Manifestazione: GoaBoa 05
Titolo: ---
Organizzazione: ---
Web site: www.goaboa.net
Codice: ---
Recensore: Loris Gualdi
Pubb. il: 01/08/2005
Copyright: Loris Gualdi per www.music-on-tnt.com

Sei in: Home > Live

Tonino Carotone feat. Arpioni + Emir Kusturica & No smoking Orchestra

Un poco per diletto e un poco per lavoro, nella mia vita ho avuto la fortuna di assistere a più di 1000 concerti, ma rare volte divertenti ed intensi come quello di questa sera. Di certo a favorire il divertissement sono state una serie di incredibili e bizzarre trovate sceniche ed inverosimili eventi, che uniti ad una musicalita trainante, ha divertito un pubblico entusiasta.

Tonino Carotone feat. Arpioni

Da quest’anno entra in vigore il Last minutes GoaBoa, voluto da Totò Miggiano per donare al pubblico, quattro concerti di alta qualità, naturalmente oltre all’appena concluso Festival e alle incredibili anticipazioni (Beck, King of Convenience).

Il primo atto dell’ultima fase è recitato dallo spagnolo Tonino Carotone che come ci racconta nel backstage torna “Felice al Goa Boa, perché Genova mi piace, l’Italia me gusta e non solo dal punto di vista musicale”. L’amore di Tonino nei confronti della musica italiana è ben nota da tempo, palesata dall’oculata scelta di di reinterpretare alcuni classici del passato come ad esempio “Ragazzo di strada” dei Corvi, che “è stata consigliata da un amico che ha trovato il disco in un mercatino dell’usato”. Sulla stessa linea, la monthypitiana recitazione di “Sapore di mare”, strampalata nelle ritmiche e nelle parole, che però, come ci racconta il pamplonense, fa trasparire “la voglia di continuare con nuove collaborazioni…magari con il grande Gino Paoli”, sulla falsa riga del magnifico duetto realizzato con Renato Carosone per la realizzazione di “Ti vuo fa l’americano”.

Tonino è un personaggio unico, dice di essere molto timido e spesso di aver difficoltà nel rapportarsi e si nasconde così dietro il suo sigaro cubano, che sembra donargli sicurezza. Dopo la fine del concerto, Carotone ci concede ancora qualche scambio di battute. Racconta di essere un poco dispiaciuto per il curioso episodio accaduto sul palco, durante la performance dell’attesissima “Ma cago en el amor”, la famosa lirica in cui si menziona con energia il concetto di “mondo difficile”. Infatti proprio dopo essere riuscito a far ballare il pubblico con le note della farsesca “Abuela vuela” e la provocatoria “La festa del raccolto” e “ Senza ritorno” vissuta dall’artista come liberatoria nei confronti di uno scomodo passato…accade un fatto curioso, talmente curioso che tutti hanno pensato ad una trovata scenica. Un ragazzo delle prime file riesce a salire sul palco e a sostituire il classico cappello indossato da Tonino con il suo. L’artista dopo aver capito l’accaduto, scende tra la folla inseguendo il furfante ma senza riuscire nell’intento di recuperare il maltolto…e così, proprio come in un film in cui la colonna sonora accompagna alla perfezione i fotogrammi della pellicola, ecco tra la fiumana di gente la voce che inizia ad intonare “..è un mondo difficile, felicità a momenti e futuro incerto…”. Questa canzone è ancora oggi il cavallo di battaglia dello spagnolo, che ci racconta come “me cago en el amor, è nata nella toilette di un bar, in un momento di ingombrante tristezza amorosa..” una situazione che Tonino porta ancora dentro visto la modalità nel raccontare la genesi del suo primo singolo, senza nascondere una vera e propria sofferenza d’amore. Il concerto ormai è finito da un poco, ma Tonino rimane amabilmente a parlottare con noi, raccontandoci che ora tornerà nella sua Pamplona per partecipare alla classica corsa dei tori per le vie della città, in modo da ricondursi alla sua infanzia quando il nonno gli insegnò a toreare.

Emir Kusturica & No smoking orchestra

Dopo una breve pausa, all’interno della nuova location in riva al mare, a pochi metri dalla lanterna, è il momento dell’acclamata No smoking orchestra capitanata dall’iper energico vocalist Nelle Karajilic,il quale ha l’onore di ospitare nella sua band uno dei registi più affermati del momento: Emir Kusturica.

La Zabranieno Pusenje (nome originale della band) nasce a Sarjevo intorno agli anni ottanta e torna in Italia per la seconda volta in pochi anni, portando in giro per tutta la penisola quel movimento musicale new primitives strettamente legato alla concezione di resistenza culturale sorta nel periodo post-Tito.La band utilizza nelle sue partiture un ritmo in levare, che ricorda a tratti lo ska ed il rocksteady, ma che in realtà nasce e vive attorno alla musica tzigana, dando un impronta di rivisitazione alla tradizione musicale e al fortissimo senso di appartenenza nei confronti della loro città d’origine. Pur esprimendo un sound allegro e gioioso, le tematiche spesso usate dal gruppo riportano ad aspetti socio culturali del loro paese, che in passato hanno portato problematiche di visto censura provocando nell’86 all’uscita di alcuni membri dell’ensamble e la conseguente entrata di altri tra cui Emir.

Il live genovese, a differenza dell’ultima performance nel 2001 mostra un’impronta meno rockeggiante e più vicina alla musicalità di Goran Bregovic, fatta di violini ed archi tzigani, fiati e allegria mescolata ad un intensa dose di humor nero. Il pubblico si diverte a ballare le sonate estratte da “Gatto nero e gatto bianco” e da “La vita è un miracolo”, riuscendo a frasi trasportare nell’ambiente e nella cultura balcanica, attraverso una miscellanea di ritmi Unza Unza che si amalgamano alla festosità dei membri del gruppo, i quali si dannano sul palco correndo, saltando e proponendo momenti di divertito cabaret. Se nella loro lingua sono riusciti in passato a coinvolgere il pubblico con pungente satira, oggi il coinvolgimento è più fisico; Karajilic chiama sul palco quattro ragazze e “simula” uno spogliarello di gruppo, utilizza altri spettatori come cariatidi per sorreggere un enorme archetto sul quale il violinista e il bassista si sfidano a suon di note…insomma un intenso ed impagabile show che non ha pretese altamente intellettualoidi ma che riesce comunque a trasmettere la vitalità di un popolo ancora ferito.