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Artista/Gruppo: | Eugenio Finardi |
| Titolo: | Dolce Eugenio | |
| Web site: | www.eugeniofinardi.it | |
| Autore: | Alino Stea | |
| Pubb. il: | 09/10/2005 | |
| Copyright: | Alino Stea per www.music-on-tnt.com |
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Parte Prima | Parte seconda | Parte terza | Discografia completa Cominciamo quest'ultima parte della monografia riallacciandoci al discorso del Finardi non più solo cantautore, ma soprattutto interprete. Dopo le suggestive prove citate, l'artista milanese snocciola in rapida sequenza alcune cover, sparse qua e là, di stupefacente partecipazione emotiva e di consumata capacità evocativa, cover che mettono, altresì, in evidenza una voce straordinariamente profonda e calda con quel filo, sempre più consistente, di triste e sofferta voglia, pubblica e privata, di non arrendersi mai:
Prima di riprendere l'analisi degli album realizzati da Finardi, un piccolo accenno a due ulteriori brani del suo song-book:
Il Finardi autore in proprio riappare nel 1996 con l'album OCCHI: il suo orecchio è sempre pronto a catturare sonorità sempre al passo coi tempi, ma il song-writing non è brillantissimo e cominciano a fare capolino (fatalmente...) deja-vu sonori e lirici. I brani migliori mi sembrano “Un uomo”, “Dopo l'amore” e “Uno di noi”, cover di un brano di Joan Osborne. Nel '98 il nostro si ripropone con ACCADUEO, ma il risultato è, francamente, disarmante: tematiche e arrangiamenti pericolosamente stanchi e ripetitivi. Manca la convinzione espressiva e la tensione emotiva e il tutto si aggrava con l'inutile partecipazione a Sanremo, nel '99, col brano “Amami Lara”. In quest'ottica non appare una coincidenza il fatto che i due album più deboli di Eugenio siano stati incisi in concomitanza (o quasi) con le sue partecipazioni rivierasche... Cambiata ancora una volta etichetta discografica, nel 2001 Finardi si imbarca in un progetto altamente suggestivo: interpretare alcune canzoni di ‘fado' portoghese (un modo tutto struggente di fare musica) in un disco progettato dal chitarrista Marco Poeta. Oltre al nostro, sono coinvolti al canto due suggestive voci come quelle di Elisa Ridolfi e di Francesco Di Giacomo, l'indimenticabile vocalist del Banco del Mutuo Soccorso. Particolarmente in due brani la voce di Eugenio si staglia, monumentale, in un vortice di sofferenza che colpisce, comunque, per dignità e passione: “La mia canzone è saudade” e “Non è disgrazia essere povero”. L'anno successivo, per festeggiare i suoi 50 anni, il cantautore italo-americano reincide, con arrangiamenti e sonorità modernissime, alcune delle sue canzoni più belle o, comunque, più importanti del primo periodo di carriera: il risultato dribbla ogni tentazione nostalgica e, anzi, ci restituisce quei brani in una luce ancora tremendamente attuale. Affamato di nuove esperienze, tra il 2002 e il 2003 Finardi, in una sorta di chiusura del cerchio di tutte le sue precedenti vicende sonore, liriche e interpretative, organizza uno spettacolo prima e un disco poi (IL SILENZIO E LO SPIRITO) incentrati su una lettura profondamente spirituale di certa musica e di certe canzoni. A ben vedere, la ‘forza dell'amore' è sempre stato un potentissimo motore che ha da sempre guidato il laico Finardi nelle sue scelte musicali e umane: e, a vedere ancora meglio, solo l'amore, al di là di ogni steccato religioso, può condurci a comprendere e a condividere l'assoluto. Ognuno ha la sua strada: il percorso attraverso cui il nostro esplicita la sua voglia e il suo bisogno d'amore è la musica e IL SILENZIO E LO SPIRITO è un'esperienza tumultuosamente catartica. Il disco va fruito come un tutt'uno (tra cover di Cohen, canti natalizi, la riproposizione di “Come in uno specchio” e riprese di fado), ma l'interpretazione che Finardi dà de “L'oceano di silenzio” di Franco Battiato e de “Il ritorno di Giuseppe” di Fabrizio De André sono qualcosa che hanno veramente a che fare con un afflato celeste. Ultimo passo del cantautore milanese, in un'ennesima chiusura di cerchio, è l'appassionata incisione di ANIMA BLUES (di cui spero abbiate letto o leggerete la mia recensione). In conclusione: perché amo tanto Finardi? Perché lui nelle sue canzoni, con la sua voce, con i suoi testi, si mette veramente a nudo e ovviamente, in questo processo, ciò che, prima di tutto, si nota, sono le sue debolezze e le sue sofferenze. Ecco, io ammiro questo suo coraggio di scavare continuamente dentro se stesso, forse per migliorarsi, ma soprattutto per capirsi e capire. Parte Prima | Parte seconda | Parte terza | Discografia completa |