[Frank Zappa ] Monografia. Artista/Gruppo: Frank Zappa
Titolo: Zappa e le orchestre: piccola storia di un rapporto difficile.
Web site: www.zappa.com
Autore: Antonio De Pascale
Pubb. il: 19/09/2004
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Da bambino viveva nel bel mezzo del deserto californiano del Mojave, dove il papà emigrato dalla Sicilia lavorava come operaio. A soli sei anni, secondo la vulgata, Frank Vincent Zappa metteva su piccoli spettacoli di fuochi d'artificio confezionati con la polvere da sparo da lui stesso fabbricata con i quali movimentava l'ambiente desertico altrimenti troppo tranquillo. Poco più che decenne per nostra fortuna si dedica ad attività più innocue, si appassiona di musica dodecafonica, ascolta Varése, Webern e Stravinskij. Ben presto inizia ad avere anche idee molto chiare su ciò che vorrà fare da grande: il piccolo Frank Vincent vuole diventare un famoso compositore di musica moderna ed avere una sua band con la quale fare soldi a palate.

Prodigio in erba o poche rotelle a posto? Plausibili ambedue le ipotesi.

Si, Zappa è stato un amabile folle, un grande genio e se è diventato “anche” uno dei grandi compositori del Novecento ciò è successo grazie anche ad una buona dose di cocciutaggine tutta mediterranea.

A testimoniare la sua fama di compositore ci sono le “attenzioni” che formazioni di non poco conto come la London Symphony di Kent Nagano, l' Ensemble Intercontemporain di Pierre Boulez e la Los Angeles Philarmonic di Zubin Metha hanno rivolto alle sue opere.

Genialità, follia e cocciutaggine che per l'appunto gli hanno consentito di comporre musica estremamente complessa, articolata, di curarne le partiture con una pignoleria diventata proverbiale e di avere soprattutto idee molto chiare su come queste composizioni dovessero essere eseguite.

Tuttavia il tiepido entusiasmo con il quale Zappa parlava di queste esecuzioni è sintomatico di quanto fosse distante il suo ideale esecutivo dal trattamento che direttori e formazioni così prestigiose avevano riservato alla sue composizioni ed è alla base del rapporto profondamente travagliato tra la sua musica e le orchestre.

In effetti queste partiture tanto curate si scontravano con orchestrali lavativi, approssimativi ed anche un po' spocchiosi, probabilmente convinti di trovarsi ancora una volta in sala di registrazione per confezionare il solito “vestitino sinfonico” al parvenu del pop di turno in cerca di legittimazioni “colte” per la propria musica.

Fu ad esempio durante la collaborazione con un Kent Nagano non ancora famosissimo che, nel bel mezzo di una delicata sessione di registrazione, l'intera sezione di fiati della London Simphony entrò in pausa sindacale per andare ad affollare il pub di fronte agli studi.

Non ci fu verso di convincerli a prolungare la sessione di registrazione ed oltretutto l'orchestra suonò così male che furono necessari, in sede di post produzione, quaranta tagli (per complessivamente sette minuti di registrazione) per eliminare errori e difetti.

L'incapacità di dare lo sbocco desiderato alle proprie composizioni, la difficoltà di trovare sponsor e finanziamenti adeguati e, non ultime, le quantità di denaro sprecato per inutili trascrizioni avevano fatto di Zappa un uomo frustrato e pieno di rancore.

Durante le interviste non perdeva occasione di bersagliare quelle che sarcasticamente chiamava “orchestral stupidities”: istituzioni teatrali ottuse, agenti cialtroni, ambienti accademici incapaci di cogliere l'evoluzione della cultura musicale ed orchestrali la cui professionalità era ridotta a piatta routine concertistica.

Giustificare l'incompatibilità tra Zappa, le sue composizioni e le orchestre semplicemente con le “orchestral stupidities” potrebbe essere tuttavia riduttivo.

Le cause di questo rapporto difficile sono molto più profonde e probabilmente risalgono allo storico gap che divide la musica “colta” dalla musica popular , la musica scritta da quella non scritta, la musica da ascoltare “ con la testa tra le mani ” dal semplice divertissment.

A scontrarsi sono in definitiva una cultura storica della musica (e dell'arte) codificata in rigidi canoni, eccessivamente seriosa, snob, intellettualmente impegnativa ed in un certo senso “punitiva” ( “Boulez is serious as a cancer……” affermava Zappa) con una sua dimensione più rilassata e divertente (“…. but he can be funny too” continuava, sempre riferendosi al direttore francese ), ma anche caratterizzata (specie nel jazz, nel rock e in certo sperimentalismo) da elementi dirompenti, trasgressivi ed ostili all'establishment ed al mondo accademico.

