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C'eravamo figlio mio. Il 25 luglio 2003 quando Patti Smith si esibì a Napoli io e mamma c'eravamo...... Non credo che un incipit del genere possa farvi fraintendere il tenore della recensione. Infatti non ci sono dubbi. Io e Anna ci siamo trovati di fronte a un concerto di rara bellezza e coinvolgimento. Ma… iniziamo con ordine a descrivere la serata. Il programma della serata era di tutto rispetto, si dovevano esibire due tra le più affermate cantanti/autrici del momento, ossia Paola Turci e Carmen Consoli. La Turci è salita sul palco alle 20.00 circa, iniziando a cantare con grazia e grinta, offrendo ai numerosi ragazzi presenti (comunque in numero inferiore ai 15.000 dei REM) quasi due ore di musica che hanno lasciato il segno. La Turci si è dimostrata (confermata) un’ ottima artista e autrice, dimostrando di avere ancora molto da dire in campo musicale. La sua esibizione è filata via liscia, e ha infiammato il pubblico quando la protagonista ha introdotto una cover/rivisitazione di Bella ciao, criticando la situazione politica attuale a suo modo di vedere intenta a creare un nuovo regime e rovinare il nostro paese. Pur volendo sorvolare su queste idee politiche condivisibili e non, è un dato di fatto che la piazza è quasi esplosa. Tutti hanno intonato l’inno dei partigiani e hanno tributato un caloroso applauso all’artista che di lì a poco ci ha salutati. Dopo una esibizione del genere mi sono sentito rassicurato sulla qualità della serata e ho aspettato con fiducia Carmen Consoli. Puntualmente questa si è presentata sul palco e ha iniziato a proporre i suoi brani vecchi e nuovi, con la sua caratteristica impostazione vocale e una padronanza del palco che ho apprezzato molto. La sua esibizione è stata una piacevole altalena di pezzi suonati in modo esclusivamente “acustico” e “elettrico”. Canzoni come L’ultimo bacio, Confusa e felice, Mediamente isterica sono state salutate da applausi e cori molto fragorosi. Carmen Consoli da parte sua ci ha messo energia, grinta e passione. Suonando diverse chitarre in modo convincente e passando con una abilità davvero sorprendente da canzoni rockeggianti a ballate senza scomporsi, proponendo un concerto privo di continuità melodica rendendolo così interessante e coinvolgente. Al termine della sua esibizione, applauditissima, ha pregato il pubblico con queste parole “stasera assisteremo all’esibizione di un pezzo di storia della musica rock”. E mai parole furono più profetiche. Alle 0.15 circa Patti Smith è salita sul palco e credetemi se prima credevo di aver assistito a un concerto di primo piano, mi sono dovuto assolutamente ricredere. Non ripeterò quello che tutti sappiamo, cioè quanto la Smith sia stata importante per la musica Rock, ma vi dirò cosa mi è successo durante la sua esibizione. Mi sono sentito trascinato, sballottato, torturato, travolto dalla carica emotiva che Patti Smith trasmetteva attraverso le sue canzoni. Dopo il concerto di venerdì sera ho avuto la conferma di un mio pensiero, e cioè un cantante si può apprezzare moltissimo ascoltandolo su cd, ma si ama alla follia solo dopo averlo ascoltato. Ecco io con disarmante sincerità affermo che sì Patti Smith mi piaceva, ma che non mi esaltava, non la conoscevo in modo profondo e non ne sentivo il bisogno pur riconoscendole i suoi meriti artistici. Alla fine del suo concerto mi sono sentito frastornato dalle mille emozioni provate, stanco per aver ballato, con la voce roca per aver cantato, con le braccia doloranti tanto l’ ho applaudita. La Smith ha recitato una poesia (credo) leggendola da un libro, ha saltato sul palco come e più di una ventenne. Mi ha deliziato con la sua mancanza di look, vestita in modo semplice e senza fronzoli, senza cambiamenti d’ abito, senza effetti speciali sul palco, con la sua voce possente e dolce allo stesso tempo. Mi ha confermato che la musica non si fa sbandierando un culo e un paio di tette (anche se ben fatti :-P), ma con il cuore e il cervello, avendo argomenti da condividere, passioni da trasmettere. Alcuni suoi brani come Because the night e People have the power, sono diventati un classico, sono canzoni che mi hanno fatto venire i brividi, che mi hanno scaldato il cuore. L’atteggiamento pacifista che ha ostentato la Smith sulle note di People have the power non viene da scelte di marketing o da mode del momento, ma dalla convinzione dell’artista che questo mondo va cambiato lottando, facendosi sentire e non accettando le ingiustizie di una quotidianità mortificante. Non un momento del concerto è stato al di sotto delle attese. Tutti i brani presentati sono stati cantati con lo stesso ardore, con lo stesso trasporto. Nessuno nelle tre serate a cui ho assistito, se non forse i Massive attack, ha instaurato una tale complicità con un pubblico che, seppur meno numeroso del solito (ma era l’una passata), non aspettava altro che farsi coinvolgere. Come avrete certo letto su altre testate giornalistiche Michael Stipe è salito improvvisamente sul palco ricambiando il favore fattogli dalla Smith la sera prima, ma questa è solo cronaca. Il fatto saliente è che mai prima d’ora il mio cuore ha battuto così, mai artista si è data in modo così totale, mai il tempo è stato così prigioniero di una musica così graffiante, spasmodica, struggente come quella ascoltata ieri. Quello di ieri è un
concerto che non potrò dimenticare, che conserverò vivo
nella memoria per tutta la vita, consapevole come sono non di aver tributato
un elogio dovuto solo per l’importanza del personaggio, ma per
un artista vera e inimitabile. |
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