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| Manifestazione: | Giuliano Palma and Bluebeaters +Skatalites |
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| Titolo: | --- | |
| Organizzazione: | Goaboa | |
| Web site: | www.goaboa.net | |
| Codice: | ---- | |
| Recensore: | Loris Gualdi | |
| Pubb. il: | 05/06/2006 | |
| Copyright: | Loris Gualdi per www.music-on-tnt.com |
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Genova 22 maggio 2006 Mazda Palace Lo spettacolo di questa sera apre ufficialmente la nuova edizione della stagione Goaboa 2006, ormai storico festival patrocinato da Totò Miggiano e dalla Psycho, i quali, dopo lo scorso anno, coronato da splendide proposte, ma probabilmente non da ritorni economici all'altezza delle aspettative, ripartono con l'entusiasmo di sempre. Il live contest d'ouverture è tutto nel segno del ritmo cadenzato, conosciuto da tempo con il nome rocksteady, music style made in Giamaica, che ritrova le sue radici nell'ambiente artistico afro americano e a quello caraibico . L'onere di aprire lo show è stato lasciato nelle mani della storica band degli Skatalites, padri putativi del genere di derivazione reggae. Molti spettatori presenti, sull'aria dei grandi brani proposti, si muove all'unisono come un enorme essere vivente, in preda alla gioia che si sprigiona alle note del giamaican sound. Nonostante le incertezze vocali e qualche di uscita di tonalità di Doreen Shaffer , non decresce la stima per una band che da anni calca i palcoscenici di tutto il mondo. Intorno alle 22:15, introdotti da un sampler anni '50, arrivano i Bluebeaters sovrastati da un enorme insegna retrò. Di li a poco, ecco arrivare Giuliano Palma, il quale si reinvesta immediatamente in una skadance stile Madness. Il live si dipana più che altro attorno all'ultimo disco “Long Playing”, e qualcuno si lamenta del fatto che tutte le canzoni possano sembrare troppo uguali a se stesse. In realtà con gli arrangiamenti si può di certo riuscire a fare qualcosa in più, ma è anche vero che il rocksteady è questo, con i suoi pregi e i suoi difetti, senza mezze misure, o lo si ama e lo si balla, oppure lo si odia e non lo si ascolta. Dopo le nuove hits come “Jealous Guy”, “Black Is Black” e “Charlie's Angels”, il concerto prosegue cavalcando vecchie glorie come “Wonderfull life” e “Believe”, che riescono a scaldare il pubblico non molto coinvolto dalle sonorità dell'ultimo disco. Inoltre nonostante l'assenza di Bunna, impegnato con i suoi Africa Unite, il suono della band è quello di sempre e ci si rende conto di quanto impatto abbia sul pubblico quando, dalla voce di Giuliano arriva “Che cosa c'è”. L'impressione, avvallata dalla conclusiva e divertente “Messico e nuvole” è quella che i fans apprezzino maggiormente le canzoni in lingua madre, forse perché più vicine ad un mondo poco esplorato in Italia , in cui ancora non si è adeguatamente avvezzi all'ascolto del rocksteady cantato in italiano. Il concerto si conclude poco prima della mezzanotte ed il pubblico, meno giovane di quello che ci si aspettava, sciama verso l'uscita estenuato dall'ondulante moshing, ma contento di aver visto all'opera una band che riesce a far ballare tutti, solamente come sono riusciti a fare Persiana Jones e Statuto. |