi strumentali e canori senza approdare da nessuna parte; Franco Califano, invece, pur nel rispetto dei canoni sanremesi, offre una canzone e una interpretazione intense. Deludenti i Velvet che propongono un brano dalle sonorità alquanto banali, mentre l’interpretazione di Marina Rei è grintosa e abbastanza convincente (il brano è da riascoltare). E il resto? A Nicola Arigliano si deve il rispetto che si deve a tutti gli anziani, rispetto ancor più sentito per la sua storia di artista: ma, detto questo, lui cosa c’entra? Il problema non è la sua canzone (una quieta melodia jazzata), ma è proprio lui: a 81 anni è l’involontaria ma incontestabile prova che la musica sanremese (non la musica italiana che è tutt’altra cosa) è, per legge naturale, destinata non a estinguersi ma a mummificarsi. Francesco Renga fa ordinaria amministrazione, mentre il brano di Antonella Ruggiero, in una sorta di versione femminile di Battiato, sembra osare poco, sapendo quello di cui è invece capace l’ex cantante dei Matia Bazar. Poi arriva in ordine sparso la paccottiglia sanremese: Toto Cutugno (con Annalisa Minetti, alla quale, poverina, qualcuno – forse la Oxa - a suo tempo disse che per cantare bene è sufficiente gridare nel microfono), Gigi D’Alessio, quel pupazzetto viziato di DJ Francesco (ma perché non l’hanno lasciato per l’eternità a pane ed acqua sull’isola dei famosi?), Alexia, Marco Masini (ma perché non lo scritturano per qualche film horror?), Anna Tatangelo (un’altra che grida e, per di più, fa finta di ansimare), Peppino di Capri, Marcella Bella (che, signorilmente, evidenzia il titolo della sua canzone sul suo fondoschiena!!!), Paolo Meneguzzi (per piacere qualcuno gli spieghi che non è detto che le canzoni debbano avere sempre la stessa sequenza armonica e melodica!!!). Ma poi tutto all’improvviso diventa inutile, se non insopportabile, di fronte alle tremende immagini del disastro umanitario del Darfur che non è altro che lo specchio del disastro interiore di questo nostro mondo occidentale e capitalistico così comodo e confortevole, certo, ma anche così presuntuosamente egoistico e vuoto. Ma è solo una triste messinscena: pagato il pegno alla beneficenza, la pubblicità bonolisiana si riprende tutto con gli interessi tanto che, ad un certo punto, sono le canzoni che sembrano interrompere gli spot e non viceversa. L’ospite straniero è l’impeccabile Michael Bublè che ben si adatta alla tipica atmosfera sanremese da salotto bene ma un po’ provinciale. Infine la triste notizia in diretta della morte di Alberto Castagna: persona simpatica della quale non sempre ho condiviso le scelte lavorative, la cui parabola di vita si intreccia, per motivi non divulgabili qui, con quella della mia famiglia. E’ notte fonda e sono sfiancato: comunque lo si giudichi, Sanremo è troppo lungo e troppo si dilunga in cose inutili. All’una finalmente vengono fuori le classifiche dei big (chiamiamoli così...): Antonella Ruggiero prima tra le donne; Francesco Renga primo tra gli uomini; il Jazz Quartet primo tra i gruppi; Toto Cutugno primo tra i classic. A domani.
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