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© Alfonso Pone per http://www.music-on-tnt.com


 
 
Considerazioni di Alfonso Pone

Siamo sopravvissuti alla nostra mania autolesionista. Siamo sopravvissuti a Sanremo, alle sue polemiche, alla sua ovvietà, alla sua tradizione e alla sua goffaggine! Sanremo è goffo. Goffo nella sua struttura, goffo nella sua organizzazione, goffo nella sua conduzione. E’ impensabile affidare una manifestazione del genere a uno come Pippo Baudo. Impensabile per la sua età, per le lodi sperticate che dispensava a canzoni impresentabili anche allo zecchino d’oro, alle polemiche che ha scatenato accusando le altre Tv di vampirizzare l’evento. Sanremo è ormai parte della nostra cultura nel bene e nel male. E’ il desiderio inconfessabile di molti (se non tutti) gli artisti di casa nostra. Il problema però è che del festival della canzone italiana è rimasto poco. Abbruttito dallo spaventoso spreco di danaro pubblico speso per pubblicizzare il nulla, abbruttito dalla necessità non di avere belle canzoni ma milioni di telespettatori, in modo da poter vendere cari gli spazi televisivi, abbruttito da giovani che cantano canzoni di una ovvietà e di una bruttezza impensabili. Cantanti che non hanno più un mercato vengono osannati, applauditi venerati. Se i Italia avessimo avuto un Micael Jackson (che adoravo), avremmo lastricato d’oro i ponti per una sua apparizione sanremese, qualsiasi schifezza ci avesse proposto.
All’estro i cantanti che non vanno più li silurano forse anche brutalmente, ma li silurano relegandoli tra i grandi a cui tributare un saluto in occasione di festival o eventi. All’estero non vedi un settantenne che conduce gli MTV Awards ma giovani, persone che quella musica l’ascoltano o la producono tutto l’anno che seguono le novità e che le selezionano. Non voglio dire che quel che si fa all’estero è buono e quello che si fa in Italia no, ma rabbrividisco nel pensare a Vissani, la Stefanenko e Mara Venier come giurati. Ma che cosa c’entrate con la musica? La giuria di Sanremo dovrebbero farla i dj delle 10 emittenti radiofoniche più seguite non vallette televisive stonate. Quei personaggi sono fuori ruolo, possono giudicare la televisione non i musicisti.

A questo punto mi direte “hai sputato come tutti sul festival senza proporre una soluzione a tanta ovvietà, perché non proponi una soluzione per valorizzarlo”?

Per rivitalizzare il moribondo io ho tre possibili soluzioni:

  1. mandare la Rai e tutti i funzionari al mare e trasmettere Sanremo per radio, è l’unico modo per non ammorbarci di fronte alla tv per ¾ ore e ascoltare, soltanto ascoltare, musica. Scommettiamo che molti artisti (cariatidi) di fronte alla non visibilità televisiva non si presenterebbero nemmeno?
  2. istituire una giuria di musicisti e dj a cui affidare l’insindacabile compito di giudicare le canzoni in gara.
  3. snellire la struttura del festival rendendolo meno lungo.

    Per quel che riguarda i vincitori di questa edizioni non mi pronuncio in quanto lo hanno fatto benissimo Alino Stea e Gioachino Lorelli.


Considerazioni di Alino Stea

RIFLESSIONI FINALI

Grazie al cielo anche quest’anno il festival di Sanremo è finito e sicuramente, in capo a una settimana, tutti lo avranno dimenticato (acquirenti di dischi compresi – spero!).
Quello che penso della manifestazione, credo di averlo espresso chiaramente l’altro giorno: ora vorrei brevemente soffermarmi sui verdetti di quest’anno.
Riguardo la sezione giovani il pianto è stato pressoché totale: tra bambine in età prescolare mandate allo sbaraglio
da genitori improvvidi e pseudoadolescenti ingannati dal furbo discografico di turno che avrà spillato loro fior di migliaia di euro, non si è salvato nessuno, tutti sono naufragati nella più bieca ovvietà (lirica e musicale).
L’unica canzone che un po’ mi è piaciuta, “Tre fragole”, di Maria Pia e i Superzoo (se non altro, perché si distaccava dal classico cliché sanremese) è arrivata penultima: quindi amen.
Tra i big ha vinto (ritengo meritatamente) Alexia con “Per dire di no”: bella voce, interpretazione trascinante, brano abbastanza credibile.
Alex Britti secondo era abbastanza scontato: sono d’accordo con Alfonso quando dice che il succitato ha un enorme talento (soprattutto strumentale, ma anche melodico) che spreca in canzonette stupidine oltremisura.
Sergio Cammariere, che è arrivato terzo, sinceramente non mi ha particolarmente impressionato: testo banale e musica tutto sommato consueta (se sono questi i brani che fanno gridare al miracolo, allora è proprio ora di chiudere).
Anche Enrico Ruggeri non mi ha molto colpito: la sua discografia è ricca di episodi di ben altro livello.
Conferme sono arrivate dal talento di Antonella Ruggiero e Giuni Russo (ma a pensarci bene, sono oltre vent’anni che queste due artiste sono sulla breccia e anche il loro, alla lunga, è diventato un cliché), mentre il resto dei big poteva tranquillamente restarsene a casa a leggersi un buon libro o a riflettere sul perché Bush vuole a tutti i costi attaccare l’Iraq.
Un’utopica speranza, per finire: dato per scontato che il prossimo anno le canzoni saranno sempre le stesse, che almeno cambi il conduttore.
Del volgare (come di consueto) show della Litizzetto, condivido una sola battuta, quando ha detto a Baudo: “visto che vuoi sempre rinnovare, levati dalle palle!”

