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Manifestazione: | Sanremo 2005 - Speciale |
| Titolo: | 55esima edizione del festival di Sanremo [Seconda serata] | |
| Web site: | --------- | |
| Autore: | Alino Stea | |
| Pubb. il: | 03/03/2005 | |
| Copyright: | Alino Stea per www.music-on-tnt.com |
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SECONDA SERATA La prima serata è ormai storia. La seconda serata inizia con qualcosa che finirà nella leggenda: quella poveretta di Antonella Clerici (vestita come una quaglia – parole di Bonolis) si imbarca in un siparietto canoro col presentatore, uno di quei siparietti senza sale né pepe che hanno fatto la fortuna mediatica di Pippo Baudo e dell’immensa teoria dei suoi imitatori. Ebbene: la “quaglia”, dopo aver cominciato a fraseggiare stonando allegramente nell’aere, ha miseramente dimenticato tutte le altre parole (che non erano poi tantissime) cavandosela con un vergognoso “la la laa”. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché con il nostro canone dobbiamo finanziare il compenso (che immagino non di poco conto) a questa “cuoca” che già si muove con un certo imbarazzo elefantiaco in cucina, figuriamoci sul palco di Sanremo? Permettetemi a questo punto una piccola divagazione: oggi si sono svolti a Firenze i funerali di Mario Luzi, uno degli ultimi grandi poeti italiani (e non solo) del novecento. Milioni di persone stanno vedendo le gesta della “quaglia” e stanno ascoltando meschini luoghi comuni in forma di canzone, ma quanti hanno mai letto una, dico una sola, poesia di questo nobile cantore del confuso animo umano? Questa sera ci saranno le prime eliminazioni nell’ambito delle categorie ‘uomini’ e ‘donne’. Sto riascoltando pazientemente le canzoni di questi 10 cantanti, ma sinceramente non riesco a discostarmi dalle sommarie osservazioni di ieri sera. Non c’è un briciolo di originalità, nessuno osa osare, tutti si mantengono ossequiosi nell’ambito del loro orticello, orticello che ha consentito loro di ritagliarsi quei 5 minuti di popolarità (il quarto d’ora ipotizzato da Andy Warhol mi sembra francamente troppo). Tutti (ma in fondo la colpa non è proprio tutta dei cantanti, visto che sono le case discografiche e la Rai a gestire, dirigere, precostituire e confezionare questi prodotti canterini) si adagiano biecamente sui luoghi comuni delle loro abitudini musicali (che possono anche non essere malvagie, come nel caso di Renga o della Ruggiero o della Rei o di Tozzi) senza avere il coraggio intellettuale o morale di proporre realmente qualcosa di nuovo, anche a costo di essere eliminati o di non essere proprio ammessi. Ma il paradosso è proprio questo: in maniera assai miope cantanti o autori di media levatura, case discografiche, dirigenti Rai ripropongono da anni la STESSA IDENTICA CANZONE credendo che siano prodotti sicuri da piazzare, merce vendibile, insomma. Invece da anni questo meccanismo fallisce puntualmente: i dischi di Sanremo vendono pochissimo e, soprattutto, non solo non sono arte, ma neanche riescono ad entrare nell’immaginario collettivo della gente. Capitolo a parte, poi, per l’ospite d’onore della serata: Mike Tyson. So che forse, qui, esporrò pareri minoritari, però non voglio esimermi dal dire quello che penso. Non amo per niente il pugilato, anzi penso che sia uno degli sport più violenti e antieducativi che ci siano, quindi non apprezzo neanche i suoi cosiddetti campioni. Di Tyson poi, sono più informato sulle sue performance giudiziarie che non sulle sue performance sul ring e ritengo che, sia dal punto di vista morale che da quello educativo, non sia un modello da beatificare, come tenta di fare, per contratto e per far lievitare gli ascolti, il furbo Bonolis. Tutt’altra pasta, invece, con i trascinanti Ale e Franz, sempre bravissimi e divertenti, decisamente la parte più simpatica e interessante della serata. Infine, dopo una serie di schermaglie sempre più brodose e inutili, si arriva ai primi eliminati: tra le donne Paola e Chiara, tra gli uomini Umberto Tozzi. Morale: niente più lingerie e niente più falsetti arrocchiti. Intorno alla mezzanotte cominciano a cimentarsi i giovani. Inizia un gruppo, i Concido mi pare, che cantano una canzone intitolata “Ci vuole culo”: la misura, ormai stracolma, comincia a strabordare dal recipiente e spengo tutto. Io amo tantissimo le nuove generazioni (ci lavoro con loro praticamente tutto l’anno) però una cosa rimprovero loro: di non essere più propositivi come lo sono stati quelli prima di loro. Oggi la trasgressione è finta, anzi, è, mi si scusi l’ossimoro, una “trasgressione conservatrice e conformista”, tutta tesa, piuttosto che a rompere le regole di una società asfittica, a confermarle. La società vuole che i giovani usino concetti pseudo forti e noi giovani lo facciamo adeguandoci allo standard: così hanno ragionato i Concido e così i giovani diventano la più potente arma di conservazione del sistema. Amen. Ci sentiamo per la serata finale.
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