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| Manifestazione: | Goa Boa Festival 2006 | |
| Titolo: | ------ | |
| Organizzazione: | Goa Boa Festival 2006 terza serata | |
| Web site: | www.goaboa.net | |
| Codice: | ---- | |
| Recensore: | Loris Gualdi | |
| Pubb. il: | 24/07/2006 | |
| Copyright: | Loris Gualdi per www.music-on-tnt.com |
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Il Goa Boa festival 2006 si conclude con la terza serata, dominata più che altro da suoni sintetici ed altronici, alternati a ritmiche grezze e non proprio easy listening, che lasciano a casa gli adolescenti hip pop, portando sotto al palco giovani e meno giovani, attratti dalla voglia di ascoltare. Per buona parte di serata qualcuno si annoia, qualcuno ascolta, ma la maggior parte balla. Ad aprire l'ultimo atto della kermesse sono I Dogma del ggss, autori di un metal che strizza l'occhio al trash classico, ancora in fase embrionale. I margini di miglioramento sono comunque notevoli, vista la naturalezza e la velocità di esecuzione, anche se per arrivare ai livello di Chuck Schuldiner molti sono ancora i palchi da calcare. Poco dopo ecco saliresul palco i Musamelica , giovane band dall'aria emo pop, che non riesce a lasciare il segno, perdendosi in passaggi apprezzabili, ma non immuni da convenzionalità-zavorra, che si trasforma in un sound monocorde per tutto il live. Il salto di qualità si percepisce immediatamente quando salgono sul palco i Biogora. La band ligure nel giro di pochi anni ha moltiplicato il proprio seguito, ha convinto anche sul palco romano del primo maggio e sta vorticosamente raggiungendo il meritato ritorno di tanta gavetta effettuata sui palchi delle periferie. Gli strumenti cantano precisi accanto al growling di Drooper e Luis che lontano dal brutal si assesta sul più in voga Nu-metal. Virata decisa verso verso il P-Funk dei Disco Drive , triade torinese che, cresciuta sotto l'influenza artistica di Max Casacci, arriva al Goa Boa con l'european tour di “What's wrong with you, people!”. Il concerto sembra conquistare anche chi passeggia indisturbato tra gli stand, grazie ad un ritmo che accarezza il noise punk senza però lasciare la briglia troppo sciolta. Il suono viene tonificato da una doppia batteria che si sovrappone forse troppo al bravo bassista. Il sottopalco inizia a popolarsi di molti quarantenni che ricreano un quadro fenomenale sotto le enormi cisterne illuminate dalle luci multicolore dell'organizzazione. Infatti è quasi più interessante l'aspetto antropologico-sociale che il live dei Cazals manipolo di “poor innocent boys” dell'est end londinese. Il gruppo, di certo tecnicamente preparato, propone una miscela di brit-pop ben poco alternativo che si fa ascoltare senza per altro riuscire a coinvolgere minimamente. Torniamo ai profeti in patria…con il calar delle tenebre è la volta dei genovesi Meganoidi . Attorno a me molte persone iniziano a commentare negativamente la performance della band, sostenendo di essersi immersi in un mare troppo profondo e di non essere in grado di gestire le loro scelte azzardate. Invece sul palco ritrovo una band che, ancora non convince appieno, ma vince la sfida con molti altri colleghi, quanto meno per essere riusciti a non legarsi ad un genere musicale, spesso fagocitante. Per l'ennesima volta cambiano rotta, scelta onorevole anche se il picco massimo del live si raggiunge con la bella “Zeta reticoli” ad oggi uno dei migliori brani del gruppo. Durante il cambio palco entra in scena un piano, seguito dall'ex vertigo Morgan. Il live vive su di una dimensione totalmente differente da ciò che potevo aspettarmi. Forse la mia intolleranza nei confronti di un artista a mio avviso troppo sopravvalutato, è l'arma che mi rende piacevole l'esibizione del musicista. Con fare quasi annoiato Morgan adopera i tasti bianchi e neri viaggiando tra improvvisazione e esagerazione free jazz, attraverso l'armonia portante di classici d'annata come “ Non Al Denaro, Ne All'Amore, Ne Al Cielo”, “L'estate” e la conclusiva “Alabama song”. Tra i molti spettatori l'attesa sale per Laurie Anderson, con la sua geniale avanguardia musicale. L'artista spunta dalle quinte accompagnata dal suo violino. L'aria, un poco dimessa, fa capire come la moglie di Lou Reed viva al meglio i suoi recital all'interno di teatri, più che in festival di piazza. Dietro l'ombra della Anderson iniziano ad intravedersi luci, immagini e forme che passano su di uno schermo. La newyorkese inizia il suo show mostrando all'unisono le sue esperienze da poetessa, fotografa e strumentalista, con la declamazione del "Trio: Songs And Stories", testi tratti dall'ostico libro di George W.S. Trow " Within the Context of No Context" . Sullo schermo appaiono le traduzioni delle frasi che rendono accessibili a tutti i versi. Uno show che ha il potere genuino della visione filmica di una pellicola vista in lingua originale con i sottotitoli, ma possiede le medesime difficoltà attentive. Purtroppo, per chi si attendeva un tuffo nel passato, i suoni arrivano esclusivamente dagli ultimi lavori, senza auto compiacersi della propria storia…proprio come a live del suo consorte. Dopo l'inchino degli artisti, gli sbadigli dei più giovani si placano per lo show proposto da Ellen Allien & Apparat. Il set ripercorre integralmente “Orchestra of bubbles”, attraverso musicalità sintetiche che a tratti riportano alla mente i Chemical Brothers. Il live convince e trasporta in maniera adeguata, raffinato dalle incursioni vocali di Ellen, che rendono più morbida l'anima techno. Come per la Anderson, viene sfruttato lo schermo sul quale vengono proiettate immagini ipnotiche e iporealistiche, che ritmano una musica più da ballare che da ascoltare, proprio come quella del dj Mass.Prod che chiude un'oceanica serata di note. |