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Artista/Gruppo: | Lucio Battisti |
| Titolo: | Capitolo 1: Chiedi chi era Lucio Battisti | |
| Web site: | www.luciobattisti.net | |
| Autore: | Alino Stea | |
| Pubb. il: | 14/03/2004 | |
| Copyright: | Alino Stea per www.music-on-tnt.com |
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| Questo lavoro su Lucio Battisti non ha la pretesa
di voler dire nulla di particolarmente nuovo sulla sua figura di artista,
in quanto si presuppone che la sua opera sia abbondantemente conosciuta
più o meno da tutti. Ecco, ma il problema è proprio quello: si presuppone... In tutti questi anni di assidue frequentazioni musicali, ho capito invece una cosa (che è la stessa che ho capito riguardo i Beatles): nei confronti di questi grandi la maggior parte dei fruitori pensa di conoscere non dico tutto ma quasi, salvo poi scoprire che 'quel' sapere è infarcito dei soliti luoghi comuni che, come tali, a volte sono veri e a volte no. Uno dei più vieti tra questi luoghi comuni è che le canzoni con Mogol sono 'canzoni', mentre quelle con Velezia prima e con Panella poi sono solo produzioni di un Battisti uscito ormai fuori di testa: niente di più falso. I brani degli ultimi dischi (come vedremo), sia pure tra alti e bassi (come è normale che sia) e sia pure nell'ottica nuova della destrutturazione del formato canzone, presentano tanto una impressionante consequenzialità con le canzoni mogolliane quanto una freschezza compositiva inusitata in un artista sulla breccia dagli anni '60. Un altro sciocco luogo comune mi riporta alla mia gioventù, quando (eravamo alla fine degli anni ‘70) cominciai a conoscere e ad apprezzare le sue canzoni. All'epoca io e i miei amici ci imbevevamo essenzialmente di cantautorato impegnato (Bennato, Vecchioni, De Gregori, Venditti, Guccini, De Andrè, Dalla, Finardi ecc.) e ricordo che, quando io cercai di divulgare il mio apprezzamento anche verso Battisti, ci fu una sorta di ostracismo e verso quelle canzoni - ree di eccessivo disimpegno e mielismo amoroso - e verso di me, colpevole di aver tradito la causa cantautorale di sinistra... E allora questo lavoro si prefigge lo scopo di puntualizzare, in maniera artisticamente e storicamente corretta, le tappe della sua straordinaria carriera discografica, carriera che, a parer mio, non ha eguali in Italia (probabilmente il solo Franco Battiato può reggergli il paragone, sia pure con stili e modalità diverse) e pochi eguali a livello internazionale (per la sua capacità continua di innovare e di precorrere quasi sempre i tempi, mi viene naturale il paragone con David Bowie). Date per scontate la straordinaria e originalissima propensione melodica della musica di Battisti, così come la sua naturale capacità di innestare, quella propensione, in un tessuto ritmico che rimanda senz'altro al rock e al blues (e più tardi alla 'disco' e alla 'electro'), è giusto fare un altro paio di riflessioni prima di cominciare. La prima riguarda lo straordinario impatto testuale-lirico (sempre e comunque nuovo, originale, 'avanti' e splendidamente 'poetico') delle sue canzoni, che fosse affidato a Mogol, a Velezia o a Panella: nelle canzoni di Battisti il testo forma sempre un tutt'uno (e nei momenti più riusciti addirittura una omogeneità magicamente spontanea e coesa) con la musica a raccontare del nostro essere uomini e donne in questa società, in questo mondo, in questa vita con i piaceri e le sofferenze che tutto questo comporta. La seconda riguarda la sua voce, spesso poco intonata e poco rispettosa delle regole del 'bel canto', ma, proprio per questo, tanto più carica di un correlato emozionale di altissimo livello, intriso di suggestioni poco comuni. A questo proposito mi sembra utile citare un paio di osservazioni, del compianto Ivan Graziani (che ha suonato con Battisti nell'album LA BATTERIA IL CONTRABBASSO ECETERA) e dello stesso Mogol, riguardo il modo di cantare del nostro. Graziani: "Soprattutto non voleva sentirsi dire che il tale pezzo lo aveva cantato benissimo, perché gli faceva venire in mente i cantanti impostati, i cantanti che spaccavano la nota, mentre quello era un tipo di canto che a lui non interessava affatto; diceva che il canto doveva essere 'groovy', doveva avere soprattutto un'onda d'emozione." Mogol: "Battisti sembra che non si preoccupi molto del suo modo di cantare. Invece è frutto di uno studio attentissimo. Lui canta tante volte una canzone, prima di inciderla: la impara a memoria, la studia, ne cambia le sfumature, ci entra dentro, la fa sua, se ne appropria. Poi, quando va a registrarla, la butta quasi via, la canta sempre una volta sola, come se non se ne curasse neppure. Un ascoltatore non attento potrebbe pensare, nel sentire i suoi dischi, che quella era la prima volta che cantava quella canzone. Invece è il contrario: i suoi dischi sono frutto di uno studio molto accurato, fatto prima, per poi essere registrati quasi di getto. Questa è la sua grande forza: la cura dei particolari e la spontaneità dell'esecuzione." |
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