Copertina del primo album dei Genesis From Genesis to revelation Artista/Gruppo: Genesis
Titolo: Monografia terza parte
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Autore: Antonio De Pascale
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Piccoli aneddoti: alcuni critici hanno letto nel testo di Squonk un attacco a Peter Gabriel, ma i buoni rapporti tra il gruppo e l'ex leader sono testimoniati dal notevole contributo che Rutherford e Collins diedero a Gabriel nella preparazione del demo per il suo primo album ed i versi finali di Los Endos

"...there's an angel standing in the sun...free to get back home"

pare siano dedicati, secondo i soliti ben informati, proprio a quest'ultimo.
Se in a Trick Of The Tail è ancora presente l'impronta di Gabriel, in Wind And Wuthering (1977) è evidente l'ingresso dei Genesis nell'orbita artistica di Phil Collins, di fatto il nuovo leader del gruppo.
Siamo (particolare da non trascurare) all'inizio della crisi del progressive, il gruppo inizia un graduale ma inesorabile cambiamento di pelle, che qualche addetto ai lavori ha efficacemente sintetizzato parlando di "un gruppo progressive che talvolta scriveva canzoni pop" che si trasforma in "un gruppo di pop che talvolta scrive brani progressive".
Fortunatamente il cambiamento non assume ancora dimensioni macroscopiche tanto che il nuovo lavoro, impregnato da una sottile vena malinconica evocata peraltro dalle grigie illustrazioni della copertina, può essere tranquillamente collocato, anche dal punto di vista compositivo, nel filone progressive.
Al contempo è palpabile una perdita di pathos, di spessore, di impatto emotivo ed una maggiore propensione ad atmosfere più orecchiabili e sdolcinate che si sublimano in quell'appiccicosissimo polpettone (qui riaffiorano i ricordi del massiccio utilizzo danzereccio della canzone) intitolato Your Own Special Way.
Wind & Wuthering si apre con Eleventh Earl Of Mar in cui un gran dispiegamento di tastiere, che si placa in un delicato interludio di chitarra acustica, conferisce la maestosità propria del progressive sinfonico.
Ambientazioni bibliche ed un gustoso siparietto centrale caratterizzano One for The Wine e, superata la melassa sonora di Your Own Special Way, si presentano Wot Gorilla, brano strumentale con percussioni, chitarre e soliti synt in evidenza, All In A Mouse Night (notevole il finale) e Blood On the Rooftops, a mio parere uno degli arrangiamenti più intensi della intera produzione del gruppo a supporto di un testo ancora oggi di grande attualità, egregiamente interpretato da Collins.
Le atmosfere "ambient" di Unquiet Slumber for The Sleepers…. (primo brano strumentale di una piccola suite), ci fanno tornare a quelle di The Lamb Lies On Broadway, ma arriva subito una liberatoria ……in that quit earth, (anche questo brano è solo strumentale) caratterizzata da un'apertura a tempo di walzer veloce, da un repentino cambio di tempo e da interessanti intrecci di chitarre e tastiere che lanciano il brano di chiusura, Afterglow, che non si farà certo rimpiangere a confronto con le meno strascinate versioni live.


