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| Manifestazione: | ----- | |
| Titolo: | Concerto di Salif Keita | |
| Organizzazione: | ----- | |
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| Codice: | ---- | |
| Recensore: | Giulio Mario Rampelli foto Fabrizio Martinez | |
| Pubb. il: | 11/12/2005 | |
| Copyright: | Giulio Mario Rampelli per www.music-on-tnt.com |
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Confesso che non avevo mai visto Salif Keita dal vivo, e d’altra parte una giustificazione l’avevo: erano almeno 15 anni che non veniva a suonare in Italia. Quindi il concerto era un evento, e in effetti, nonostante la poca pubblicità, il pubblico romano lo ha recepito, riempendo, in quel mercoledì pre-festivo, la sala Santa Cecilia dell’Aditorium. Io ovviamente ero lì, assieme alla mia famiglia e ai miei amici, tra cui lo splendido fotografo e appassionato di musica mandengue Fabrizio Martinez. Avendogli da poco dedicato una monografia in 5 puntate non dirò altro sulla storia di Salif Keita. Sul palco, assieme a lui, c’erano basso, batteria congas e percussioni tradizionali, due giovani coriste, il kamalen’goni di Haruna Samake e le chitarre di Djeli Moussa Kouyate e Ousmane Kouyate. Valente chitarrista e arrangiatore esperto, Ousmane Kouyate è uno dei principali protagonisti della scena musicale maliana dagli anni ’70 in poi, e la sua presenza sul palco accanto a Salif Keita è stata davvero sostanziale. Il concerto comincia con la splendida Mama tratta dall’album Papa. Non c’è dubbio, la voce dia Salif Keita è stupenda, incisiva e straordinariamente potente, anche se purtroppo l’acustica non è il massimo. Apro una parentesi su questo aspetto, peché c’è da vergognarsi (e da incazzarsi) che nella sala più importante dell’Auditorium dell Musica non si riesca à impostare l’audio correttamente, non solo per i pezzi più rock, ma neanche per i brani cantati da Salif con il solo accompagnamento della sua chitarra. Salif Keita interrompe il secondo brano all’inizio solo per chiedere al pubblico, in ginocchio, di alzarsi dalle poltrone per ballare. E il pubblico lo asseconda volentieri. Il concerto continua con la gente che balla e i brani dell’ultimo album che scorrono, intramezzanti da qualche successo del passato: Laban, Ladji, Tolon Willie, Koukou, Kamoukie, Yambo, Bobo. Una miscela sapiente di brani dance e mid-tempo, di suoni tradizionali, rock e latino-americani. Dopo una serie di pezzi ballabili, Salif Keita resta da solo con la sua chitarra acustica, e attacca Folon, seguita da Ananaming. Un momento intenso e commovente, disturbato soltanto dal fruscio delle casse acustiche.
Il concerto si chiude in crescendo. M’Bemba, la storia di Soundjata Keita con Djeli Moussa Kouyate alla chitarra acustica, dà al pubblico un assaggio dello stile dei griot. Poi viene la storica Mandjou, il brano in onore del primo presidente visionario della Guinea Conakry Sekou Touré, suonata in una versione straordinaria e moderna grazie anche al supporto di Osumane Kouyate, che ha duettato a lungo sul palco con Salif Keita. Infine Madan, il grande successo dance tratto da Moffou, con il djembé che invita una a una le ballerine a dare il loro massimo, e che infine chiama un folto gruppo di spettatori sul palco, a chiudere il concerto tutti insieme. Le aspettative non sono state disattese, il concerto è stato un grande evento musicale, sia per gli appassionati che per che di musica africana non si è ma i occupato, e magari adesso ha qualche curiosità in più. Grazie Salif Keita, grazie di cuore e alla prossima occasione. |