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Il Seattle Sound
(ovvero: miniguida indispensabile
sul grunge e dintorni)
a cura di Marcello
Stoppini
- Seconda
parte - Terza
parte -
Parlare di Grunge, e' un po'
come camminare su un tappeto di uova.
La visione comune di questa ondata musicale (e di moda) che ha investito
il mercato discografico mondiale all'inizio degi anni '90 e' quantomeno
stereotipata.
"Seattle? Ah, si! Camicie di flanella, distorsore a fondo scala,
Nirvana.... "
In realta' il "grunge", in senso stretto, non e'... mai esistito.
Grunge e' stato, piu' che altro, il nome "commerciale" dato
dai media ad un insieme di stili musicali diversi maturati nel Puget Sound,
l' area dove sorge la citta'.
Per quanto, fiutato l'affare, lo Showbiz prima e la moda poi, possano
aver mangiato sul piatto di Seattle a quattro palmenti, e' indubbio che,
improvvisamente, una "nuova" musica e' riuscita a scavalcare
quel difficile muro che sembrava dividere l' Alternative, riservato a
pochi eletti, dal rock piu' classico.
Seattle e' una citta' vivibilissima
ma freddina e piovosa. Circola voce che sia per questo che i ragazzi si
trovino cosi' spesso a suonare invece di uscire a giocare a football.
La camicia di flanella da boscaiolo non e' una moda: e' una necessita'.
Fatto sta che da un punto di vista musicale e' sempre stata molto feconda:
non deve essere un caso che sia anche la citta' natale di Jimi Hendrix.
Siamo alla meta' degli anni '80 e la scena dei piccoli club comincia ad
essere in fermento.
Diverse band, fortemente radicate nel punk e con un occhio all' hard rock
e alla psichedelia, suonano, senza troppi effetti coreografici (tipici
degli anni 80), davanti ad un numero sempre maggiore di fans accaniti.
Fans che spesso sono i componenti di altri gruppi!
Tra stage divin' (discutibile pratica di salire sul palco e tuffarsi sul
pubblico) e torsi nudi si affacciano gruppi come i Green River
di Mark Arm e gli Screaming Trees di Mark Lanegan .
I primi si distinguono per il carisma del cantante, chitarre dalle sonorita'
abrasive e testi abbastanza... diretti. Visto che lo si puo' trovare ristampato
a medio prezzo, segnalo, da non perdere, il CD "Dry As A Bone
/ Rehab Doll" (SubPop, 1988) che raccoglie i due Ep piu' significativi
della band.
Presto,
le strade dei componenti si separano: Stone Gossard e Jeff Ament (chitarra
e basso), si scontrano con la personalita' del cantante , Mark Arm, meno
incline a compromessi commerciali.
Quest' ultimo riunisce nuovi membri e forma i Mudhoney che, con
"SuperFuzz BigMuff" (SubPop, 1988; medio prezzo) e una
manciata di singoli, gettano le basi del distintivo suono SubPop,
l'etichetta principale del fenomeno Seattle.
E sono proprio loro a introdurre, per la prima volta, la parola "grunge".
I citati Screaming Trees,
che suonano all' epoca per la SST, propongono invece un rock contaminato
da psichedelia e chitarre dal suono acido. La distintiva voce, bassa,
rauca ma melodica, di Mark Lanegan, cresce a ritmi vertiginosi. La raccolta
"The SST Years 1985-1989" basta a dare un' idea di loro
in quel periodo.
Intanto, su un fronte piu'
"metal" (ma non troppo), Chris Cornell si fa conoscere con i
suoi Soundgarden. Chitarre scure, accordature aperte (dropped D
soprattutto) e tessiture armoniche particolari portano una ventata di
aria fresca in un genere che molti davano gia' per spacciato. Senza contare
che Cornell e' una vera bestia da palcoscenico.
Dei Soundgarden di questo periodo, da avere assolutamente, c'e' "UltraMega
Ok" (SST, 1988).
Tra i gruppi interessanti di
questo genere un po' crossover, ci sono da segnalare sicuramente anche
i Melvins, (dal suono molto grosso e distorto; un titolo: "Ozna")
e i Tad da sempre citati come una formazione proto-grunge (un titolo:
"Salt Lick").
Sempre per SubPop, un gruppo
di Aberdeen il cui cantante e' un accanito fan dei Melvins (addirittura,
per seguirli nei mini tour, si offre come autista), registra, per la strabiliante
cifra di 600 dollari (!), un disco prodotto da Jack Endino: sono i Nirvana
di "Bleach" (SubPop, 1989; medio prezzo). Suono parecchio
sporco, echi di metal e punk americano e uso intensivo di strofe dal suono
pesante legate a ritornelli pitttosto melodici.
I
raminghi Ament, Gossard e Fairweather, dei disciolti Green River, assoldato
il cantante Andrew Wood, hanno nel frattempo formato i Mother Love
Bone. Il loro rock, allontanatosi dalle atmosfere post-punk, sebbene
distintivo, e' molto piu' orechiabile rispetto a quello di altre band,
quasi AOR.
Registrano un ep e abbastanza canzoni per un disco completo, le prestazioni
dal vivo del cantante diventano presto rinomate.
Purtroppo, al momento di dare alle stampe il loro primo album "Stardog
Champion", Andrew Wood muore per overdose.
In commercio c'e' un doppio CD (Polydor 1992, ma le registrazioni vanno
dall'89 al 90) che raccoglie anche l' ep pubblicato precedentemente, "Shine".
La morte di Wood lascia una
grossa ferita nell' amico (e coinquilino) Chris Cornell che, di getto,
butta giu' due testi (fantastici): "Say Hello 2 Heaven" e "Reach
Down".
Stone Gossard e Jeff Ament si offrono di suonarle. Assieme a Matt Cameron
(Soundgarden) , Mike McReady e uno sconosciuto singer di San Diego, Eddie
Vedder, Cornell da vita ai Temple of The Dog , nome preso da un
verso di una canzone di Wood. Un solo disco all' attivo ("Temple
Of The Dog" (Epic, 1990)) di fattura eccezionale, richiami agli
Zeppelin e al rock anni '70.
Su tutto l'ineguagliabile voce del cantante dei Soundgarden che, con la
sua prodigiosa estensione, fa da contraltare all' hendrixiana chitarra
di McReady.
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