Copertina del primo album dei Genesis From Genesis to revelation Artista/Gruppo: Genesis
Titolo: The Path Is Clear: Il periodo progressive dei Genesis
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Autore: Antonio De Pascale
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Questa è solo una monografia parziale sui Genesis ed il motivo è semplice: I know what I like and I like wath I know (in your wardrobe).

Guardaroba a parte, non so effettivamente cosa scrivere sui Genesis "post anni 70", da quando cioè, anticipando (o contribuendo alla) crisi del progressive, svoltarono verso le spiagge sicuramente meno impegnative e più redditizie del pop.
Un fatto è per me certo: il marchio Genesis è stato tenuto in vita con una sorta di accanimento terapeutic…. oops musicalcommerciale, fino all'inizio degli anni 90 (!), ne ignoro però l'organico ed i risultati ma, viste le premesse, immagino che del gruppo caposcuola del progressive-rock ne sia rimasto solo un triste ricordo.

Genesis e progressive furono a lungo un binomio inscindibile e prima di parlare dei primi credo sia opportuno descrivere brevemente i caratteri della nuova tendenza musicale ed il contesto artistico in cui il gruppo si mosse.

Il progressive nacque orientativamente alla fine degli sweet sixties, subito dopo l'abbuffata beatlesiana ed all'esaurirsi del flower power, raggiunse il culmine negli anni settanta con gruppi come (solo per citarne alcuni) Van Der Graaf, King Crimson, Emerson Lake & Palmer, Gentle Giant, Yes, Jethro Tull, Gong, Roxy Music e conobbe, peraltro, una forte diffusione anche dalle nostre parti con la Premiata Forneria Marconi, il Banco del Mutuo Soccorso, le Orme, gli Area, i New Trolls, gli Osanna, gli Stormy Six, gruppi questi che ne proponevano una variante nostrana fortemente contaminata dalle importanti tradizioni musicali classiche e popolari nazionali.

Dal punto di vista musicale si trattò di un fenomeno estremamente variegato e, sperando di non generalizzare, si potrebbe parlare di un melange di diversi generi musicali e di varie forme espressive; le radici sono da ricercarsi nel patrimonio folk e blues comune a tutto il rock, tuttavia il prog assorbì e rielaborò le suggestioni tipiche della musica "colta" (medioevale, barocca e classica), delle avanguardie e del jazz.
Caratteristica peculiare fu quella di aver mutuato proprio dalla musica classica e dal melodramma le strutture musicali, che così divennero maestose, pompose, cangianti, immaginifiche, spesso e volentieri velleitarie (ed anche un po' kitch) nel riproporre, con quei rozzi surrogati di orchestre che furono i primi sintetizzatori elettronici, una strombazzante e ridondante forma di neo sinfonismo.

Furono gli anni dei concept album, le opere acquistarono per l'appunto una certa omogeneità tematica ed i brani, la cui durata, per esigenze discografiche, era stata, fino a quel momento, prevalentemente limitata dalla forte diffusione del supporto a 45 giri, iniziarono spesso ad occupare l'intera facciata dei long playing, assumendo frequentemente la forma e la complessità di vere e proprie suite.
Le tematiche si ispiravano alla vasta iconografia mitologica, alle antiche leggende, alle tradizioni popolari, alla letteratura fantasy, fantascientifica ed esoterica, ma attingevano anche dal rigoglioso bagaglio di ambientazioni oniriche e di viaggi nell'inconscio della cultura psichedelica.

Le esibizioni live di questi gruppi erano effettivamente concepite per proiettare il pubblico in queste dimensioni surreali: effetti di luce, proiezioni di immagini e filmati, watt a volontà (i famosi "wall of sound") e faraonici allestimenti scenografici nei quali si muovevano gli artisti che non si limitavano alla semplice esecuzione dei brani ma, ricordando Ziggy Stardust di Bowie, il camaleontismo dello stesso Peter Gabriel o il trobadour Jan Anderson, diventavano protagonisti di una forma di vera e propria forma di drammatizzazione.

La storia dei Genesis inizia verso la fine degli anni 60 alla Charterhouse, un esclusivo college inglese dove Peter Gabriel, Tony Banks, Chris Stewart, Michael Rutherford ed Antony Philips (tutti allievi del college!) fondano gli Anon ed iniziano a strimpellare i successi dei Rolling Stones.

