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Cosa
mi aspettavo da questo concerto?
Tanti dubbi prima di partire, alcuni giusti altri rivelatisi poi ingiustificati;
ma si sa mentre sale la tensione per la mente passa di tutto.
Ad esempio non mi scendeva giù dover sborsare 38,50 euro per un
concerto in piazza….ma alla fine sono uscito da quella piazza col
sorriso un po’ ebete di chi è soddisfatto di aver ascoltato
non uno ma ben tre veri concerti uno di seguito all’altro.
E allora cominciamo. Ci accoglie (me e il mio amico Roberto) piazza XX
settembre, larga, spaziosa con un immenso palco sul davanti e con ai lati
i bar organizzatissimi nel “distribuire” birra nella maniera
più veloce ( e redditizia) possibile.
Alle 21 spaccate cominciano i Turin Brakes e nonostante l’orario
un po’ troppo solare e un pubblico parzialmente distratto propongono
le bellissime canzoni di “Ether Song” e dell’esordio
“The Optimist lp”. Un ‘ora con il meglio di questi due
album, al termine del set per me si poteva anche ripartire tanto è
grande la mia adorazione per questo duo così splendidamente malinconico.
Alle 22,30 salgono i Coral; se dal cd sembrano bizzarri dal vivo si dimostrano
tanto anarchici quanto sorprendenti e divertenti.
Altri 60 minuti con i brani dell’esordio omonimo più qualche
pezzo nuovo, ma l’impatto sonoro e visivo è da descrivere.
Musicalmente le chitarre con i loro riff tipo spaghetti-western la fanno
da padrone, poi piccoli spogliarelli (dovuti anche al gran caldo) di chitarrista
e bassista mentre in conclusione il batterista distrugge il suo “amato”
strumento come fossimo in piena epopea punk!
Chissà come sarà rimasto sbalordito chi non li conosceva
proprio, ma sarà rimasto comunque colpito dalla freschezza delle
canzoni (devo ammettere che il loro disco è quasi un anno che gira
nel mio lettore e non mi ha ancora stancato).
E’ finalmente il turno dei Coldplay, tutti sono contenti: dai ragazzini
stile “Mtv generation” alle coppiette che si concedono una
serata romantica e inusuale, a chi semplicemente li segue per la loro
musica. La mia preoccupazione era di trovarmi di fronte ad una band ormai
immersa nel ruolo e nell’immaginario di portabandiera delle depressioni
e delle crisi post-adolescenziali e che lo spirito che aveva contraddistinto
soprattutto il primo album fosse stato sommerso da una bella montagna
di sterline.
Il palco si presenta in tutta la sua maestosità, con giochi di
luci che alle due band precedenti erano stati negati e quattro mega teloni
che trasmettevano le espressioni dei quattro musicisti.
I successi ci sono tutti, immaginate le urla del pubblico a brani quali
“Clocks”, “The scientist” o “Yellow”,
e Chris Martin ci regala anche alcune buffe escursioni in italiano catturando
altri applausi e testimoniando la sua semplicità e classe. Si va
avanti fino all’una e dieci con due bis e con la consapevolezza
che loro sono ancora integri e onesti, vanno avanti per la loro strada
con ballate che non li fa essere secondi a nessuno mentre nei pezzi più
elettrici tendono ancora a mancare di quel tot che li fa contraddistinguere
dalle più storiche guitar pop band britanniche…ad essere
sincero mi hanno ricordato molto gli U2 ..e a me gli U2 piacciono pochino!
Se piazza XX Settembre fosse stata quella sera una classe scolastica e
io il professore avrei assegnato senza batter ciglio un bell’ottimo
a tutto e tutti ma siccome sono sempre il solito confusionario e casinista
dell’ultima fila mi scopro a (s)parlare per tutto il viaggio di
ritorno delle emozioni e dei brividi che certe canzoni danno, del bello
che è stato e di come la prossima volta sarà ancora meglio
e nuovo. Quindi alla prossima…d’altronde la musica è
vita e la vita va avanti!
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