Considerazioni di Gioachino Lorelli

TIRIAMO LE SOMME

“S.Remo se n’è andato la sua musica finita….” Ahhh…Francesco, per l’amor di Dio perdonami. Volevo semplicemente trovare un modo diverso di aprire dal solito “Cari Amici vicini e lontani”. E’ finita, ovvero, è finita la parte televisiva. Adesso per settimane si parlerà di questo di quello, di Pippo delle ragazze, ma, come ho già detto, a noi interessa la musica. Mi sia permessa, prima però, una nota sulle giurie cosiddette “Di qualità” o “ Di esperti”. Capisco la presenza di DJ storici, quali Amadeus, Linus, la Pettinelli etc. Lodo la presenza del Maestro Stelvio Cipriani. Capisco un po’ meno la presenza di Boldi e Verdone….sono batteristi…hmbeh? Comunque sono personaggi seri e va bene, ma la Cuccarini, Mara Venier, Vanessa Encontrada, Natasha Stefanenko….cosa ci azzeccano con una giuria musicale? Queste sono le cose che non riuscirò mai a capire. Per il giudizio popolare, esiste già la giuria “demoscopica” che ha un peso non indifferente (75%). Mi aspetto che la giuria di qualità sia formata da musicisti e critici musicali professionisti.

Concediamo anche una riga alle nuove proposte: Ha vinto Dolcenera e questo dice tutto. L’unica cosa di grande musica che ha questa ragazza è il suo nome, titolo di una canzone di De Andrè. Il resto è nulla, come nulla sono stati i giovani quest’anno.

Veniamo al Clou: Alexia, Alex Britti, Cammariere, Ruggeri-Mirò. Mi sembra non ci sia nulla da dire. In effetti, sono le 4 migliori canzoni, in contesto festival ovviamente, che abbiamo sentito. Un rammarico: Alexia era data subito favorita. Subito vuol dire da prima che iniziasse il festival. Questa cosa del sapere prima chi vincerà ( e la previsione è quasi sempre azzeccata) non può non gettare un’ombra di sospetto sul vincitore e francamente mi dispiace. Alexia ha cantato con grinta e convinzione una canzone meno trascinante di quella dello scorso anno. Una canzone che regalata ad Aretha Franklin o Erikah Badu, sarebbe già un capolavoro internazionale degno di apparire in Blues Brothers. Ma come sapevano che avrebbe vinto lei? Britti trascina, con il suo “Blues On the Road”, Cammariere incanta con le sue atmosfere, pur proponendo un testo piuttosto fiacco. Di contro Ruggeri, propone un testo che dà da pensare, per una canzone che ricorda ( non parlo di plagio per l’amor del cielo, parlo di atmosfere) “Il Portiere di Notte” ma che è frenato da una Andrea Mirò non all’altezza. Sarà la sua donna, per carità, gli avrà pure arrangiato il pezzo, ma, quando entrava lei, si usciva immediatamente dall’atmosfera nella quale Enrico era riuscito a faci immergere. Un po’, se vogliamo, come le voci fuori campo di certi film dai quali sei preso, che ti strappano immediatamente da li e ti riportano alla realtà “ Riusciranno i nostri eroi….”, non so se mi spiego.

I premi speciali, non fanno una grinza:

Miglior Testo: Enrico Ruggeri “Nessuno tocchi Caino”
Miglior Musica: Sergio Cammariere “Tutto quello che un uomo”
Miglior Arrangiameno: Battiato-Colombo per Giuni Russo “Morirò D’amore” (ci avevo azzeccato)

Nulla da dire. Tutto esatto. Non commento altri premi, in quanto troppi e troppo diversificati.

Non fa na grinza nemmeno il fondo classifica, con l’unico rammarico del 17mo posto di Federico Stragà, a causa della zavorra Tatangelo che, per inciso, ieri sera ha cantato ancora peggio del solito.

Un grazie sentito a Pippo Baudo, davvero di cuore. No, non sono rincretinito. Semplicemente gli sono grato per aver consentito alle mie orecchie di rifarsi un pochino con Diana Krall assieme a quel mostro di John Clayton che incantano, prima con “Fly me to the moon” ma poi mandano in visibilio ( almeno è accaduto a me che la suono essendo un brano di repertorio della mia Band) con “Route 66”.

That’s all folks. Ora attendiamoci di sentire tutto ed il contrario di tutto. Analisi sociologiche, ma…se…forse…… Noi ci risentiremo il prossimo anno, ed il festival sarà sempre li. Snobbato-snob, criticato, ma comunque visto e aspettato…perché?……………..Ma perché S.Remo è S.Remo

“….Waahhhhhhhhh…wah…wà”