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Napoli
21 giugno 2003 stadio San Paolo. Il pubblico incorona il suo re tributandogli
quasi tre ore ininterrotte di ovazioni e cori. Sua Altezza Reale Gigi
d’Alessio si bea del successo che ultimamente sta ottenendo praticamente
ovunque e offre una serata indimenticabile per i suoi numerosissimi fans
napoletani.
A me a dire la verità non piace proprio per nulla, trovo le canzoni banalotte e prive di “spessore” fatte ad arte per vendere camionate di cd. Questa mia convinzione mi faceva approcciare in modo snob d’Alessio, ma dopo ieri sera ho deciso di cambiare il mio modo di giudicarlo. Per carità chiariamo subito una cosa. Non mi piaceva prima e non mi piace adesso. Ma una differenza c’è. Adesso lo rispetto maggiormente come artista, e preferisco per una volta un suo concerto pieno di colori, di persone felici e unite dalla voglia di cantare e ballare a un concerto diverso, dove si deve ascoltare in silenzio quasi religioso la musica. Ieri ho assistito ad un evento pieno di gioia, senza effetti speciali, un palco di colore bianco con due maxischermi e basta. Nessun fuoco artificiale, nessuna pausa, nessuna voglia di risparmiarsi e tanta voglia di far musica. Se d’Alessio si dà in modo così completo al suo pubblico ogni volta che sale sul palco, allora lo annovero tra quei pochi che davvero tiene ai propri fan dando il meglio di sé stesso. In passato ho assistito a molti concerti e spessissimo mi sono sentito un po’ tradito dalla sufficienza con la quale i cantanti si sono esibiti, tanto da farmeli rendere antipatici. Sotto questo aspetto è stato una bellissima sorpresa. Il concerto è durato circa tre ore, alimentato da praticamente tutti i successi più recenti di d’Alessio a cominciare da un medley dei suoi primissimi anni di attività quando cantava in napoletano e le sue canzoni spopolavano tra i quartieri spagnoli e la sanità, nella Napoli cioè che non appare nelle cartoline che i turisti mandano a casa ma che è la vera anima di questa città, anche se non l’unica. Durante il concerto ho capito come d’Alessio sia capace di entrare nel cuore dei giovani parlando d’amore usando il linguaggio dei sogni degli adolescenti. Canta le loro emozioni con una naturalezza disarmante, tanto da sembrare innaturale. Non credo di essere esagerato se affermo che mi ha ricordato Baglioni, quello di “Questo piccolo grande amore”, a pensarci forse non sono molto diversi e nessuno mi toglierà dalla testa che una volta che d’Alessio si sentirà sicuro di sé e appagato dal successo che attualmente lo circonda, non intraprenderà anche lui una strada che più difficilmente lo porterà in cima alle classifiche, ma che come artista lo possa gratificare maggiormente. Da critico quale sono in questo momento non vi dirò che l’artista è maturo, è pronto per diventare un grande della musica italiana, ma che è semplicemente sé stesso, fedele alla sua gavetta, consapevole dei suoi mezzi e della sua provenienza. E’ per questo che in futuro non mi aspetterò più da d’Alessio di diventare quello che non è, ma che faccia quel che meglio gli riesce, e cioè “parlare d’amore, pecchè cù tutti stì guai ca ce stanno è meglio parlà e nà cosa bbella”. Concludo con
un ringraziamento all’artista per le tre ore di divertimento regalatomi,
ma soprattutto ringrazio Anna per aver voluto condividere questa serata
bellissima con me. |
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