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Music on Tnt Forum della web-zine musicale Music on Tnt
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Editor Site Admin
Registrato: 20/12/05 18:26 Messaggi: 541
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Inviato: Dom Feb 26, 2006 9:53 pm Oggetto: Sanremo - 2006 tutto e oltre? |
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Ciao a tutti,
come anticipato a partire da domani si potranno leggere le nostre impressioni sulla gara canora più devastante del panorama musicale italiano.
Siamo fiduciosi, come tutti gli anni, di poter ascoltare belle canzoni o di poter affermare "è nata una stella". Se ciò non dovesse accadere fa lo stesso, vi avremo comunque fatto la cronaca dell'evento.
A presto.
Alfonso |
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alinostea
Registrato: 04/01/06 23:14 Messaggi: 196 Residenza: bari
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Inviato: Lun Feb 27, 2006 11:39 am Oggetto: |
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| in attesa del sanremo di quest'anno, spero di invogliarvi all'allegria (si ride x non piangere...) riproponendo quanto da me scritto per il sanremo 2004 e per il sanremo 2005! |
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alinostea
Registrato: 04/01/06 23:14 Messaggi: 196 Residenza: bari
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Inviato: Mar Feb 28, 2006 4:07 pm Oggetto: |
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[prima serata]
Preambolo
Tutto comincia con una polemica che, leggiadra, si sparge nell’aere sanremese, fino a raggiungere le coste e le vette del meditabondo paese italico.
Pare ci sia una regola, in terra ligure, secondo la quale le canzoncine non debbano superare i minuti 3/3.30 di lunghezza (pena la catalessi dell’audience) e, invece, la proposta della Oxa pare superi i quattro minuti.
Scoramento del recensore: va bene che queste canzoncine non sono “arte”, però sottoporle anche alla vile mannaia della lunghezza mi sembra troppo (come se al Festival di Venezia i film possano venire ammessi alla rassegna solo se la loro durata non supera l’ora e mezza!). Pare che le case discografiche avverse, in tempi di “par condicio”, si siano ribellate all’eccessiva lunghezza dell’esposizione mediatica della cantante pugliese rispetto agli altri partecipanti: a questo punto mi aspetto che sul palco appaiano, una di queste sere, in rigoroso ordine alfabetico, Berlusconi Silvio e Prodi Romano!
Godimento del recensore: se è vero che le canzoni non devono essere eccessivamente lunghe, mi rasserena l’idea che su quel palco non vedremo mai il grande Guccini!
Riassunto tragicomico della serata
Mi sto assestando, intorno alle 21, sulla mia poltrona preferita per seguire nella maniera più confortevole possibile il mio programma preferito quando, inopinatamente, suonano alla porta: sacramentando vado a vedere chi è, ma sento gridare sul pianerottolo: “friends! Open the door!”
Guardo dallo spioncino e rimango basito: sono David Bowie, Peter Gabriel e Kate Bush!
Emozionantissimo come uno scolaretto li faccio accomodare, non prima di essermi scusato per quella ‘cosa’ che sto vedendo in tv, ma loro mi stupiscono dicendo di essere venuti apposta per vedere la prima serata del festival, evento di cui, mi assicurano, si parla in tutto il mondo!
Appare, quindi, il faccione di Panariello e, mentre io rifletto, tra me e me medesimo, sul diverso spessore etico (prima ancora che comico) di una Sabina Guzzanti rispetto al ‘nazional-popolare’ Panariello, i tre mi lasciano di sasso dicendomi che il nostro presentatore ha un seguito di prim’ordine tra l’intellighenzia della terra d’Albione!
Chiedo loro scusa e, cercando di rifarmi, faccio: “Sapete chi è il marito della Blasi?”, ma loro tre, in coro, mi rispondono: “Er pupone!”
Anzi, Kate Bush mi confessa che lei e Ilary Blasi sono amiche di vecchia data e, addirittura, vanno, per i loro bambini, dallo stesso pediatra!
