Piccoli
aneddoti: alcuni critici hanno letto nel testo di Squonk un attacco
a Peter Gabriel, ma i buoni rapporti tra il gruppo e l'ex leader sono
testimoniati dal notevole contributo che Rutherford e Collins diedero
a Gabriel nella preparazione del demo per il suo primo album ed i versi
finali di Los Endos
"...there's an angel
standing in the sun...free to get back home"
pare siano dedicati, secondo
i soliti ben informati, proprio a quest'ultimo.
Se in a Trick Of The Tail è ancora presente l'impronta di Gabriel,
in Wind And Wuthering (1977) è evidente l'ingresso dei
Genesis nell'orbita artistica di Phil Collins, di fatto il nuovo leader
del gruppo.
Siamo (particolare da non trascurare) all'inizio della crisi del progressive,
il gruppo inizia un graduale ma inesorabile cambiamento di pelle, che
qualche addetto ai lavori ha efficacemente sintetizzato parlando di
"un gruppo progressive che talvolta scriveva canzoni pop"
che si trasforma in "un gruppo di pop che talvolta scrive brani
progressive".
Fortunatamente il cambiamento non assume ancora dimensioni macroscopiche
tanto che il nuovo lavoro, impregnato da una sottile vena malinconica
evocata peraltro dalle grigie illustrazioni della copertina, può
essere tranquillamente collocato, anche dal punto di vista compositivo,
nel filone progressive.
Al contempo è palpabile una perdita di pathos, di spessore, di
impatto emotivo ed una maggiore propensione ad atmosfere più
orecchiabili e sdolcinate che si sublimano in quell'appiccicosissimo
polpettone (qui riaffiorano i ricordi del massiccio utilizzo danzereccio
della canzone) intitolato Your Own Special Way.
Wind & Wuthering si apre con Eleventh Earl Of Mar in cui
un gran dispiegamento di tastiere, che si placa in un delicato interludio
di chitarra acustica, conferisce la maestosità propria del progressive
sinfonico.
Ambientazioni bibliche ed un gustoso siparietto centrale caratterizzano
One for The Wine e, superata la melassa sonora di Your Own
Special Way, si presentano Wot Gorilla, brano strumentale
con percussioni, chitarre e soliti synt in evidenza, All In A Mouse
Night (notevole il finale) e Blood On the Rooftops, a mio
parere uno degli arrangiamenti più intensi della intera produzione
del gruppo a supporto di un testo ancora oggi di grande attualità,
egregiamente interpretato da Collins.
Le atmosfere "ambient" di Unquiet Slumber for The Sleepers
.
(primo brano strumentale di una piccola suite), ci fanno tornare a quelle
di The Lamb Lies On Broadway, ma arriva subito una liberatoria
in
that quit earth, (anche questo brano è solo strumentale) caratterizzata
da un'apertura a tempo di walzer veloce, da un repentino cambio di tempo
e da interessanti intrecci di chitarre e tastiere che lanciano il brano
di chiusura, Afterglow, che non si farà certo rimpiangere
a confronto con le meno strascinate versioni live.
L'era progressive dei Genesis si avvia alla fine e lo fa con uno splendido
acuto, un album doppio, registrato a Parigi negli anni 1976/77, intitolato
Seconds Out che probabilmente è da annoverarsi tra i migliori
live dell'era progressive.
I Genesis scodellano in questa registrazione (in ordine non cronologico)
dieci anni della loro storia, partendo difatti da una fastosa versione
di Supper's Ready ed arrivando ai recenti successi di Wind & Wuthering.
Phil Collins abbandona la batteria per dedicarsi al ruolo di cantante
a tempo pieno ed è sostituito da Chester Tomphson ex Frank Zappa,
ex Weather Report, al quale si aggiunge, in alcuni brani l'ex Yes Bill
Brufford.
Il paragone con le versioni studio sorge spontaneo e si può senza
dubbio affermare che le versioni live non sfigurano ed in alcuni casi
sono più gradevoli delle versioni originali.
Proseguendo su questo tema è inevitabile che si sfoci nel paragone
tra le interpretazioni di Gabriel e quelle di Collins.
Lungi dal pensare di mettere una parola definitiva all'annoso dibattito
che appassiona i fan da decenni, ho sempre avuto la sensazione che la
questione sia stata prevalentemente posta sul quanto il Collins (interprete)
sia riuscito ad imitare lo stile di Gabriel e ad evocarne così
il fantasma: è un modo secondo me sbagliato di leggere il problema.
