Le Orme Artista/Gruppo: Le Orme
Titolo: Gli Album progressive delle Orme
Web site: www.leorme.org
Autore: Alino Stea
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Le Orme sono uno dei gruppi che hanno maggiormente segnato, all’inizio degli anni ’70, una differente capacità, da parte della musica italiana, di recepire e fare proprie le nuove istanze del rock anglosassone.
Fino a quel momento il rock italiano era consistito quasi esclusivamente nella pedissequa imitazione del beat inglese, con risultati scarsi e, a volte, imbarazzanti.
A cavallo dei due decenni cominciano a fiorire nuovi gruppi, i Dik Dik, l’Equipe 84, la Formula 3, i New Trolls, gli Osanna, che propongono una musica sì in bilico tra la tarda psichedelia e il proto-progressive, ma che ha come caratteristica ineludibile il recupero e la riproposizione della più autentica capacità melodica italiana.
Contemporaneamente nascono due tra le più grandi formazioni di progressive italiano, la Premiata Forneria Marconi e il Banco del Mutuo Soccorso, entrambe in grado di costruire, in maniera diversa ma artisticamente più che lodevole, una strada italiana per il rock.
In questo contesto si inseriscono le Orme, che esordiscono nel 1968 con “Fiori e colori”, un bel brano psichedelico, e nel 1969 con l’album “Ad Gloriam”, ingenuo e ancora in bilico tra beat e facile psichedelia.
Nel 1970, finalmente, si costituisce la formazione a tre, quella delle Orme più classiche: Aldo Tagliapietra alla voce, al basso e alla chitarra, Toni Pagliuca alle tastiere e Miki Dei Rossi alla batteria.
L’organico è strutturato a imitazione di alcuni celebri gruppi inglesi del periodo (i Nice, prima band di Keith Emerson, i Quatermass e, soprattutto, Emerson Lake & Palmer).
Musicalmente, di quelle formazioni, le Orme riprendono la lezione progressiva, intesa come uso predominante delle tastiere, come recupero delle armonie classiche e come concepimento di brani strutturalmente più complessi, le cosiddette ‘suites’.
Ma la più felice innovazione delle Orme, che rende il trio italiano assolutamente riconoscibile e originale nel panorama del progressive europeo, è quella di amalgamare in maniera artisticamente felice le nuove istanze pop-rock anglosassoni con un gusto melodico, a livello sia vocale che strumentale, assolutamente italiano.
In quest’ottica, sia i brani più elaborati, sia le semplici canzoni, finiscono per assumere dei connotati peculiari e unici che, nei momenti più riusciti, innalzano le Orme ad un livello di dignità artistica pari a quello delle più celebrate bands inglesi.
Il primo album progressivo delle Orme è “Collage” del 1971.
L’omonima prima traccia è una ‘cavalcata’ classica per pianoforte alla maniera di Keith Emerson e detta le regole del nuovo corso del gruppo.
La sequenza continua con tre brani (“Era inverno”, “Cemento armato” e “Sguardo verso il cielo”) straordinari per compattezza di suono, per i preziosismi in fase di arrangiamento e per l’originalità della linea melodica: qui risaltano per la prima volta le caratteristiche tutte italiane del progressive delle Orme.
Nelle evoluzioni strumentali (notevole la coda di “Cemento armato”) è evidente la perizia strumentale dei tre (esaltata dalla produzione di un ‘classico’ come Gian Piero Riverberi): la tecnica, il calore e l’inventiva trovano riscontro, a livello anglosassone, nei Genesis e nelle pagine più melodiche degli Yes.
L’album successivo, del 1972, è “Uomo di pezza”: a dispetto del successo di classifica che spinse (e spinge tuttora) alcuni critici a parlare di svolta ‘leggera’, questo disco porta a compimento e a maturazione le intuizioni espresse in precedenza.
L’ impostazione placidamente sinfonica di “Una dolcezza nuova”, l’atipico valzer di “Gioco di bimba”, la solidità de “La porta chiusa”, dove una melodia claustrofobica e i complessi cambi di tempo del progressive inglese si intersecano in maniera convincente: sono tutti elementi che decretano il successo artistico di quest’album, accanto al recupero della ‘forma canzone’, evidente nella delicata “Breve immagine” e in “Figure di cartone”.
Nel 1973 giunge il capolavoro, “Felona e Sorona”.
Per la prima volta le Orme si misurano con un ‘concept album’, seguendo la moda dei gruppi progressive inglesi.
E’ la storia, metaforica, di due pianeti (Felona e Sorona, appunto) i cui abitanti vivono realtà contrapposte ma destini paralleli nella completa ignoranza gli uni degli altri: ai testi precedenti, intrisi di ecologismo ‘ante-litteram’ e di femminismo ‘naive’, subentra un racconto metafisico intriso di misticismo.
In questo contesto la voce di Tagliapietra, nei dischi precedenti a volte eccessivamente enfatica, si ritaglia un suo spazio epico e ieratico che ben si amalgama col progetto.
Qui veramente tutte le capacità musicali e compositive del gruppo, assieme ad una tecnica strumentale sempre più affinata, raggiungono il vertice: le influenze inglesi vengono filtrate da una sensibilità melodica tutta mediterranea che si segnala per una spiccata originalità senza pari nell’Italia musicale dell’epoca.
Essendo un ‘concept’, i brani formano un ‘unicum’, anche se va citato almeno il primo, “Sospesi nell’incredibile”, ‘summa’ della maestria progressive delle Orme.
Gli album successivi, “Le Orme in concerto” e “Contrappunti”, entrambi del 1974, aggiungono poco: il primo presenta la ‘suite’ inedita “Truck of fire”, essenzialmente sinfonico-percussiva; il secondo ripropone in maniera stanca e ripetitiva le peculiarità del loro suono.
Il disco seguente, “Smogmagica”, (registrato in California e con maggior spazio alla chitarra elettrica a danno delle tastiere, frutto dell’innesto in organico del chitarrista Tolo Marton) intraprenderà un’altra strada, più convenzionale e meno magica.

Album citati:


Ad gloriam (1969)
Collage (1971)
Uomo di pezza (1972)
Felona e Sorona (1973)
Le Orme in concerto (1974)
Contrappunti(1974)
Smogmagica (1975)