Superati, quindi, questi primi momenti di impasse, il resto della serata scorre via in maniera piacevole, con me, Peter e David che ci lanciamo in boccacceschi apprezzamenti delle doti, diciamo così, prominenti, della Blasi, e con Kate che, invece, apprezza oltremisura l’apparizione di John Travolta (sul cui compenso stratosferico, pagato anche con il mio canone, io meschinamente rifletto in silenzio) e il suo massaggio ai piedi di Victoria Cabello (molto più divertente, sempre a mio meschino e sinistrorso parere, con le “jene”).
Spero di farvi cosa gradita, ora, riportandovi alcuni curiosi quanto sconosciuti aneddoti che i tre mi hanno confidato, aneddoti che gettano una luce completamente diversa su alcuni dei partecipanti al festival di Sanremo di quest’anno.
Per esempio Bowie mi ha rivelato che Gigi Finizio collaborò, fianco a fianco con Brian Eno, a stendere il progetto concettuale e artistico che avrebbe portato alla famosa ‘trilogia berlinese’, mentre Simona Bencini e Luca Dirisio erano rispettivamente ai cori e alla chitarra ritmica durante le sessions di registrazione di “Ziggy Stardust” (anzi, addirittura il duca bianco mi ha sussurrato in un orecchio che l’idea per quel personaggio gli fu proprio data dal Dirisio!).
Kate Bush, con orgoglio, ha ricordato il ruolo determinante di Michele Zarrillo negli arrangiamenti di “Wuthering heights”, la perizia strumentale dell’Arancia sonora di Mario Venuti, magica backing band di Kate nelle sue apparizioni live del 1979 (le uniche della sua carriera) e i fruttuosi scambi di esperienze musicali con Anna Tatangelo, scambi che avrebbero condotto l’artista inglese al suo capolavoro, “Hounds of love”.
Infine Gabriel non ha avuto difficoltà a dirmi che l’idea ritmico-armonica per “Biko” gli venne dall’ascolto di un vecchio brano di Povia, mentre Nicky Nicolai (e non la stessa Kate, come per anni ci hanno fatto credere) duettò con lui in “Don’t give up” (rivelandomi, infine, con malcelata vergogna, che nei primi anni di carriera lui e gli altri Genesis erano talmente imbranati con gli strumenti che, in studio, al loro posto suonavano gli Sugarfree!)
Molto umilmente chiudo con le mie riflessioni:
1. l’unico brano che mi è piaciuto è stato quello di Dolcenera: grinta da vendere, interpretazione partecipata e ricca di sfumature, canzone con un buon sostegno ritmico e una linea melodica certo non originalissima, ma tesa a valorizzare l’impianto fondamentalmente drammatico della canzone;
2. il buon Augusto Daolio (che già in questi ultimi tredici anni, tanti ne son passati dalla sua scomparsa, avrà avuto ogni tanto qualche subbuglio!) starà letteralmente facendo le capriole nella tomba per la spudoratezza del suo ex gruppo;
3. Vendola e Bassolino ci scampino e ci liberino dall’avvilente, e anche un po’ offensiva, demagogia di Gigi Finizio e co.;
4. coraggiosa la Oxa, anche se rimane il dubbio (fondato) che tutto sia stato fatto solo per attirare l’attenzione e per vendere qualche cd in più! |
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Editor Site Admin
Registrato: 20/12/05 18:26 Messaggi: 541
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Inviato: Mer Mar 01, 2006 1:18 am Oggetto: |
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[Seconda serata]
Come ormai da 3 anni a questa parte, mi accingo a maltrattare il festival di Sanremo.... no questo era l'articolo dello scorso anno..... che dire quest'anno allora?
Non voglio essere ripetitivo e voglio quindi calarmi nei panni, stretti, dell'ascoltatore medio della kermesse canora più strombazzata d'Italia.
Voglio quindi non considerare il panorama italiano musicale nella sua interezza ma concentrarmi solo ed unicamente sul cantante tipo adatto al festival.
L'artista deve necessariamente sottostare a 3 regole:
1. la canzone deve essere orecchiabile e meglio se non impegnata
2. deve parlare d'amore meglio se non corrisposto
3. deve durare poco
Ebbene con somma sorpresa tutte le canzoni tranne una hanno pienamente centrato il bersaglio. La Oxa infatti ha sforato tutte e tre le regole, regalando una canzone "strana" a metà tra una recita e un canto. I testi cara Anna saranno stati pure particolari e sentiti ma io li ho capiti poco colpa, forse, dell'audio.
