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I CREAM Ultimamente ho trascorso i pomeriggi riascoltandomi alcuni vecchi dischi e, quando mi sono ricapitati in mano quelli dei Cream, non ho potuto fare a meno di riflettere su quanto il pubblico rock in generale e la critica rock in particolare viaggino sui binari dei più comuni tra i luoghi comuni. Quali sono i gruppi seminali del rock americano? Facile: la Jimi Hendrix Experience, i Velvet Underground, la Band , i Byrds, i Jefferson Airplane, i Grateful Dead. E i gruppi seminali del rock inglese? Ancora più facile: i Beatles e i Rolling Stones per anzianità e poi, a ruota, i Led Zeppelin, i Who, i Pink Floyd, i Genesis. Quelli un po' più attenti (provo a mettermici dentro anch'io) inserirebbero anche i King Crimson, i Fairport Convention e i Soft Machine; quelli a cui non sfugge un pelo (riprovo a mettermici dentro anch'io) a quest'elenco aggiungerebbero gli Animals, i Kinks, i Bluesbreakers e i Yardbirds. E i Cream? Ah già, ci sono pure loro, ma non sono il gruppo di Clapton dove il rock e il blues si annacquano definitivamente di pop? Ed è proprio necessario citarli? Sissignori, è proprio necessario, anzi è doveroso, citarli! Giusto 40 anni fa (ottobre 1966) usciva il primo singolo (Wrapping paper) di questo che, quando si formò, fu addirittura definito (molto più a torto che a ragione) il primo supergruppo della storia: la chitarra di Eric Clapton era reduce dai primissimi Yardbirds in bilico tra beat e blues e da un album portentoso quanto ingiustamente poco ricordato come BLUESBREAKERS. JOHN MAYALL WITH ERIC CLAPTON un disco che porta splendidamente i suoi 40 anni!; il basso di Jack Bruce era stato a lezione di jazz e di blues nella leggendaria Blues Incorporated di Alexis Korner (il vero padre del british blues), nella Graham Bond Organisation e nel gruppo di John Mayall prima di frequentare il beat evoluto dei Manfred Mann; la batteria di Ginger Baker era il motore ritmico delle suggestioni jazz e rhythm and blues della Graham Bond Organisation. Quindi: grandi personalità provenienti, però, da gruppi che, se nel tempo si sono guadagnati i galloni di capisaldi del rock, allora erano considerati soltanto da una cerchia non particolarmente ampia di intenditori e affezionati seguaci. Questa straordinaria commistione di esperienze fu in grado di partorire, nel breve volgere di un paio d'anni abbondanti, numerosi singoli da classifica, 4 album splendidamente moderni e coesi e, soprattutto, un suono che, figlio delle notevolissime capacità tecniche dei tre (cosa che, se nel punk e nella prima new wave era stata messa in secondo piano a favore di un più che benvenuto spontaneismo espressivo, oggi è totalmente e vergognosamente ridicolizzata dalla gestione computerizzata di ogni tipo di suono), impastava, infornava e serviva, cotta a puntino, una suggestiva quanto equilibratissima alchimia fatta di:
Proprio quest'ultimo punto (assieme alla teoria, non particolarmente calzante come abbiamo visto -, del supergruppo) è la pietra dello scandalo che impedisce a molti critici rock di inserire tra i gruppi seminali di cui sopra anche i Cream. Ma, a discolpa di Clapton e co., vorrei sottolineare un paio di cose: intanto l'impalcatura pop è più presente nelle strategie di marketing della casa discografica (attenzione per il mercato dei singoli non dimentichiamo che a metà degli anni '60 era ancora quello il mercato più importante a livello di vendite discografiche; per le copertine accattivanti e al passo coi tempi; per la maniacale pubblicità dedicata alle uscite discografiche e ai concerti) che nell'impostazione sonora dei brani; poi non dimentichiamo che sono stati i Beatles e non i Cream - i precursori dell'indoramento pop di strutture compositive più complesse (e, per questo, nessuno ha mai gridato allo scandalo e li ha svalutati). Pertanto, smettiamola di farci influenzare dai luoghi comuni e dedichiamo più tempo ad un ascolto attento e circostanziato di certi dischi: FRESH CREAM (66), DISRAELI GEARS (67), il doppio WHEELS OF FIRE (68) e GOODBYE (69) per i dettagli dei brani vi rimando alla discografia pubblicata nel nostro forum sono album che, a mio parere, rivelano ancora oggi una freschezza compositiva e strumentale invidiabile che, pur rivelando una sensibilità sonora spiccatamente inglese (non è difficile cogliere il loro lascito nei paesaggi sonici dei Led Zeppelin, dei Deep Purple, di certi Jethro Tull, del primo Jeff Beck Group e di band minori ma non irrilevanti come i Free e i Taste), hanno influenzato (nella struttura a trio elettrificato e nella rilettura di certe pagine rock-blues) l'Experience di Jimi Hendrix.
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