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Terza giornata al Goa-Boa 2002, forse
la più eclettica del festival genovese. Gli organizzatori hanno
infatti accostato sonorità e generi radicalmente diversi, facendo
convivere anime quasi opposte della musica popolare contemporanea.
Francesco Tricarico conferma la sua vena creativa in un set piuttosto
energetico; le filastrocche a cui ci ha abituato rivivono in chiave rock,
senza perdere pero' la leggerezza che contraddistingue il suo stile. Le
liriche un po' naif, vagamente malinconiche, si adattano a ritornelli
di facile presa,cantati con intensità, ripetendo gli stessi versi
quasi a voler imprimerli nella mente dell'ascoltatore come fossero buoni
consigli da non dimenticare. La "pesca" e "io sono Francesco",
i brani che maggiormente coinvolgono il pubblico, mentre i versi"
quando
ero piccolo la musica mi ha salvato" tratti dall'ultimo singolo,
"musica", vanno dritti al cuore di molti.
Molto meno rilassata la performance di Madaski. Si parte con suoni
tecno-metal di una durezza da far impallidire i Nine Inch Nails, il tutto
accompagnato da una vocalità ruvida in sintonia con le atmosfere
dark dei testi; ma quando tutti sono rassegnati ad un concerto in puro
stile hard-core,il suono cambia radicalmente: new wave ed elettronica
anni 80 prendono il posto di chitarre distorte,il pubblico gradisce e
danza trascinato da un drummin' efficacissimo e giri di basso immediati.
C'e' pero' ancora tempo per un finale a sorpresa,l'ultimo e' un pezzo
tecno-trance assolutamente estremo che si conclude con un teatrale sfascio
della strumentazione; tra chi applaude e chi rimane perplesso, l'impressione
e' di essere completamente e piacevolmente disorientati da un sound assolutamente
fuori dalla norma, sperimentale, manipolato da una tecnologia sempre più
intrusiva.
Dieci e dieci, e' il turno di Badmarsh&Shri. Difficile immaginare
contaminazioni di più ampio respiro di quelle proposte dal duo
anglo-pakistano. Il basso, cuore del sound della band, suonato percussivamente
e con un virtuosismo notevole, si snoda tra ritmi breakbeat e sonorità
etniche. Etno-dub, free-style del vocalist, nonostante alcuni problemi
tecnici dell'impianto audio sul palco, si intrecciano in una babele di
suoni che pare impossibile sia prodotta da soli 4 elementi, merito anche
della batterista Michelle, più volte presentata ed altrettante
applaudita, la cui tecnica e' davvero pregevole. Di nuovo il basso, questa
volta suonato con un archetto, conduce ad una digressione tra nenie indiane
e porta alla fine del viaggio musicale con una sorta di manifesto dall'asian
dub culture. Anche se il pubblico era venuto prevalentemente per i Subsonica,
mostra di gradire molto la trasversalità della proposta musicale.
Finalmente al calar del sole giungono i Subsonica che mancavano
da Genova da molto tempo e la carenza di spazi per concerti ha impedito
loro di toccare il capoluogo ligure con il tour invernale di promozione
del nuovo album Amorematico; le aspettative erano quindi piuttosto
alte e le premesse per un concerto atipico rispetto alla routine c'erano
tutte. Il gruppo si presenta come ponte ideale tra la club culture ed
il rock più tradizionale,ma chi si aspetta solo una manipolazione
elettronica stile Primal Scream, con tutto il rispetto del progetto di
questi ultimi, ha dovuto ricredersi. Il gruppo si immerge interamente
nei suoni da dj set, riprodotti con una strumentazione da rock band e
sintetizzatori, e propone pezzi da cui si comprende come abbia metabolizzato
la lezione dei maestri sonorizzatori degli anni 60 e il drum'n'bass,la
musica house e deep house e il techno-ambient. Dopo l'introduzione funk-rock
di "radio patchanka" per scaldare i presenti, l'house in sette
quarti di "nuvole rapide" va dritta ai piedi e introduce i pezzi
più dance, "discolabirino", "nuova ossessione"
e "depre", in un crescendo di suoni new wave corrosivi. Ad ogni
brano il pubblico salta e balla e si ha la sensazione di essere in una
sorta di zona di confine tra un concerto rock ed un club, in equilibrio
tra la compattezza della musica live ed il sound elettro-pop.
Non manca l'impegno dalla band,che nei testi mette a nudo alcuni nervi
scoperti della società di massa; manipolazione mediatica, incomunicabilità
("dentro i miei vuoti"), solitudine esistenziale ("albascura"),
ossessioni e paranoie dell'ambiente metropolitano ("aurora sogna")
sono alcuni dei temi trattati dalle liriche, senza retorica e con un linguaggio
lucido che arriva agli spettatori, anche in un contesto ben poco adatto
alla riflessione come quello di un concerto.
Dopo le sferzate tecno e le reminiscenze dub, un Samuel in gran forma,intona
"strade" su richiesta del pubblico, dando sfogo alla carica
soul della sua voce in uno dei momenti più intensi della serata.
Rispetto al tour di qualche mese fa, i 5 musicisti appaiono più
sicuri e la resa musicale ne risente assai positivamente;eseguono con
disinvoltura brani a ritmi impossibili ed arrangiamenti estremi, come
quello di "tu menti", cover dei Cccp, mentre gli ormai classici
"liberi tutti" e "tutti i miei sbagli" suonano meglio
che da studio. Il set si chiude con suoni chill out; dopo un invito alla
tolleranza e alla comprensione del diverso come cura al malessere interiore
("preso blu"), i Subsonica dedicano un ricordo emozionato ai
fatti di Genova del g8 2001, con "sole silenzioso", brano che
contribuirà all'album, in prossima uscita, in ricordo di Carlo
Giuliani, insieme a quelli di altri artisti italiani.
Impegno senza intellettualismo e rinnovamento musicale hanno saputo unire
un pubblico assolutamente trasversale, che a Genova si e' ritrovato in
un'atmosfera festosa,ma consapevole.
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