Nel 1971
viene pubblicato Nursery Cryme, uno dei manifesti del progressive
nonché primo autentico capolavoro di Gabriel e compagni, crepuscolare,
gotico, denso di atmosfere di sapore vittoriano.
I Genesis sanno ammaliare con delicate e malinconiche ballate come Seven
Stones ed Harlequin, ma è nella magia interpretativa
di Gabriel, nei repentini cambi di tema e di tempo, nell'alternanza
tra tranquilli momenti acustici e fasi di pieni orchestrali sottolineati
dai suggestivi sottofondi del mellotron di Tony Banks e dalle chitarre
di Hackett che ritroviamo i caratteri distintivi del sound Genesis.
A tale scopo occorre ricordare The Musical Box, la storia drammatica
e romantica, alla quale si rifà l'illustrazione in copertina,
della nobildonna Cynthia Jane che accidentalmente decapita il suo innamorato,
l'immaginaria The Return of Giant Hogweed, e The Fountain
Of The Salamics, ispirata alle mitiche figure di Ermafrodito e della
ninfa Salace.
A proposito di mellotron, il suono Genesis fu intensamente caratterizzato
dai cori umani e dalle sezioni di archi "sintetizzate", almeno
fino alla disponibilità dei campionatori, con questo strumento
e mi piace citare i Radiohead che nelle stupende Exit Music e
The Tourist in Ok Computer hanno riproposto in tempi recenti
questa affascinante sonorità.
Si trattava di una ingegnosa ma infernale apparecchiatura, di difficile
messa a punto e maneggevolezza, una tastiera nella quale la pressione
di ogni tasto metteva in funzione un piccolo nastro magnetico in loop
con sopra, precedentemente incisi nelle differenti tonalità,
veri cori o sezioni di archi o di ottoni.
Purtroppo in quel periodo la Charisma, impegnata in altre strategie
discografiche, non promuove adeguatamente il lavoro inoltre il messaggio
musicale espresso è probabilmente prematuro per i tempi, cosicché,
anche Nursery Cryme, specie in Inghilterra, si rivela un fiasco commerciale
che porta il gruppo sull'orlo dello scioglimento.
Fortunatamente Nursery Cryme ottiene buoni successi nell'Europa continentale,
soprattutto in Italia, Paese che, come accennato, si rivela, anche per
tradizioni culturali, molto ricettivo verso il nuovo genere musicale.
Mike Rutherford dichiarò a tal proposito in una intervista che
i Genesis furono salvati in extremis proprio da questo successo italiano
ed è durante una tournée italiana che nasce Watcher
of The Sky il brano di apertura di Foxtrot (1972) il nuovo
lavoro che aprirà al gruppo le porte della Philarmonic Hall di
New York.
L'album si muove sulla falsariga di Nursery Cryme, con lunghi ed articolati
brani come Get'em out by Friday o la lunga suite (oltre 20 minuti)
intitolata Supper's Ready tutti magistralmente interpretati da
Peter Gabriel.
Una piccola parentesi di natura audiofila: la mia copia in vinile stampata
in Italia di Foxtrot (ma anche di molti altri lavori del gruppo) è
letteralmente inascoltabile, il suono è cupo, chiuso, privo di
dinamica, scarsamente dettagliato e non mi pare di ricordare che le
cose migliorassero con gli esemplari di importazione.
Purtroppo il punto debole della produzione dei primi Genesis è
sempre stata la qualità delle registrazioni certamente non all'altezza
delle qualità artistiche.
Fortunatamente la situazione è migliorata con le successive rimasterizzazioni,
più o meno definitive, della Virgin e si dice un gran bene delle
miniature classic importate dal Giappone.
Il 1973 è l'anno di Selling England By The Pound, album
che segna la raggiunta maturità del gruppo, autentico best e
long seller, pietra miliare della storia della musica rock, immancabile
tra i referendum sui "dischi da portare su un'isola deserta"
e a detta di molti tra i migliori album della storia del rock.
Personalmente credo di avere ascoltato centinaia di volte questo disco:
ebbene, ancora oggi Selling England mi emoziona e continua a svelarmi
nuove chiavi di lettura o piccoli particolari e sfumature inedite.
Con l'inconfondibile voce stentorea di Gabriel che recita
"Can you tell me were my
country lies"
si apre il primo brano dell'album,
la famosa Dancing With the Moonlight Knight e con esso una severa
riflessione sulla perdita di valori dell'Inghilterra di oggi.