I primi passi sotto il nome Genesis sono una storia di gavetta e di ordinario "sfruttamento minorile" (i lauti compensi dei primi concerti ammontano solo a qualche sterlina) fin quando arriva il buon talent scout di turno, tal Jonathan King, anch'egli ex allievo della Charterhouse (!) che, dotato di discreto fiuto, spinge immediatamente il gruppo ad incidere il loro primo 45 giri.
Questo lavoro è discretamente recensito e prelude ad un concept album intitolato From Genesis To Revelation che, per la serie "brevi cenni sull'universo" ha per tema la creazione e l'evoluzione dell'uomo in 10 brani!
L'album viene pubblicato nel 1969 dalla Decca of London, vede il primo (di una lunga serie) avvicendamento di John Silver al posto di Chris Stewart alla batteria ed ha una bella copertina nera che riporta il titolo in caratteri dorati.
Il disco si rivela un mezzo fiasco, vende difatti la bellezza di 632 copie; stilisticamente risulta un corpo completamente estraneo rispetto alla produzione successiva ma, oltre allo stile di Peter Gabriel già abbastanza impostato, orecchie allenate potrebbero scorgere i germi di quella che sarà la futura produzione del gruppo.
Musicalmente niente di innovativo rispetto alle mode del periodo, molto beat e flower power, contrappunti di archi ed ottoni in abbondanza, falsetti e cori che ricordano i Moody Blues o i primi Bee Gees.
Nonostante sia stato uno degli album più stroncati della storia del rock, dal punto di vista storico musicale ed in tempi di revival delle sonorità di quel periodo, trovo questo lavoro gradevole e dotato di un certo equilibrio.

Interessante il lato collezionistico della faccenda: i Genesis non acquisirono mai i diritti di questo lavoro ragion per cui, oltre alle tre rare release ufficiali con etichetta Decca (una di queste è in mio possesso ;-)), pare sia stato riproposto nel corso degli anni ed in ogni angolo del mondo, in una ventina di titoli ed allestimenti differenti.

Questo insuccesso avrebbe azzerato gli entusiasmi dei migliori ottimisti tant'è che i Nostri propendono per il ritorno ai banchi di scuola, ma il futuro dei Genesis era già stato scritto e si concretizza in un contratto con la Charisma a ben 10 sterline alla settimana.
Nella nuova casa discografica il gruppo gode di maggiore libertà espressiva ed inizia a mietere i primi successi negli stessi piccoli club d'avanguardia che avevano precedentemente tenuto a battesimo gente come King Krimson, David Bowie e Van deer Graaf.

Il nuovo album Trespass (1970) ottiene buone recensioni ma non un successo travolgente pur contenendo The Knife, un piccolo capolavoro che diventerà uno standard nelle successive esibizioni live del gruppo.
In Trespass vengono parzialmente superate le ingenuità dell'album d'esordio, le composizioni sono meno banali delle precedenti (è già evidente l'adesione del gruppo al nascente movimento progressive) ma risultano ancora tecnicamente rudimentali e caotiche.
Anthony Philips e John Mayhew (che aveva precedentemente sostituito John Silver) nel frattempo lasciano il gruppo e, a tal proposito, se si riuscissero a recuperare le vecchie copie del Melody Maker ci si potrebbe imbattere in queste due inserzioni:

"cercasi batterista di buona esperienza per affermato gruppo rivolgersi a ……../" e "Chitarrista/compositore cerca ricettivi musicisti determinati a sforzarsi oltre l'attuale stagnante forma musicale"

quest'ultima a firma di un certo Steve Hackett.
Al primo annuncio risponde un batterista che accredita buone esperienze anche come attore (!) di nome Phil Collins ed alla seconda rispondono loro …… i Genesis.
I cerchio si chiude, il nucleo storico dei Genesis è formato ed il gruppo parte per una tournée durante la quale oscurano il gruppo al quale fanno da supporto che rispondeva, scusate se è poco, proprio al nome di Van Deer Graaf Generator.
Dopo un concerto al Lyceum di Londra, Armando Gallo (giornalista musicale diventato in seguito storico ufficiale del gruppo, nonché autore delle apprezzabili traduzioni dei testi degli album pubblicati in Italia) ricordando questa esibizione scrive

"…la musica sembrava sconfinare oltre le normali barriere del rock o del pop del periodo. Era un linguaggio nuovo formulato in maniera misteriosa, magica, emozionante come una nuova forma di surrealismo; evocava immagini di cattedrali, raggi di sole filtrati tra squarci di nubi…../ E tra il pubblico stava nascendo la nuova generazione di Genesis freak".