Artista/Gruppo: Beck
Manifestazione: Goa Boa
Organizzazione: Goa Boa
Web site: www.goaboa.net
Codice: -----
Recensore: Loris Gualdi
Pubb. il: 10/07/2005
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Anche quest’anno il più importante festival della Liguria, ha avuto inizio, inaugurando una nuova formula che proporrà, oltre che un’anteprima di altissimo livello ed il tradizionale festival nei giorni 7,8 e 9 luglio, anche un “lastminute” con quattro serate impedibili, sia per l’offerta musicale (Kusturica, Carotone, Bluebeaters, Bandabardò….), sia per il prezzo avvicinabile.

Il primo grande colpo di Totò Miggiano è assestato con la mirabolante presenza di uno dei maggiori talenti della scena alternative:Beck.

Ma facciamo un passo a ritroso…la serata viene aperte dalla band nordica Ravonettes, formatisi circa tre anni orsono, attorno alla vis di Sune Rose Wagner e della biondissima Sharin Foo. Il live proposto si presenta come una sorta di promo tour dell’ultimo disco “Pretty in black”, proponendo un’accattivante mistura di suoni surf e alt-elettro-pop, talvolta non del tutto convincente. La performance, nonostante la trepidante attesa di Beck, è apprezzata da un pubblico sciaguratamente non troppo numeroso. Viene naturale chiederci perché Genova abbia risposto così tiepidamente (circa 2000 presenze) ad un live che sa di evento. Secondo alcuni quotidiani la risposta si può ritrovare nel fatto che in questo 2005 le offerte musicali sono moltissime, ogni settimana si esibiscono due o tre artisti di calibro internazionale, c’è chi invece incolpa il prezzo troppo elevato dei biglietti…io propendo a valutare una dilagante inettitudine musicale, accompagnata da una preoccupante assenza di curiosità. Quindi , purtroppo, sono pochi coloro che possono godersi uno spettacolo che forse questa città non merita.

Sono le 22 passate quando Beck Hansen arriva sul palco in giacca bianca e cravatta arancione. Il genietto di L.A. non bada molto allo scenario che lo attornia e da immediatamente inizio alle danze, imbraccia il megafono con il quale amplifica la voce della ghost track "Clap Hands" e “Black tamburine”, tecno-sound dalle venature folk, estratti entrambi da “Guero”, l’ultima realizzazione del 35enne. L’approccio live, il cantato, l’armonia con cui l’artista riesce a suonare più strumenti, ricorda molto, le sempre eccellenti esibizioni di Moby, che come Beck dona molta attenzione alla scelta dei proprio musicisti, sempre impeccabili. Suoni e trovate sceniche, sembrano molto ben testate, anche se a tratti il factotum di Beck (xilofono, banjo, tamburello), cade nel grottesco, producendo balletti che tristemente ricordano l’inutilità on stage di Mauro Repetto degli 883.

Lo show, comunque prosegue su alti livelli, con le note di "Rental Car", “Girl” e "Hotwax", in un ritmo incalzante che presenta momenti hip pop alla Chuck D, sino a soffici riverberi da folk singer, in un crescendo Beethoveniano che porta al primo grande successo del passato, targato 1994: “Loser” . La platea sussulta estasiata, canta e accompagna la bella voce del front man, con grande energia e trasporto. Il tono viene mantenuto alto con una versione folk di “Sexx laws” che fa sorridere anche Erlenddei Kings of Convenience presente tra gli spettatori e in attesa dell’esibizione di domani. Un cielo stellato proiettato sui due teloni alle spalle dei musicanti, segna la conclusione del brano che viene seguito dall’entrata di una tavola imbandita; i musicisti posano i ferri del mestieri e si accomodano a gustare cibo italiano, mentre Beck imbracciando la chitarra acustica, offre un enclave sonora attraversando il percorso nu-acustic della sua carriera regalando “Earthquake” e una splendida versione di "Everybody's Got to Learn Sometimes" dei Korgis. Ben presto i bicchieri, le tazze, i piatti dei commensali si trasformano in grezzi strumenti d’accompagnamento musicale, dando così vita ad una jam sesion memorabile. Il live volge alla fine con un bis Bradburyano in cui si susseguono “Nicotine & Gravy”, “Beercan”, Mixed Bizness” e quando le luci si riaccendono, ci si rende conto che lo show offerto da Beck Hansen ha in se una totale completezza, caratterizzata da continui cambi di direzione che sorprendo e destabilizzano l’ascolto dei fortunati presenti, a dispetto di chi non riesce ad andare al di là di Vasco, U2 o Ligabue ed è ancora convinto che Beck sia una marca di birra.