Dopo un tranquilla introduzione acustica la chitarra di Hackett inizia
a galoppare sul lavoro preciso della sezione ritmica e le tastiere (che
Mellotron!) accompagnano con solennità la voce di Gabriel: in
assoluto il più bel brano dei Genesis.
La parte finale di Dancing With the Moonlight Knight è un gioiello
di equilibrio tra strumenti acustici ed elettronici dove, su un sottofondo
di tastiere estremamente rarefatto, scandito da un arpeggio di chitarra
e di synt di quattro note che suonano come un congegno meccanico, galleggiano
il flauto e l'oboe di Gabriel ed il lamento lontano delle chitarre elettrice.
Ai giochi di parole, ai calembour, alle mille citazioni e riferimenti
tanto cari ai Genesis del brano di apertura segue la gradevole, fresca,
ritmata (e già citata) I know what I like (in your wardrobe)
che sarà il brano di punta dell'album nella scalata alle classifiche
internazionali dei 45 giri.
Lo standard è alto, i suoni sono molto più morbidi, cristallini
e misurati rispetto ai precedenti album e non si può fare a meno
di citare anche gli altri brani: Firth of Fifth con la sua introduzione
di piano, poi un maestoso Hammond in evidenza ed un interludio solo
strumentale (che diventerà un classico) nel quale si susseguono,
riprendendo il tema principale, il flauto di Gabriel, il piano e il
sint di Banks e la splendida chitarra di Hackett e poi The Battle
Of Epping Forest, lo scanzonato resoconto in tono epico/giornalistico
degli scontri tra bande dell'East End; da evidenziare il cambio di tema
musicale e di stile interpretativo, quando inizia la "parte"
del Reverendo, uno dei personaggi del brano abilmente tratteggiato da
Gabriel.
Si tira il fiato con la strumentale After the Ordeal, da ricordare
per un solo di chitarra forse un po' troppo "strazzacore",
seguita da More Fool Me, una romantica ballata unplugged e, per finire,
arriva la malinconica Cinema Show, che indubbiamente insidia al brano
di apertura il titolo di capolavoro dell'album (e forse dell'intera
produzione Genesis) grazie alle stupende liriche, ai delicati inserti
acustici ed al lungo e frequentatissimo seguito strumentale.
I Genesis però non si siedono sugli allori ottenuti con Selling
England, il nuovo lavoro intitolato The Lamb Lies Down On Broadway
(1974) ci proietta dalle ambientazioni molto british dell'ultimo album
ad un allucinante e visionario inferno metropolitano (New York è
solo sullo sfondo) popolato da creature e personaggi da incubo, nel
quale si snoda la catarsi mistico/sessuale di Rael (un giovane "graffitaro"
di strada portoricano) la cui avventura si conclude con la sua castrazione
(una metaforica redenzione?) ad opera del bizzarro dottor Dyper.
L'intera opera rock snocciolata nei 23 brani del doppio lp è
suggestiva, surreale, ricca di pathos, a tratti grottesca ma non priva
di momenti sottilmente umoristici.
Gabriel e compagni si esprimono ai massimi livelli, abbandonando le
atmosfere pompose ed un po' crepuscolari dei primi dischi a vantaggio
di uno stile più evoluto, dotato di una forte carica impressionistica
il tutto, tra l'altro, senza disdegnare lo sperimentalismo elettronico.
A tal proposito le leggende narrano che il gruppo utilizzò, durante
le registrazioni, alcuni sintetizzatori e filtri elettronici lasciati
in sala di incisione da Brian Eno ed è questo il motivo dei credits,
nel booklet, all'album Enossification.
Tuttavia Eno e l'avanguardia elettronica sono solo un aspetto dell'album,
la voce di Gabriel, a volte distorta elettronicamente, è più
intrigante che mai, Tony Banks si esibisce in un lavoro mastodontico,
con il consueto utilizzo di cori umani e di violini sintetizzati al
mellotron e con gli stupendi tappeti sonori perfettamente amalgamati
alle chitarre di Hackett e Rutherford.
Ci troviamo, a mio parere, a livelli leggermente superiori rispetto
al precedente lavoro e, a pensarci, ad anni luce di distanza dalle innocue
canzoncine sentimentali in tre minuti del pop tanto in voga qualche
anno prima o dai melensi lavori prodotti dal gruppo negli anni a venire
(per non parlare del Tarzan disneyano di Collins!).
