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Unica
tappa italiana della turnè europea di Beck è in quel di
Urbino per il festival “Frequenze Disturbate”. Essendo a un
paio d’ore di auto dalla mia città non posso certo mancare;
eppoi “Frequenze Disturbate” è uno dei festival qualitativamente
migliori del panorama nostrano e la fortezza Albornoz è uno dei
luoghi più godibili dai quali ascoltare musica mentre si è
in piena estate. Il tempo di calpestare il prato e mi accorgo di come
tutto sia curato e nulla lasciato al caso.
Sul palco ci sono già i “Giardini di Mirò” ai
quali seguiranno gli “I Am Kloot”, attorno una sfilza di stand
tra cui ricordo alcuni che vendono t-shirts, piccole etichette con i loro
cd, naturalmente punti vendita di birra e negozi di cd che hanno smobilitato
il negozio per trasferirsi all’aperto per una sera. Lo stand del
“Mucchio Selvaggio” (partner della serata) è in alto
affianco al palco con le magliette approntate apposta per questa calda
estate. Ottima serata penso tra me e me anche perché il pubblico
continua ad affluire e alla fine saremo davvero in tanti.
Come un calciatore prima di una gara importante anch’io nei giorni
immediatamente precedenti al concerto ho cercato di trovare la concentrazione
giusta e pensato a lungo a cosa avrebbe proposto Beck. E siccome lui è
uno dei miei preferiti in assoluto c’era davvero poco da scherzare.
Il dilemma era: come poter far convivere l’ultimo “Sea Change”
ai più turbolenti e ritmati lavori che hanno avuto il merito di
aver consacrato Beck al grande pubblico? E se avesse proposto un set totalmente
acustico saltando di netto il suo più recente passato? Qualcosa
avrei comunque perso!
Come già ampiamente immaginato non c’è la sezione
di fiati in questo tour, e le movenze e l’abbigliamento della band
lasciando dedurre che stasera il sound sarà virato verso un suono
rock con potenti innesti di elettronica. L’energia che si scatena
fin dai primi pezzi è contagiosa, uno ad uno passano tutti i grandi
successi dell'artiste di Los Angeles che dimostra di essere molto in forma
altro che triste e malinconico come qualcuno pensava dopo l’uscita
di “Sea Change”.
In seguito, e qui ho raggiunto l’estasi personale (!!), Beck prende
in mano la sua chitarra acustica e propone molti brani dell’ultimo
“Sea Change”; il pubblico reagisce alla grande conscio dell’alto
valore artistico del disco. Non ho con me la scaletta dei brani, ma ricordo
nitidamente ad un certo punto una “Lost Cause” cantata con
gli occhi chiusi, poi fissi sul pavimento e i miei… quante lacrime
hanno versato accompagnati da quelle note soltanto qualche mese fa.
Poi si torna all’ordinaria follia, da “Loser” a “Mixed
Bizness” del bis che si chiude con una cover dei White Stripes e
con i nostri eroi che dal palco ci deliziano di musica e improbe movenze
agghindati con delle tute spaziali fluorescenti!!
Dopo questo concerto rimango sempre più dell’idea che è
impossibile definire la musica di Beck. Sarebbe troppo generico dire che
si tratti di musica pop “punto e a capo”. Beck è un’artista
che sorpassa il connubio tra tradizione e modernità, sorpassa l’elettronica
pur servendosene tanto, sorpassa la forma-canzone pur avendo un forte
senso della melodia; è un artista, un genio capace di stupire canzone
dopo canzone, album dopo album, concerto dopo concerto e di farsi amare
sempre incondizionatamente!
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