Ovvio che questa canzone, che da sola avrebbe potuto sovvertire un po le regole, sia stata scartata. LE altre ragazze invece hanno svolto il compitino in modo diligente e specie la Nicolai in modo raffinato (a modo suo ovvio).
Ron ha timbrato il cartellino proponendo una canzone sui generis, senza infamia nè lode, Povia non mi è piaciuto per nulla, colpa forse dello stupore dei bambini (quello si un piccolo capolavoro).
Grignani dopo Destinazione paradiso non è stato più capace di scrivere una canzone che davvero mi faccia emozionare. Men che mai stasera.
I gruppi.
Da Mogol sinceramente mi aspettavo terribilmente di più, almeno per i testi che sono quanto di più demagogico si possa sentir uscire dalla bocca di un napoletano, la musica di D'Alessio è sempre la stessa.
Gli Shugarfree sono come il loro nome, senza zucchero, come le dietorelle.
Vorrebbero ma non possono. La canzone è comunque nella media del festival.
Venuti poteva anche starsene a casa, la sua canzone assieme a quella della Tatangelo e dei ragazzi di Scampia è la piu' brutta del lotto.
Diciamo che in media le canzoni si mantengono su un buon livello qualitativo (per QUEL palcoscenico) e si daranno battaglia per la vittoria finale, per le vendite non saprei dirvi.
Chiudo con un piccolo pensiero che mi è balenato nella mente stasera.
Mia Martini.
Almeno tu nell'universo, La nevicata del '56 e Gli uomini. Ecco mi sono tornati in mente questi tre capolavori, cantati uno con più maestria dell'altro, con sentimento, con convinzione e sofferenza. Sono tre canzoni che cantate oggi (come ieri), avrebbero gettato in ombra tutto, la Blasi, Totti, le modelle tutto.
Quelle tre canzoni mi hanno fatto pensare che su quel palco la vera musica in tempi recenti c'è stata, con la sua bellezza e la sua dignità.
Questo mi fa sperare che, quanto prima, ci possa tornare a pieno merito.
Alla prossima.
Alfonso Pone |
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Editor Site Admin
Registrato: 20/12/05 18:26 Messaggi: 541
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Inviato: Ven Mar 03, 2006 12:50 am Oggetto: |
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[Terza serata]
Ciao a tutti e ben ritrovati.
La cronaca della terza serata del festival di Sanremo non può iniziare senza menzionare lo spettacolo offerto da John Cena. Il lottatore di Wrestling che per una ventina di minuti ha offuscato le stelle canore di Sanremo.
E' stato il punto più altro della serata quando, il campione, ha spiegato a un timoroso Panariello che il wrestling è oltre che fisico uno sport mentale. E' l'attenzione infatti a fare la differenza e a rendere un atleta un vero campione.
Ho notato inoltre che i muscoli di Cena erano perfettamente intonati con la sua voce, davvero profonda, oserei dire baritonale.
Per fortuna che non mi sono addormentato e ho sentito, con le mie orecchie, come in Usa pronunciano la parola Wrestling. Devo dire che mi è piaciuto maggiormente l'accento della Carolina del nord, a Mooksville infatti l'accento aperto tipico di quella zona rende molto più musicale quella parola. In Texas invece essendo più rudi lo pronunciano in modo gutturale incutendo un certo timore.
Mi sono inoltre commosso quando un emozionato Panariello ha invitato sul palco una Signora che dal festival ha ricevuto solo delusioni, la De Senis (Assunta no Paola eh ), che dopo 50 anni è riuscita a salire sul palco e a prendersi le sue rivincite.
La poveretta infatti a causa di vari malanni fisici ha dovuto rinunciare a partecipare nella categoria dei big, e questo pare le abbia seriamente danneggiato la carriera artistica. Oggi se fosse stata più fortunata invece di Nilla Pizzi è il suo nome che sarebbe stampato a lettere cubitali nella nostra memoria.
Un palcoscenico di tal portata inoltre non poteva esimersi dal ringraziare tutti gli ori delle recenti olimpiadi torinesi. Regalando brividi quando uno spericolato Panariello ha cercato di togliersi le scarpe.
