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Artista/Gruppo: | STOCKHAUSEN KARLHEINZ |
| Titolo: | Concerto dal vivo al Duomo di Milano 5-05-2005 | |
| Brani: | KLANG | Suono | Die 24 Stunden des Tages | Le 24 Ore del Giorno |
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| Brani: | ERSTE STUNDE | La prima Ora (prima esecuzione assoluta) |
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| Codice: | ---------- | |
| Recensore: | Maurizio Germani | |
| Pubb. il: | 22/05/2005 | |
| Copyright: | Maurizio Germani per Music on Tnt |
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Giovedì 5 maggio 2005, ore 21, nell’ambito di un progetto del Duomo denominato PAUSE si tiene una manifestazione che prevede: la proiezione di una video-installazione dell’artista iraniana Shirin Neshat, l’assolo “Chaconne” del ballerino/coreografo Bill. T. Jones (“il genio della danza contemporanea” lo definisce Don Luigi Garbini nella sua presentazione), e la prima mondiale di KLANG (Suono) una composizione di Stockhausen dedicata alle ore del giorno. Dopo LICHT (Luce), una ciclo di sette composizioni operistiche dedicate ai giorni della settimana, che venne aperto con DONNERSTAG (Giovedì) eseguito per la prima volta proprio alla Scala di Milano nel 1981, ecco di nuovo un lavoro ciclico, questa volta dedicato alle ore del giorno, e ancora una volta tutto comincia a Milano. “Non volevo nulla di visibile, solo una preghiera musicale ad occhi chiusi, così come preferisco i concerti”. “Io prego San Michele di poter, un giorno, come Gesù, ascendere al cielo, che – come la musica – non è visibile”. Questo dichiara, in un impeto di “modestia” vagamente blasfema lo stesso compositore nell’opuscolo distribuito agli spettatori. La data è di quelle speciali, è la festa dell’Ascensione e il calendario dice 05/05/05, un tipo di coincidenze che piace molto a uno come Stockhausen. C’è sempre una prima volta, e questa, almeno per le ricerche da me fatte, risulta essere la sua prima composizione per organo. C’era nel suo catalogo, è vero qualche lavoro che prevedeva l’organo elettrico, per esempio “Trans”, ma nulla che avesse a che fare con un vero organo da chiesa. L’ingresso nella cattedrale, già prima dell’inizio della rappresentazione, è spettacolare. C’è un enorme telone, alto quasi quanto quella volta che sembra sfidare il cielo. Il telo nasconde alla vista l’altare e il coro e vi vengono proiettate immagini che scorrono lentamente dal basso verso l’alto: la luna, disegni astratti, un’immagine di Napoleone. Sono solo le otto e quaranta, venti minuti dopo l’immagine di Napoleone si trasforma in una tastiera d’organo. Si abbassano le luci, compaiono le mani dell’organista Alessandro La Ciacera, solo le mani, che accarezzano i tasti. Sorgono i primi suoni, si fa silenzio: tutto il silenzio possibile in un Duomo gremito di un paio di migliaia di persone. La prima impressione è di sfasamento, il movimento delle mani non coincide con la musica che si ode. Poi si capisce che la dimensione del Duomo crea appunto un piccolo sfasamento temporale fra l’immagine, che giunge immediatamente, e il suono, che giunge dopo una frazione di secondo. La composizione si snoda lungo 55 minuti in cui, pur nella totale assenza di una melodia a cui aggrapparsi, non si conosce un attimo di disattenzione, immersi come si è in questo liquido amniotico musicale. Una campana e alcune percussioni amplificate elettronicamente scandiscono lo scorrere del tempo e suddividono il brano in sezioni. Il canto, un testo dello stesso Stockhausen in cui si alternano le voci della soprano e del tenore, s’innalza parcamente come una preghiera. L’atmosfera magica della cattedrale immersa nell’oscurità fa il resto. È un’attrazione “a pelle” quella che si sente verso questa musica e, al di là di considerazioni tecniche sulla composizione, proprio per quella sua capacità di avvolgere, senza mai essere stucchevole o di facile effetto, per questa sua voce nuova, questa “Prima Ora” è probabilmente da annoverare accanto ai lavori di Messiaen, come dice Enrico Girardi sul Corriere della Sera di sabato 7 maggio, “fra gli autentici capolavori della letteratura organistica degli ultimi cent’anni”. Bravi anche gli esecutori: l’organista Alessandro La Ciacera che aveva una parte assolutamente non semplice e che ha dato prova di una concentrazione da grande esecutore, il tenore Paolo Borgonovo, la soprano Barbara Zanichelli, questa, diplomata con lode nel 2003 al conservatorio di Lugano ed allieva di Stockhausen ai seminari di Kürten, è sembrata particolarmente a suo agio nella parte ed ha certamente contribuito in maniera determinante al buon esito dell’esecuzione. Al brano organistico sono seguite le performances di Shirin Neshat e di Bill T. Jones. Al termine della serata tutti in scena, come a teatro e, tra gli applausi, ecco apparire lo stesso Stockhausen. Devo confessare che fa un certo effetto vedere questo ragazzino di settantasette anni muoversi agilmente tra ballerini cantanti e organisti e pensare contemporaneamente a lui come ad uno dei veri monumenti viventi della musica colta occidentale. Che dire: grazie Karlheinz, è stato davvero un fantastico regalo! Immagine tratta dall’opuscolo distribuito durante il concerto. |