Al di là della probabile fragilità del plot letterario,
l'album è musicalmente estremamente valido, da ascoltare la title
track con il bel tema introdotto dal piano di Banks, Fly on a Windshield,
la spiritosa Cockoo Cocoon, il ritmo ossessivo e la sensazione
.
claustrofobica di The Cage, lo splendido giro di basso di Rutherford
intorno al quale si muove The Carpet Crowlers, The Grand Parade
of Lifeless Packaging un piccolo bolero interpretato dalla voce
filtrata di Gabriel, Back In N.Y.C (che rimanda alla graffiante
versione elettrica di Jeff Buckley di Sketches for My Sweetheart The
Drunk), l'accattivante refrain di Counting Out Time, l'onirica
The Chamber of 32 Doors, Anyway, The Lamia nonché
due suggestivi brani di intonazione più sperimentale: Silent
Sorrow in Empty Boats e Ravine.
Sull'onda lunga dei successi degli ultimi due album i Genesis conoscono
un meritato successo mondiale che viene confermato durante i numerosi
concerti che registrano il sold out.
Tuttavia nel momento della massima gratificazione, Peter Grabriel sente
che il suo ideale di musica si sta allontanando da quello dei Genesis
e abbandona il gruppo mettendo in atto il proposito che aveva già
manifestato dopo la pubblicazione di Selling England.
La notizia è un fulmine a ciel sereno che lascia presagire sconfortanti
scenari sul futuro del gruppo.
Il primo album dei Genesis orfani di Peter Gabriel viene pubblicato
nel 1976, si intitola A Trick Of The Tail e fortunatamente si
rivela, a dispetto delle fosche previsioni, una piacevole sorpresa.
La voce di Phil Collins, che ha assunto il ruolo di vocalist, per intonazione,
stile, e grinta non fa rimpiangere quella di Peter Gabriel, mancano
tuttavia le sfumature, i cambi di intonazione ed il pathos interpretativo
che solo il leader storico riusciva ad offrire, ma l'avvicendamento
non è assolutamente traumatico.
Il carisma di Gabriel è stato nel bene e nel male ingombrante
e la sua dipartita ha avuto, in un certo senso, un effetto benefico
sugli altri componenti che possono adesso meglio manifestare il loro
talento e la loro creatività.
Anche in questo album spicca, su tutto, l'immane lavoro di Tony Banks,
le tastiere elettroniche in questo periodo stanno conoscendo una fortissima
evoluzione tecnica: è evidente che una sempre maggiore quantità
di linee medoliche vengono eseguite dai sintetizzatori e, di conseguenza,
che il ruolo di Hackett (comunque ineccepibile il suo lavoro) perde
sempre più spessore all'interno del gruppo.
Questa forma di incompatibilità tecnico-artistica tra Banks e
Hackett si accentua in Wind & Wuthering e probabilmente sarà
la causa della defezione del chitarrista avvenuta dopo la pubblicazione
di Seconds Out.
E' una storia che si è ripetuta anche con altri gruppi progressive
e sarebbe interessante indagare sul peso che ha avuto questo fenomeno
sull'inaridimento della vena artistica di queste formazioni ed in generale
sulla crisi del movimento musicale.
A Trick Of The Tail è obiettivamente un buon album, immediato
ma non banale, solare, rilassante, una ventata di freschezza dopo le
cupe atmosfere di The Lamb ma, anche per quanto sopra detto, gli arrangiamenti
non hanno più quel calore e quella gradevole patina old style
dei lavori precedenti.
Difficile individuare una best song, tutti i brani sono gradevoli: si
parte con una movimentata ed imponente Dance On A Volcano, seguita
da una delicata Entangled, nella quale il fraseggio di mellotron
e chitarra acustica a 12 corde è tra le cose migliori dell'album.
Squonk è una allegra canzone che narra la storia di un
piccolo animale che catturato da un cacciatore si dissolve nelle sue
stesse lacrime, mentre Mad Man Moon si evidenzia per le liriche
composte da Banks che cura anche un apprezzabile arrangiamento del consueto
interludio strumentale.
Robbery Assault and Battery è una storia di gangster da
strapazzo, un po' sulla scia di The Battle Of Epping Forest,
mentre Ripples è una romantica ballata dal refrain estremamente
accattivante inframmezzata da una variazione strumentale in cui la chitarra
elettrica molto filtrata duetta con il synt su un timbro simile a quello
di una tromba.
A chiudere le danze, ci sono la ritmata ed orecchiabile title track
e la superba Los Endos, brano interamente strumentale che si
apre anticipando il sound Brand X (il gruppo di jazz-rock che
Collins di lì a poco avrebbe fondato), prosegue su tempi molto
veloci in chiave più propriamente rock e termina con un richiamo
al tema di Squonk.
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