Manifestazione: MU Mu - Musica nei musei
Titolo: ---
Organizzazione:
Web site: ----
Codice: ----
Recensore: Loris Gualdi
Pubb. il: 28/05/2006
Copyright: Loris Gualdi per www.music-on-tnt.com

Sei in: Home > Live

La kermesse denominata MU-MU, acronimo di “Musica nei musei”, è divenuta ormai una tradizione musico-culturale del territorio ligure; organizzata all'interno di Villa Croce, collocata proprio sulla collina che si affaccia sul mare della foce genovese, riprende l'idea nata qualche anno addietro. La manifestazione prevede la fortunata formula di unire cultura musicale, alla erudizione di stampo classico, attraverso mostre, disegni, fotografie, collocate all'interno del Museo d'Arte Contemporanea. Questa edizione è caratterizzata da 150 opere di Marcel Duchamp, di cui si sono potuti ammirare, oltre a rari ritratti e scatti fotografici, anche illustrazioni e documentazioni che hanno reso la retrospettiva ricca e completa.

Ai lati della mostra, si alternano per tre ore band che viaggiano su binari altronici, passando dal jazz fusion al post rock. L'idea è dominata dalla scelta di offrire su due piccoli palchi la contemporaneità di esecuzione, stimolando un viaggio artistico-musicale aborrando la staticità e la passività dello spettatore. Si capisce nell'immediato che lo show è itinerante e poco importa se ci si perde qualche nota, magari per sfruttare l'originale idea del Movimento Effetto Notte che ospita i passanti all'interno di un furgoncino Volkswagen Westfalia, per la visione di cortometraggi d'autore tra cui Dalì, Clair, Bunuel e o stesso Duchamp.

Alle 18 circa sul mini palco a nord della Villa, salgono alla ribalta gli Stoni , forse poco compresi da un pubblico scarsamente avvezzo ad un sound sperimentale. Le sonorità più impegnative si sviluppano soprattutto nella prima parte del concerto, quando il contrabbasso elettrico si fonde con l'altronica fatta di loop e registrazioni sovrapposte. Giocando con sonorità grezze ed inusuali, in seconda battuta, si uniscono al sound una tastiera ipnotica dai vortici musicali accoglienti, ed una schizofrenica batteria, capace di offrire spunti di free jazz, alternati a sviluppi di improvvisazione. Parallelamente su palco vista mare inizia la performance dei genovesi Port-Royal , capaci di riprodurre un suono sintetico ma mai invasivo, attraverso synth ben calibrati. Il suono delle nuove tracce appare più orientato verso l'elettronica nordica che non alla concezione integralista di post rock, senza però perdere sonorità aperte che danno spazio più alla riflessività che alla malinconia.

Il secondo round dei musicanti continua ad essere di ottima qualità, e per questo risulta un vero e proprio delitto non riuscire ad avere il dono dell'ubiquità per poter godere di due incantevoli live.

Da un lato l'emergente Esmen, dall'altro lato del parco A Silver Mt.Zion. Se questi nomi poco vi dicono, molto vi diranno. Esmen, alias Fabrizio Gelli, già presente sulla scena underground con altri progetti, propone poesia musicata alla maniera del più accattivante alt-ambient rock. Soffici note che popolano un'ambientazione gentile e bucolica, strappata da risonanze rarefatte. La capacità compositiva dell'artista appare notevole, in perfetta sintonia con vocalismi di rara intensità capaci di rapire pubblico ai super guest star A Silver Mt.Zion. Quest'ultimi, fiore all'occhiello della serata, provengono dalla Montreal musicale, con un sound multiforme, fedele alla realtà Godspeed you!black emperor di cui la voce e chitarra Efrim Menuck ancora fa parte, nonostante questi ultimi anni sabbatici di silenzio artistico. A differenza della sua band natia, gli ASMZ propongono più vocalità e meno turbamenti sonori tanto è vero che il front man introduce il suo ensamble musicale, fortificato dietro una convincente sezione d'archi, come un gruppo folk(!).

In effetti non siamo troppo lontani dalla verità, in quanto proprio a ridosso dei suoni ipnotici del moderno post-rock, si ritrovano le radici della musica di un tempo. Il live corre via fluido, ma forse caratterizzato da un impaccio nel rapportarsi con il pubblico; infatti l'insolito orario, baciato ancora dal sole, sembra scoprire l'introversione di una band che abituata all'oscurità non riesce a decollare sino in fondo, nonostante l'ossessiva meticolosità con la quale il pubblico vive le note della roca e potente voce di Efrim o i movimenti improvvisi dei piedi nudi della brava violoncellista Sophie che, giocando sulle pedaliere, dona diverse vite alle corde del violino.

Dopo poco più di tre ore di concerti, si chiudono i battenti della manifestazione che, come poche altre, offre qualcosa di interculturale e meritevole.