Sono le 23:20 quando le luci e i disegni psichedelici,
proiettati sullo schermo mobile del palco, smettono di muoversi ipnoticamente
davanti al pubblico in fervente attesa dei Quintorigo. Come in qualsiasi
spettacolo rock che si rispetti, dapprima salgono sul palco i musicisti,
e solo dopo un breve intro musicale, ecco salire on stage John De Leo.
Il frontman nascosto dietro una barba che ormai lo caratterizza da qualche
anno, da il via al live. Tra il pubblico c’è chi si chiede
come la band riesca, con una attrezzatura di tal guisa, ad ottenere sonorità
che virano dal jazz al rock’n’roll, e chi ancora si meraviglia
nel vedere l’insolita strumentazione di tipo classico: contrabbasso,
violino, violoncello e sax. Ma è proprio in questo rifiuto di strumenti
tipicamente rock, che si riesce a trovare la linfa vitale della musica
proposta dal quintetto romagnolo.
La prima parte del concerto appare di difficile lettura, soprattutto
ai neofiti del genere noise e l’avanguardia del free jazz. Tra i
brani più eclettici è da annoverare senza dubbio la lunga
e sperimentale suite di “Raptus” in cui per la prima volta
appare la batteria incisa precedentemente e visivamente mostrata attraverso
registrazioni filmiche, proiettate in uno schermo alle spalle del complesso.
Durante le tre diverse e visionarie parti della track, De Leo si dimostra,
ottima voce e un buon prosatore. Infatti è proprio in questa prima
parte del concerto che emerge la grande capacità drammaturgico-recitativa,
che si armonizza alla perfezione con le sonorità oblique del gruppo.
Nonostante la buona resa di brani come “ Malatosano” e “Alba
senza sole” il live inizia a decollare solo dopo l’onda reggae-dub
di “La nonna di Frederick lo portava al mare”, in cui il bravo
Good Fellas Gionata Costa, talentuoso violoncellista, ricrea il ritmo
in levare della chitarra elettrica attraverso l’uso improprio di
plettro e distorsore, mentre immagini di litorali estivi scandiscono le
note del coinvolgente brano scelto come singolo dell’ultimo “Grigio”.
Il concerto prosegue mescolando i più svariati generi musicali.
La maggior parte dei brani dei Quintorigo hanno, infatti, il merito di
partire da una base classicheggiante per poi sbordare nel rock, nel jazz
e nel noise, come accade nella bellissima cover “Heroes” portata
al successo da David Bowie, interpretata magistralmente dal gruppo.
Le emozioni del concerto savonese di De Leo e compagni, continuano a susseguirsi,
grazie anche alla vena umoristica del leader del gruppo, che un poco timidamente,
si intrattiene con il pubblico, ammaliato dalla sua voce miracolosa. A
ragion veduta John può, senza esagerazione alcuna, entrare a far
parte di quell’Olimpo in cui si trovano perfezioni vocali come Eddie
Vedder e Mike Patton, che con il loro spaziare tra numerose armonie e
timbri, riescono a palesare la banalità di molti interpreti e cantautori
contemporanei.
Dopo la performance dell’ormai classica “Grigio”, introdotta
ironicamente come una solare ed estiva canzone, velato omaggio a Paolo
Conte, ecco arrivare sul palco le note dell’ormai classica “Bentivoglio
Angelina” premiata della critica in quel di San Remo. Quest’ultima
è figlia di una maturità artistica, consolidata dopo le
molte collaborazioni con artisti del calibro di Battito e Bocelli, ed
importanti e vittoriose esperienze musicali di Arezzo Wave ed il premio
Recanati.
La parte conclusiva del concerto vive attorno a canzoni accortamente realizzate,
come la bellissima e stravagante “Rospo”, titletrack del miglior
album del 1999 che esalta la capacità compositiva e la creatività
dei cinque musicisti. Nulla con i Quintorigo appare banale, neppure un
cult come “Highway star” dei Deep purple, che viene reinventata
con grinta e furore, riuscendo a ripercorrere le tonalità heavy
attraverso archi che suonano come chitarre elettriche. Il merito va all’incredibile
sax di Valentino Bianchi e alla verve musicale del violoncellista Andrea
Costa che riesce ad infiammare il pubblico con un assolo assolutamente
fantastico, che riprende e quasi migliora la performance di Ritchie Blackmore.
Senza dubbio i Quintorigo hanno offerto uno show inconsueto e strabiliante
riuscendo a far cantare strumenti classici con voci diverse dalle loro
potenzialità e riuscendo a far rimanere a bocca aperta i molti
presenti, sfidati dalle tortuose strade vocali di De Leo, che oggi è
di certo da annoverare tra i migliori talenti nostrani. Uno spettacolo
di alta qualità consigliabile a chi voglia vincere il noioso mondo
del pop e affrontate questa nuova strada con coraggio. Se invece continuate
a rifiutare questi nuovi cimenti allora…… vi meritate solo
Ramazzotti e Tiziano Ferro.
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