Uhm.... ma mi sebra di aver parlato molto e di tutto o manca qualcosa? Eppure... AH ecco la MUSICA, che stupido non ho parlato della musica e dei cantanti.
Il fatto è che ehm.. non mi ricordo molto ma hanno cantato? E quando se Cena è stato tutta la sera sul palcoscenico, se all'inizio ho visto Pieraccioni, se a 3/4 di serata Verdone promuoveva la sua ultima fatica cinematografica e se ogni 15 minuti c'erano spot a raffica?
Come? Dite che Dolcenera ha scritto una canzone e che pare sia la favorita? Ma davvero c'era Noa? Con i Solist string quartet? Davvero la sua canzone è stata il momento musicale migliore del festival? Che vi ha ricordato alcune ultime canzoni di Conte?
Come c'era anche L'aura tra le nuove proposte? Quella che ha pubblicato un album il cui titolo è Okomuki e che a me è piaciuto un bel pò?
Azz ma che ho visto allora? Vuoi vedere che hanno cantato proprio mentre facevo zapping per vedere Rocky 4 su Rai 2? Eppure cambiavo canale ogni 15 minuti e mai per più di un minuto. Possibile abbiano cantato cosi poco?
Ma era Sanremo o Fantastico 35? |
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haira
Registrato: 13/01/06 12:55 Messaggi: 9 Residenza: Milano
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Inviato: Sab Mar 04, 2006 11:29 am Oggetto: |
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Venerdì. Penultima serata della 56sima edizione del Festival di SanRemo.
Cosa dire che non sia stato detto. Ascolti che vanno a picco, Blasi & Totti, Victoria che ruba la scena, Wrestling & Musica, le scenografie di Dante Ferretti, la moda italiana, superospiti annoiati, ritmo lento e musica inconsistente. Tutto e il contrario di tutto.
Ma questa sera si prospettano piacevoli sorprese: ogni concorrente duetta con un ospite.
Aprono lo spettacolo Michele Zarillo & Tiziano Ferro. Una performance indecisa e sbavata, non riescono a decidere se cantare all’unisono o azzardare una seconda voce.
Arriva il turno di Povia & Baccini che non risollevano di certo il morale. Esibizione sopra le righe, l’agitazione gioca brutti scherzi all’intonazione...
Ron, Tosca e Loredana Bertè: accostamento decisamente azzardato. Tosca è preparata e Fer un attimo riporta alla mente il celebre duetto di “Vorrei Incontrarti Fra Cent’anni”. La situazione si fa imbarazzante quando interviene la Bertè che non conosce per niente la canzone…
Gigi Finizio irrompe sul palco dell’Ariston con il re della percussioni Tullio De Piscopo e Anna Tatangelo si fa accompagnare alla chitarra da Alberto Radius. Uno scontro generazionale non da poco.
Menomale che arriva Nicky Nicolai a regalarci un atollo di buona musica con Stefano Di Battista e Giovanni Allevi…finalmente un po' di spazio al jazz italiano, l’unica pecca è che lei ha iniziato di urlare un po’ troppo ultimamente.
Dolcenera è accompagnata da Maurizio Soleri. Si respira aria vascorossiniana. Un perfetto quadretto rock, grintoso e ben amalmagamato. Simona Bencini ci stupisce con Sarah Jane Morris…Soul all'ennesima potenza. La serata è “davvero” carica di sorprese. Alla fine passano il turno Dolcenera e Anna Tatangelo con qualche meritato fischio in sala per le due eliminate. Per la categoria uomini, Michele Zarrillo e Povia. Domani sera se ne veranno delle belle.
A mezzanotte inoltrata finalmente si esibiscono i Giovani, assolutamente oscurati ed emarginati durante quest'edizione. Peccato perché li trovo molto piu interessanti dei Big.
Inizia Monia Russo che gioca a fare l’acrobata su una melodia stucchevole e mielosa, in quasi tre ottave. Mi è parso di sentire addirittura un “fa4”, assolutamente degno di nota. Incosciente ma brava.
Tiziano Orecchio. Anche lui è un acrobata in erba…corre sul filo del rasoio però…
L’Aura. Il paragone con Elisa è inevitabile. Vocalizzi, passaggi in falsetto, testi mistici ed astratti…è una spanna sopra gli altri, promossa a pieni voti.