L'era progressive dei Genesis si avvia alla fine e lo fa con uno splendido acuto, un album doppio, registrato a Parigi negli anni 1976/77, intitolato Seconds Out che probabilmente è da annoverarsi tra i migliori live dell'era progressive.
I Genesis scodellano in questa registrazione (in ordine non cronologico) dieci anni della loro storia, partendo difatti da una fastosa versione di Supper's Ready ed arrivando ai recenti successi di Wind & Wuthering.
Phil Collins abbandona la batteria per dedicarsi al ruolo di cantante a tempo pieno ed è sostituito da Chester Tomphson ex Frank Zappa, ex Weather Report, al quale si aggiunge, in alcuni brani l'ex Yes Bill Brufford.
Il paragone con le versioni studio sorge spontaneo e si può senza dubbio affermare che le versioni live non sfigurano ed in alcuni casi sono più gradevoli delle versioni originali.
Proseguendo su questo tema è inevitabile che si sfoci nel paragone tra le interpretazioni di Gabriel e quelle di Collins.
Lungi dal pensare di mettere una parola definitiva all'annoso dibattito che appassiona i fan da decenni, ho sempre avuto la sensazione che la questione sia stata prevalentemente posta sul quanto il Collins (interprete) sia riuscito ad imitare lo stile di Gabriel e ad evocarne così il fantasma: è un modo secondo me sbagliato di leggere il problema.
Gabriel è stato indubbiamente l'artefice per buona parte del brand Genesis, dotato com'era (e com'è) di una altissima cifra tecnica, di uno stile interpretativo originalissimo, di una presenza scenica e di un istrionismo da consumato attore teatrale.
Per contro Collins che, non dimentichiamolo, dava spesso "una mano" a Gabriel sulle tonalità più alte, ha una voce più "asettica" (è un eufemismo per dire più piatta?), si cimenta nell'interpretazione di brani precedentemente concepiti per la voce di Gabriel e lo fa con bravura ed originalità, dimostrando, per la gioia dei più nostalgici, di avere anche fatto tesoro della scuola di quest'ultimo.
Soprattutto occorre sottolineare che la soluzione Phil Collins si è rivelata la migliore possibile (e per giunta "disponibile" in casa) per colmare, al microfono, il gran vuoto lasciato da Gabriel.
Come forse si è capito, le critiche non le muovo al Phil interprete ma al compositore ……
In Seconds Out si accentua la presenza di sintetizzatori e sequencer negli arrangiamenti (ineccepibili dal punto di vista tecnico esecutivo), aspetto questo che risalta specie laddove le tastiere surrogano tristemente le partiture di flauto e di oboe, originariamente eseguite da Gabriel, di Firth Of Fifth e di Cinema Show.
Si tratta di peccati veniali, comprensibili in una registrazione dal vivo e, forse, degli esiti del probabile delirio di onnipotenza che colpì, come già accennato, tanti tastieristi della fine degli anni 70, ormai alle prese con quantità sovrumane di elettroniche.
In compenso possiamo ascoltare un basso molto più presente, una sezione percussiva che scandisce il lavoro del gruppo su tempi spesso inediti (che Chester Thompson, a volte, fa tendere al funky ), un'atmosfera da esibizione live estremamente coinvolgente ed in complesso un suono "importante", meno compresso rispetto al passato.
In veloce rassegna alcuni appunti sui singoli brani: si inizia con una riproposizione senza infamia e senza lode di Squonk, si passa ad una struggente versione di Carpet Crowlers, la migliore cosa dell'intero live, intensa, con la voce limpida e sicura di Collins, il lamento lontano della Les Paul di Hackett ed il basso di Rutheford che ne sottolinea il lento crescendo, arrivano poi Robbery Assault and Battery, Afterglow e Firth Of Fifth, accomunate dalla buona esecuzione delle parti strumentali, dal pregevole lavoro di tastiere e percussioni e dalla buona interpretazione di Collins.
Si prosegue con I Know What I Like, leggermente appesantita da una lunga e stucchevole sezione strumentale e, a chiudere il primo disco, c'è il medley formato da The Llamb Lies On Broadway (è migliore la versione di Gabriel?) ed una scoppiettante sezione finale di Musical Box.
Sul secondo disco si parte con una sorprendente interpretazione collettiva del classico Supper's Ready, si prosegue con Cinema Show (la versione originale è insuperabile mentre è eccessivamente funkie quella live), l'epilogo dell'intero live è affidato ad un pirotecnico medley formato da Dance On Volcano e da Los Endos.
Dopo la pubblicazione di Seconds Out, Steve Hackett lascia il gruppo ed i superstiti per sottolineare l'accaduto intitolano il nuovo album del 1978 And Then There Were Three.
Acquistai a suo tempo questo lp, carino, Follow You, Follow Me arrivò in cima alle classifiche, ma i miei Genesis erano già distanti anni luce e l'entusiasmante stagione della New Wave stava decollando.

Agli appassionati dell'era Gabriel, la Virgin ha dedicato nel 1998 una piccola chicca, Archive 1967-75, una interessante raccolta, in quattro cd, di materiale inedito (demo, singoli, live e registrazioni per la BBC), grazie al quale è possibile ripercorrere la storia del gruppo, a partire dagli albori della Charterhouse, passando per gli anni dei primi successi, fino ad una sorprendente registrazione del concerto di Los Angeles del tour The Lamb del 1975.
In quest'ultimo live, finalmente è possibile ascoltare l'autentica voce roca e molto "di gola" di Peter Gabriel, fortunatamente, non ingentilita dagli ingegneri del suono come accadeva nelle precedenti registrazioni di studio ufficiali: fa davvero venire i brividi.