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Manifestazione: Tora Tora Festival
Titolo: Tora Tora Festival
Etichetta: ------------
Web site: http://www.mescal.it/toratora/
Organizzazione: info@promopop.it
Recensore: Loris Gualdi
Pubb. il: 01/11/2004
Copyright: Loris Gualdi per www.music-on-tnt.com
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| Prima giornata |

 

Seconda Giornata

Fin dal primo pomeriggio il patron Agnelli, gira nel backstage, a fianco degli artisti, mentre la puntuale organizzazione della POP, permette anche a noi inviati di godere di un ottimo coordinamento. Quando il sole è ancora alto ecco salire sul palco i promettenti Zerodieci , gruppo locale, il cui nome è ripreso dal prefisso telefonico genovese. La band avendo pochi minuti a disposizione per mostrarsi al pubblico, propone tre brani tirati, nel nome di un pop rock accattivante.

In rotazione poi si presentano sul palco Lemeleagre, Mariposa e Zen Circus . I primi presentano alcune tracks del loro primo full-lenght " La foto di Gregor", album che è valso al gruppo l'edizione 2003 di Rock Targato Italia e il Sonica Festival di Palermo. Tra i brani proposti "Sangue al naso", "Marge" e "Veloce". I Mariposa , sestetto di ottimo impatto musicale, invece propongono, come loro stessi narrano, "musica componibile", perché il cosiddetto assemblaggio componibile delle cucine, è la cosa che meglio ricorda il loro tipo di sound, fatto di sinapsi musicali tra diversi generi. La band si dimostra eclettica e insolitamente numerosa, la bravura dei componenti meriterebbe ben più spazio, il consiglio è quello di seguire l'iter musicale di questa promettente band.

A seguire ecco l'esibizione dei pisani Zen Circus, che aprono il live con "Well done" e "Folk Punk Rockers", due tra i brani migliori proposti dal gruppo, che a tratti sembra ricordare il sound dei Violent Femmes. Il terzetto sembra aver molta cura, non solo delle partiture, ma anche dei testi, che dietro a una apparente immediatezza nascondono qualcosa di più ricercato.

Sotto lo sguardo attento di Manuel Agnelli, si esibiscono gli Anonimo FTP e Good Morning Boy. I primi, forti della bella voce di Vince Merlino e le trainanti percussioni di Bellavia, propongono ad un pubblico ancor non troppo numeroso, brani come "Gusto al limone" e " Come stai?", esempi di un rock irrequieto, caratterizzato adrenalinici arrangiamenti, e battute vigorose. A seguire i bravissimi Good morning boy, band fine e ricercata che propone un Indie rock di ottima fattura attraverso le note di "So fine", "Hamlet machine", "Lili", riuscendo senza difficoltà ad accattivare l'interesse del pubblico presente, forse più di quanto non sono riusciti a fare i gruppi precedenti.

Intorno alle 19.30 è la volta di Marco Parente , che per chi non lo conoscesse, ha in se un talento immenso. Ex CSI, ha dato vita ad un progetto da solista in cui, oltre che come autore e frontman, si è provato anche come arrangiatore. Parente si presenta al suo pubblico accompagnato da chitarra e da dal sax tenore al quale si unisce la guest star Agnelli, che si offre al piano per l'esecuzione di alcuni brani. Difficoltoso astrarre dalla scaletta il brano migliore ma forse la scelta ricade su "La mia rivoluzione" singolo dell'album "Trasparente", pubblicato dalla Mescal e prodotto dal leader degli Afterhours. Prima del momento ska punk molto atteso dai presenti, sul palco si esibiscono i Micevice la cui anima trova radici attorno al nome di Giovanni Ferrario, collaboratore e coproduttore degli Scisma. Accompagnato dalla talentuosa Giorgia Poli al basso, Michela Manfroi alle tastiere e Dade Mahony alla batteria, Ferrario, voce e chitarra della band, offre al pubblico un live diretto senza troppi fronzoli, essenziale è intenso.

Alle 20.30 on stage sale un sestetto in gonnellino a soffietto nero, forse chi mai ha visto un live degli Shandon rimane stupito, ma per i più, il costume di scena non è una sorpresa. Le ritmiche di Olly e Merco i giri di basso di Andrea, i fiati di Albeto e Fabio e le percussioni di Walter creano un mix portentoso attorno a brani come " Deep" e la piacevole "Drunk", per i quali gli spettatori non faticano a lasciarsi andare a pogo e skadance.

Il fil rouge continua con i "profeti in patria" Meganoidi nitidamente maturati dalle ultime performance. La sezione fiati ha una maggiore incisività e anche la voce di Davide sembra essere più a suo agio con il nuovo sound, meno adolescenziale, di brani come la splendida "Zeta reticoli", che chiude un live che è riuscito a fondere il felice presente di "Outside the loop, stupendo sensation" con il sorprendente passato di " Into the darkness, into the moda".

Sul finire della giornata iniziano i fuochi d'artificio, con la magnifica, divertente e divertita esibizione dei Pinerolesi Africa Unite. Incredibilmente da venti anni venti, la band scorazza con grande successo per tutta l'Italia, riuscendo sempre a soddisfare i propri aficionados. Bunna e soci danno in dono ai presenti un ritmo reggae attraverso le parole di "La storia" che apre il concerto, "Rughe indelebili" e la poetica "Mentre fuori piove" che riesce a coinvolgere un pubblico che dimostra un affezione particolare per la band di Madaski. Non ci si può fermare però il ballo continua, mentre i tecnici smontano la strumentazione degli Africa nel backstage Cisco e i suoi Modena iniziano a prepararsi per un live che sanno essere breve. La scelta dei brani proposti dagli emiliani e però senza dubbio basata su ciò che i fan si aspettano di ascoltare. Accolti da un boato I Modena City Ramblers danno il via ad uno show incredibilmente implicante, anche vissuto da dietro il palco appare del tutto normale lasciarsi andare alle ritmiche celtico latine. Con I Modena si canta, si balla, si alza il pugno al cielo, accompagnando il ritmo combat folk di brani come "Funerali di Berlinguer" e la toccante " Il bicchiere dell'addio" oltre a quei brani che proprio non possono mancare come "In un giorno di pioggia" e la conclusiva versione di "Bella ciao" che ancora riesce a commuovere sinceramente anche i più giovani tra gli spettatori.

Le ultime riserve di energia servono per accompagnare l'estrosità e l'ecletticità di Max Gazzè (qui l'intrervista in esclusiva per Music on Tnt), il quale si presenta al pubblico in un completo grunge-brit pop. L'aria scanzonata e svagata dell'artista romano, porta ad uno scambio di battute con le prime file di una arena concerti probabilmente più gremita rispetto alla sera precedente. Un giro di basso introduce " Quel che fa paura", ma la voce del pubblico si sente soprattutto in ormai testi classici come "Vento d'estate" e "Una musica può fare". Il finale è scandito dall'ironia graffiante di "La favola di adamo ed eva" che chiude le porte di un festival che in due giorni ha saputo portare a Genova parte di quel meglio che la scena di oggi può proporre. Come la sera precedente gli artisti salgono sul palco e come sul podio della formula uno, e le prime file vengono battezzate dallo champagne che addolcisce un poco quel naturale senso di vuoto, figlio di 26 converti in due giorni.

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