Emblematiche a tal proposito, le ”avvertenze per l'uso” apposte da Zappa (con non poco understatement ) sulla copertina di Apostrophe ( music for dining and dancing pleasure) o ppure quelle che appaiono su The Perfect Stranger (proprio l'album registrato dall' Ensemble Intercontemporain di P. Boulez di cui si parlava precedentemente) che recita “ all material contained herein is for entertainment porpouse only, and should not to be confused with any other form of artistic expression” .

Nello specifico occorre evidenziare che la musica di Zappa assume una evidente connotazione antiborghese e fortemente dissacratoria nei confronti delle tante certezze bacchettone della american way of life tanto che, nel corso degli anni, fu costantemente osteggiata e censurata dagli ambienti più benpensanti. In termini di complessità e difficoltà tecnico/esecutive la sua musica si spinge invece al di là dell'ambito entro il quale viene normalmente fruita (prevalentemente quello rock) necessitando per la sua esecuzione proprio di quelle competenze tecniche tipicamente accademiche, paradossalmente proprio quelli che erano tra i bersagli preferiti dello Zappa-pensiero.

Paradosso che Boulez in una intervista sintetizzò efficacemente affermando che " Zappa come musicista era una figura eccezionale perché apparteneva a due mondi: quello della musica pop e quello della musica classica. E non era una posizione comoda ".

L'unica via d'uscita intravista da uno Zappa ormai rassegnato, esacerbato e per giunta contrariato dalla poco redditizia tournee del 1988 fu quella di continuare comunque a comporre musica (attività alla quale, come dichiarava spesso non riusciva a sottrarsi) salvo poi affidarla non più ad una orchestra tradizionale ma ad un suo surrogato: il terribile Synclavier!

La scelta si rivelò ben presto un suicidio commerciale ed artistico: pochi coraggiosi acquistavano dischi contenenti tali lavori ed ancora di meno assistevano ai suoi concerti.

I giornalisti e critici non mancavano di far notare la “ freddezza ” del mezzo e “ la mancanza dell'elemento umano ” in queste sue performance. Puntualmente uno stizzito Frank rispondeva: “dei fottuti manufatti da elementi umani ne ho le scatole piene, con il Synclavier hai il controllo completo della tua idea compositiva, componi musica che nessun essere umano sarà in grado di eseguire. Poi ti tocca solamente pagare la bolletta della luce!”.

Purtroppo Zappa si avvicinava ad una fine prematura, la malattia lo segnava con profonde rughe sul viso e striava di bianco i suoi capelli, la “mosca“ sul mento ed i mitici baffi.

Parlare di fortuna in una situazione del genere potrebbe sembrare un tragico controsenso, eppure Frank, poco prima di lasciarci, riuscì a coronare il suo ultimo sogno ed a riscattare le sue composizioni dal mediocre ed arido destino del Synclavier.

Il “miracolo” avvenne grazie ad un gruppo di venti validi e volenterosi musicisti provenienti da ogni parte del mondo, ad un teutonico concentrato di organizzazione, precisione, serietà e dedizione e ad un nome che certamente non brillava per originalità: Ensemble Modern Orchestra da Francoforte.

Nel 1992, Zappa ed i musicisti della EMO iniziarono ad “annusarsi” nel mitico studio sul quale campeggiava una strana scultura che rappresentava uno squalo giallo; poi iniziarono a mettere mano agli strumenti ed a porre in musica alcune idee: è immaginabile che Frank andasse in sollucchero quando i musicisti della ELO si presentavano in studio con largo anticipo per mettere a punto gli ultimi dettagli della sessione di prove.

Partì così il ciclo di registrazioni conosciuto come “ The Yellow Shark ” grazie al quale le pagine risalenti all'epoca delle Mother Of Inventions , le composizioni più recenti e persino le famigerate partiture al Synclavier, conobbero così nuovo e forse più adeguato splendore.

The Yellow Shark diventò una fortunata tournee, alla quale, in un paio di date, partecipò un istrionico Frank che sul podio passava disinvoltamente dalla bacchetta da direttore ad una pistola spaziale giocattolo con la quale si divertiva come un bambino.