Gabriel è stato indubbiamente l'artefice per buona parte del
brand Genesis, dotato com'era (e com'è) di una altissima cifra
tecnica, di uno stile interpretativo originalissimo, di una presenza
scenica e di un istrionismo da consumato attore teatrale.
Per contro Collins che, non dimentichiamolo, dava spesso "una mano"
a Gabriel sulle tonalità più alte, ha una voce più
"asettica" (è un eufemismo per dire più piatta?),
si cimenta nell'interpretazione di brani precedentemente concepiti per
la voce di Gabriel e lo fa con bravura ed originalità, dimostrando,
per la gioia dei più nostalgici, di avere anche fatto tesoro
della scuola di quest'ultimo.
Soprattutto occorre sottolineare che la soluzione Phil Collins si è
rivelata la migliore possibile (e per giunta "disponibile"
in casa) per colmare, al microfono, il gran vuoto lasciato da Gabriel.
Come forse si è capito, le critiche non le muovo al Phil interprete
ma al compositore
In Seconds Out si accentua la presenza di sintetizzatori e sequencer
negli arrangiamenti (ineccepibili dal punto di vista tecnico esecutivo),
aspetto questo che risalta specie laddove le tastiere surrogano tristemente
le partiture di flauto e di oboe, originariamente eseguite da Gabriel,
di Firth Of Fifth e di Cinema Show.
Si tratta di peccati veniali, comprensibili in una registrazione dal
vivo e, forse, degli esiti del probabile delirio di onnipotenza che
colpì, come già accennato, tanti tastieristi della fine
degli anni 70, ormai alle prese con quantità sovrumane di elettroniche.
In compenso possiamo ascoltare un basso molto più presente, una
sezione percussiva che scandisce il lavoro del gruppo su tempi spesso
inediti (che Chester Thompson, a volte, fa tendere al funky ), un'atmosfera
da esibizione live estremamente coinvolgente ed in complesso un suono
"importante", meno compresso rispetto al passato.
In veloce rassegna alcuni appunti sui singoli brani: si inizia con una
riproposizione senza infamia e senza lode di Squonk, si passa
ad una struggente versione di Carpet Crowlers, la migliore cosa
dell'intero live, intensa, con la voce limpida e sicura di Collins,
il lamento lontano della Les Paul di Hackett ed il basso di Rutheford
che ne sottolinea il lento crescendo, arrivano poi Robbery Assault
and Battery, Afterglow e Firth Of Fifth, accomunate
dalla buona esecuzione delle parti strumentali, dal pregevole lavoro
di tastiere e percussioni e dalla buona interpretazione di Collins.
Si prosegue con I Know What I Like, leggermente appesantita da
una lunga e stucchevole sezione strumentale e, a chiudere il primo disco,
c'è il medley formato da The Llamb Lies On Broadway (è
migliore la versione di Gabriel?) ed una scoppiettante sezione finale
di Musical Box.
Sul secondo disco si parte con una sorprendente interpretazione collettiva
del classico Supper's Ready, si prosegue con Cinema Show
(la versione originale è insuperabile mentre è eccessivamente
funkie quella live), l'epilogo dell'intero live è affidato ad
un pirotecnico medley formato da Dance On Volcano e da Los
Endos.
Dopo la pubblicazione di Seconds Out, Steve Hackett lascia il gruppo
ed i superstiti per sottolineare l'accaduto intitolano il nuovo album
del 1978 And Then There Were Three.
Acquistai a suo tempo questo lp, carino, Follow You, Follow Me
arrivò in cima alle classifiche, ma i miei Genesis erano già
distanti anni luce e l'entusiasmante stagione della New Wave stava decollando.
Agli appassionati dell'era
Gabriel, la Virgin ha dedicato nel 1998 una piccola chicca, Archive
1967-75, una interessante raccolta, in quattro cd, di materiale inedito
(demo, singoli, live e registrazioni per la BBC), grazie al quale è
possibile ripercorrere la storia del gruppo, a partire dagli albori
della Charterhouse, passando per gli anni dei primi successi, fino ad
una sorprendente registrazione del concerto di Los Angeles del tour
The Lamb del 1975.
In quest'ultimo live, finalmente è possibile ascoltare l'autentica
voce roca e molto "di gola" di Peter Gabriel, fortunatamente,
non ingentilita dagli ingegneri del suono come accadeva nelle precedenti
registrazioni di studio ufficiali: fa davvero venire i brividi.
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