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La serata finale di un Goa
Boa sempre ad alta qualità, ma forse un poco sottotono rispetto
alle passate stagioni, si conclude con l'atmosfera rave, dominata da Faithless
e Lali Puna.
L'opening act del 13 luglio è stato affidato ai Sintonia,
giovane band locale, vincitrice di una recente selezione indetta da radio
rock fm. Con il loro crossover alla ktulu, il gruppo ligure si esibisce
davanti a un gruppo sparuto di spettatori, che hanno preferito la musica
ad un pomeriggio in spiaggia.
Il secondo capitolo della serata è invece scritto dai Valerie
Alagare. Ancora una volta una band locale, che però a differenza
dei colleghi che li hanno preceduti, appaiono meno brillanti e u po' troppo
impacciati, non tanto dal punto di vista musicale, quanto a livello di
cantato, forse ancora troppo immatura, nonostante i ritmi pop-rock tutt'altro
che fantasiosi.
Christian Bugatti, in arte Bugo, arriva all'ombra della lanterna
intorno alle 20. Impressionante appare subito l'incredibile somiglianza
vocale e fisica con Gianluca Grignani, ma questa osservazione vuole essere
solo una semplice considerazione sul giovane cantante novarese. Bugo,
dentro una strampalata camicia color pisello, offre uno show divertente
e vario, che cresce di tono attraverso dolci blues, rap volutamente sarcastici,
funky-rock di "Vorrei avere un Dio", sino alla musicalità
grunge, presente in molti brani.
Gli ottimi musicisti che lo accompagnano sono completati dalla presenza
di un preparato DJ che aggiunge una buona dose di skretch ai brani surreali
di Bugo.
Dopo la buona performance di Bugatti, il suono di un grammofono
introduce gli 8 musicisti di Mr.Paci, che in completo gessato da
il via ad un lungo intro musicale, in cui i 4 fiati riescono a trascinare
il pubblico in un'energica danza ska-swing. I picciotti si fanno apprezzare
dai loro fans grazie a reinterpretazioni di classici di trinacria come
" Sciuri sciuri", un vero e proprio inno regionale riarrangiato
e reso più ballabile. Lo spettacolo di Roy Paci & Aretuska
porta con se un dolce sapore retrò, antiche reminiscenze musicali
che portano alla mente ai ritmi di Fred Buscaglione e Ray Gelato. Il momento
più coinvolgente del vitale live giunge con le note della delirante
"cantu sicilianu", libera interpretazione di "Mambo italiano",
che convince molti degli spettatori a recarsi alla affollata zona merchandising.
Questa ultima notte genovese viene conclusa all'insegna dell'elettronica
dei Lali Puna e dei Faithless. Il rave notturno ha inizio
con la band germanico-coreana dei Lali Puna, il cui nome richiama alla
mente l'origine orientale del gruppo; infatti la vocalist Valerie ha trovato
i suoi primi natali proprio nella cittadina coreana di Puna.
La band, che fa parte della
nuova ondata elettro-pop tedesca, propone una musica minimalista fatta
di campionamenti e testiere. Una musica resa avvolgente dalla dolce voce
della front-woman Trabelijahr. Il trasporto emotivo della musica eclettic-pop
di "Nin-com Pop", le atmosfere Bossanova di "Contratempo",
l'ipnotica "Middle Curse" introducono la verve più decisa
dei Faithless che arrivano sul palco con l'obiettivo di chiudere in bellezza
un festival avvelenato dallo scandalo dei biglietti clonati. La band britannica,
in giro per l'Europa dal 1995, tra luci psichedeliche e ritmi che sfiorano
a tratti l'industrial metal, sono accolti dal grande entusiasmo del pubblico
meno folto rispetto alle giornate precedenti. Rispetto ai lavori in studio
i Faithless dimostrano ancor a una volta come la vera e più genuina
dimensione del gruppo è proprio quella dal vivo.
Energia, potenza, violenza
sonora. Le menti creatrici di hit come "God is a DJ" e "Imsomnia"
sono state partorite da Sister Bliss e Rollo Armtrong, che molti conoscono
come fratello di Dido, con la quale duetta nel disco in "We came
one". Sicuramente, quello voluto da Totò Miggiano e dalla
Psycho, è stato un finale di grande effetto, a conclusione di un
festival che probabilmente ha trovato una sua definitiva collocazione,
dopo anni di nomadismo.
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