Le registrazioni di autentici gioielli come, tanto per citarne alcuni, Dog Breath Variations, Uncle Meat, Outrage at Valdez, III Revised (commissionato a Zappa dal Kronos Quartet ), Ruth Is Sleeping (il primo brano scritto al Synclavier), Welcome To United States (una piece musical teatrale nella quale viene riletto, con effetti esilaranti, il cervellotico modulo doganale di ingesso negli USA), Get Withey (uno stupefacente brano nel quale ogni nota dell'accompagnamento melodico viene eseguito, con sincronismo perfetto, da un differente strumento) ed un travolgente G-Spot Tornado sono stati pubblicati nel 1992 in un meraviglioso cd, contenente peraltro un bellissimo libretto denso di fotografie e con i commenti di ogni brano scritti dallo stesso Zappa.

I migliori purtroppo ci lasciano sempre troppo presto ed a questo destino non riuscì a sottrarsi il nostro Frank.

Tuttavia la EMO , che a buon titolo può essere considerata l'ultima “band” di Zappa, non si scoraggia e decide di dare seguito alla sua “mission”.

Frank Zappa fu un compositore estremamente prolifico e gli archivi dello Zappa Family Trust custodiscono (molto gelosamente) il suo sconfinato repertorio multimediale costituito da file midi, nastri e spartiti a volte poco conosciuti sui quali lavorare.

Anche questa volta Ali N. Askin e Todd Yvega (i due compositori e consulenti/assistenti musicali di Zappa sin dai tempi di The Yellow Shark ) riescono a muoversi con successo tra gli aspetti più reconditi del sincretismo zappiano ed ancora una volta consegnano al direttore Frank Ollu (guarda caso, un allievo di Pierre Boulez ),.delle partiture estremamente godibili e fedeli allo spirito zappiano.

Il progetto della EMO è senza dubbio ambizioso e coraggioso: adesso manca, almeno fisicamente, la supervisione attenta ed esigente di Zappa ma soprattutto occorre non fare rimpiangere il successo di The Yellow Shark.

Tanto per iniziare, il nuovo ciclo prende il nome da uno dei personaggi che popolano l'universo zappiano, Greggery Peccary , un simpatico porcellino (il nome è la ridicola storpiatura di quello del famoso attore hollywoodiano) le cui avventure vengono narrate nella lunga suite pubblicata su Studio Tan un sottovalutato lavoro degli anni 70.

A partire dal 2000, lo spettacolo Greggery Peccary & Other Persuassion a più riprese viene portato in tournee (nello scorso settembre ho avuto la fortuna di assistere al concerto tenuto nell'auditorium del Lingotto di Torino) e, qualche mese fa, è arrivata anche la pubblicazione delle registrazioni da parte della RCA/BMG.

Nessun tipo di registrazione naturalmente riuscirebbe a riproporre l'atmosfera di un concerto dal vivo, né tanto meno lo spettacolo nello spettacolo costituito da un'orchestra che si muove come un meccanismo di precisione (stupefacente, ad esempio, l'abilità con la quale la minuta percussionista Rumi Ogawa interpreta l'importante ruolo del percussionista nelle composizioni Zappiane) o gli esilaranti coretti delle musiciste/dattilografe in The Adventures of Greggery Peccary .

Tuttavia tutta la “sostanza” di questo lavoro, la ricchezza del repertorio scelto e la bontà delle trascrizioni, degli arrangiamenti e delle esecuzioni la ritroviamo anche sul cd specie in brani come Revised Music For Low Budget Orchestra (siamo in tema!), Peaches En Regalia, Naval Aviation In Art.

Il pezzo forte del disco e del concerto è il già citato The Adventures Of Greggery Peccary (le due voci narranti sono quelle degli eccezionali Omar Ebrahim e David Moss ) che secondo la condivisibile opinione di Ali Askin , con i continui riferimenti alla musica contemporanea, alle avanguardie, al jazz e naturalmente al rock, alle colonne sonore dei cartoon di Hanna & Barbera, alle silly songs pubblicitarie, con le parodie della flower music, del surf e del doo-wop è quella più rappresentativa dell'intera produzione zappiana.

E' molto probabile che questo lavoro abbia raggiunto quel livello di accuratezza che Frank aveva ben chiaro in testa.

Prova ne è che il piccolo asteroide “Zappa Frank” (che un gruppo di fan ha fatto ufficialmente battezzare in omaggio al Nostro) continua a percorrere tranquillamente la sua orbita negli spazi siderali!

Una piccola notazione negativa: questo cd è corrotto dal famigerato ed inutile copycontrol con il risultato che la riproduzione su uno dei miei due lettori è affetta da fastidiosissimi click e rumorini vari.