Simone Cristicchi, il cantautore un po’ folle e strampalato. Canta di certe malelingue che uccidono…a fine esibizione fa esplicito riferimento alla storia di Mia Martini. Impegnato e spassoso.
Helena Helwigg. Di solito la Caselli non sbaglia, in questo caso ho qualche dubbio. Sfuocata e banale.
Riccardo Maffoni. Storia di vita locali, chitarrismi alla Springsteen, voce profonda e gutturale, gioca forse la carta del rock targato Correggio? Anche lui tra i superfavoriti, passa il turno assieme al suo collega Cristicchi. Peccato per L'Aura.
A questo punto, per concludere, trovo doveroso fare un breve appunto su alcuni eliminati nelle scorse serate:
Deasonika. Come di consueto, le giurie demoscopiche non apprezzano molto l’archetipo della rock band intellettualoide. Io li trovo originali ed innovativi.
Anna Oxa: Certo che con tutto il mistero e la suspance che aveva inscenato nel pre-festival, ci aspettavamo una performance scioccante. E invece ci troviamo una Dimanda Galas addomesticata. Aspettavo solo che si cospargesse di benzina e si desse fuoco. Pretenziosa e fuori luogo.
Ivan Segreto: è il mio vincitore. La canzone è semplicemente stupenda. Impegnativa, ma travolgente. Intensa e raffinata. Il cantautore siciliano ha classe, eleganza e un indubbio fascino… |
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alinostea
Registrato: 04/01/06 23:14 Messaggi: 196 Residenza: bari
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Inviato: Dom Mar 05, 2006 12:01 pm Oggetto: |
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[ultima serata]
Preambolo
Ieri, al tg1 delle 13.30, in una delle molteplici finestre informative che il notiziario, diretto con stupefacente maestria e indipendenza da Clemente J. Mimun, dedica alla kermesse (embè, quanno ce vò, ce vò) sanremese, il sempre obiettivo e misurato cronista Mollica ha intervistato Andrea Bocelli.
Quest’ultimo, non pago degli incommensurabili danni che, da anni (mi si perdoni il gioco di parole), sta arrecando alla musica pop(olare) italiana, se ne è uscito, più o meno, con questa affermazione (cito a memoria): “Le mie canzoni sono fatte per essere ascoltate mentre si è al lavoro, mentre si studia, mentre si guida. Ma in fondo lo scopo di ogni canzone è questo!”
Bene, sig. Bocelli, la ringrazio per aver finalmente e definitivamente circoscritto nel suo ambito aculturale e di puro intrattenimento una delle più genuine espressioni artistico-musicali dell’ultimo secolo!
Poiché, quindi, il concetto “Sanremo” (comprensivo di tutti i servi del potere che gli gravitano intorno – pseudogiornalisti, pseudopresentatori, pseudodiscografici, pseudocriticimusicali, pseudocantanti) è funzionale all’opprimente e oppressiva conferma dell’immodificabilità mummificata dell’oggetto ludico “canzone”, appare, a questo punto, chiara l’utilità di regime del Festival: rassicurare ancor di più e sempre più il borghese benpensante (conservatore ma illuminato) che:
a. il sacro valore artistico di ‘certa’ musica non può, né mai potrà, essere intaccato dalle canzonette;
b. quelle canzonette sono la giusta dose di ‘stravaganza conformista’ (l’ossimoro è voluto) che sono parte integrante ed esclusiva del mondo giovanile (della serie “siamo stati tutti ragazzi”);
c. lo spettacolo di Sanremo è un rituale (e, come tale, è rassicurante) come tanti di quei rituali di cui ci circondiamo (consapevolmente o meno) nel corso della nostra vita e che ci servono per proteggere la nostra mente e il nostro corpo da attacchi esterni che potrebbero intaccare il sacro schema delle nostre certezze.
Riassunto comico-tragico della serata
Cominciamo dalla fine: ha vinto Povia con una canzone che parla di piccioni!
Bè, qui si potrebbe fare della facile ironia parlando dell’aviaria o dei doppi sensi legati al nome di quel volatile, oppure si potrebbe tentare un approfondimento.
