Logo
- Link -
Torna alla Home Page
Festival: Goa Boa Genova serata finale.
  Web site: ------------------------------------  
Recensore: Loris Gualdi

© Loris Gualdi per http://www.music-on-tnt.com

Vai alla pagina precedente che hai visitato.
vai alla pagina successiva che hai visitato.

 

La serata finale di un Goa Boa sempre ad alta qualità, ma forse un poco sottotono rispetto alle passate stagioni, si conclude con l'atmosfera rave, dominata da Faithless e Lali Puna.

L'opening act del 13 luglio è stato affidato ai Sintonia, giovane band locale, vincitrice di una recente selezione indetta da radio rock fm. Con il loro crossover alla ktulu, il gruppo ligure si esibisce davanti a un gruppo sparuto di spettatori, che hanno preferito la musica ad un pomeriggio in spiaggia.
Il secondo capitolo della serata è invece scritto dai Valerie Alagare. Ancora una volta una band locale, che però a differenza dei colleghi che li hanno preceduti, appaiono meno brillanti e u po' troppo impacciati, non tanto dal punto di vista musicale, quanto a livello di cantato, forse ancora troppo immatura, nonostante i ritmi pop-rock tutt'altro che fantasiosi.

Christian Bugatti, in arte Bugo, arriva all'ombra della lanterna intorno alle 20. Impressionante appare subito l'incredibile somiglianza vocale e fisica con Gianluca Grignani, ma questa osservazione vuole essere solo una semplice considerazione sul giovane cantante novarese. Bugo, dentro una strampalata camicia color pisello, offre uno show divertente e vario, che cresce di tono attraverso dolci blues, rap volutamente sarcastici, funky-rock di "Vorrei avere un Dio", sino alla musicalità grunge, presente in molti brani.
Gli ottimi musicisti che lo accompagnano sono completati dalla presenza di un preparato DJ che aggiunge una buona dose di skretch ai brani surreali di Bugo.

Dopo la buona performance di Bugatti, il suono di un grammofono introduce gli 8 musicisti di Mr.Paci, che in completo gessato da il via ad un lungo intro musicale, in cui i 4 fiati riescono a trascinare il pubblico in un'energica danza ska-swing. I picciotti si fanno apprezzare dai loro fans grazie a reinterpretazioni di classici di trinacria come " Sciuri sciuri", un vero e proprio inno regionale riarrangiato e reso più ballabile. Lo spettacolo di Roy Paci & Aretuska porta con se un dolce sapore retrò, antiche reminiscenze musicali che portano alla mente ai ritmi di Fred Buscaglione e Ray Gelato. Il momento più coinvolgente del vitale live giunge con le note della delirante "cantu sicilianu", libera interpretazione di "Mambo italiano", che convince molti degli spettatori a recarsi alla affollata zona merchandising.

Questa ultima notte genovese viene conclusa all'insegna dell'elettronica dei Lali Puna e dei Faithless. Il rave notturno ha inizio con la band germanico-coreana dei Lali Puna, il cui nome richiama alla mente l'origine orientale del gruppo; infatti la vocalist Valerie ha trovato i suoi primi natali proprio nella cittadina coreana di Puna.

La band, che fa parte della nuova ondata elettro-pop tedesca, propone una musica minimalista fatta di campionamenti e testiere. Una musica resa avvolgente dalla dolce voce della front-woman Trabelijahr. Il trasporto emotivo della musica eclettic-pop di "Nin-com Pop", le atmosfere Bossanova di "Contratempo", l'ipnotica "Middle Curse" introducono la verve più decisa dei Faithless che arrivano sul palco con l'obiettivo di chiudere in bellezza un festival avvelenato dallo scandalo dei biglietti clonati. La band britannica, in giro per l'Europa dal 1995, tra luci psichedeliche e ritmi che sfiorano a tratti l'industrial metal, sono accolti dal grande entusiasmo del pubblico meno folto rispetto alle giornate precedenti. Rispetto ai lavori in studio i Faithless dimostrano ancor a una volta come la vera e più genuina dimensione del gruppo è proprio quella dal vivo.

Energia, potenza, violenza sonora. Le menti creatrici di hit come "God is a DJ" e "Imsomnia" sono state partorite da Sister Bliss e Rollo Armtrong, che molti conoscono come fratello di Dido, con la quale duetta nel disco in "We came one". Sicuramente, quello voluto da Totò Miggiano e dalla Psycho, è stato un finale di grande effetto, a conclusione di un festival che probabilmente ha trovato una sua definitiva collocazione, dopo anni di nomadismo.