Tentiamolo: la vittoria di Povia mi sembra l’evidente pedaggio pagato dagli organizzatori del festival alla casa discografica del cantante.
L’anno scorso questo personaggio, uscito dalla tasca di qualche manager compiacente, era stato catapultato fuori concorso sul palco sanremese con “I bambini fanno oh”, canzoncina comunque curiosa che è diventata una sorta di piacevole tormentone (almeno per le prime cinque volte, superate le quali l’ascoltatore prova l’irresistibile desiderio di sopprimere l’autore!).
Povia fu, a tutti gli effetti, il vincitore morale della scorsa edizione, ma, evidentemente, l’astuto (si fa per dire…) discografico di turno voleva l’incoronazione ufficiale a imperitura memoria: poco importa che la canzone nuova ricalchi lo schema logico di quella precedente!
Anzi, come ho detto prima, la riproposizione rituale funziona in quanto è rassicurante: tranquillizza lo spettatore medio e lo convince che non lo hanno defraudato di nulla.
Ricordo, a tal proposito, le feroci critiche che (non solo da parte del pubblico, ma anche da tanta parte di pseudoaddettiailavori) subì Lucio Battisti quando abbandonò la partnership lirica con Mogol per affidarsi alla moglie prima e a Pasquale Panella poi: Battisti aveva infranto la riproposizione rituale rassicurante mogoliana, aveva defraudato la borghesia della sonnacchiosa ma tranquillizzante fruizione del ‘senso’ della canzone e, come tale, venne additato a novello “fool” di shakespeariana memoria.
Visto che abbiamo citato Mogol, soffermiamoci un attimo su questo ‘boss’ della musica leggera italiana: una trentina d’anni fa il nostro, appunto, legava il suo nome al genio battistiano; oggi fa lega con Gigi D’Alessio (i tempi cambiano?!?) e ci propina, per bocca dell’inutilmente ansimante Anna Tatangelo, un testo di una banalità disarmante.
Altro spunto di riflessione: i testi.
Malattia atavica della canzone italiana (malattia amplificata da ben 56 edizioni di questo “zecchino d’oro per bambini cresciuti maluccio”) è la sproporzione valutativa (nell’immaginario collettivo) tra la musica di una canzone (e qui comprendo la linea melodica, la struttura armonica e ritmica, le scelte strumentali e di arrangiamento) e il suo testo.
D’altronde lo recita anche il luogo comune: “Italia terra di santi, poeti e marinai”, non dice mica ‘terra di musicisti’!
Il dramma è che a Sanremo la poesia si troverà di sicuro in qualche libreria, non certo su quel palco dove a farla da padrone sono i cuori infranti o, in alternativa, i cuori riappacificanti, e dove la parola “cuore” fa, da sempre, rima con “amore” e mai con “spessore”.
Qualche parola sugli ospiti.
Felice (lo dico senza ironia) della scelta di ospitare personaggi del mondo della musica (e non attori in vena di massaggi pedestri o lottatori che si imbarcano in pericolose volute filosofiche), vorrei comunque spendere le mie ultime forze (la visione di Sanremo ogni anno mi prostra sempre più ) per tentare di convincere quei pochi avventurosi che leggeranno queste righe che Andrea Bocelli, Eros Ramazzotti e Laura Pausini sono l’evoluzione (voluta dal mercato) della musica leggera sanremese e non i migliori rappresentanti (come hanno fatto credere al buon Ciampi) della musica pop(olare) italiana.
Per trovare questi, rivolgetevi a un De Gregori e a un Vecchioni, oppure a un Samuele Bersani e a un Vinicio Capossela: all’estero venderanno tre copie l’uno (seppure…), ma sanno coniugare l’arte con la dignità, la coerenza e la misura.
Un auspicio, infine, per la prossima edizione.
Spero che qualche discografico un po’ più illuminato degli altri convinca Leone Di Lernia e Cristina D’Avena a partecipare.
Sarebbe una bella lotta!
P.S.: la stesura di queste righe è stata accompagnata dall’ascolto dei Magazine, dei Psychedelic Furs e dei Savoy Brown: quando si dice che l’uomo è il campo di battaglia tra il diavolo e l’acqua santa!  |
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