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Artista/Gruppo: | Lucio Battisti |
| Titolo: | Capitolo 4: L’epoca d’oro alla Numero Uno | |
| Web site: | www.luciobattisti.net | |
| Autore: | Alino Stea | |
| Pubb. il: | 28/03/2004 | |
| Copyright: | Alino Stea per www.music-on-tnt.com |
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| Nel novembre del 71 il duo Battisti-Mogol esordisce
finalmente sull'etichetta da loro fondata. Quello che ne viene fuori è uno dei 45 giri più famosi, più ricordati, più belli, di tutta la storia della musica popolare italiana: "La canzone del sole" / "Anche per te". Il primo brano ha una struttura armonica semplicissima, ma, proprio per quello, efficacissima, sulla quale si innestano linee melodiche differenti che, a loro volta, si intersecano tra loro a formare un meccanismo sonoro di una coralità, limpidezza, intensità, cantabilità e scorrevolezza uniche. Il testo, da par suo, trasforma, nel più riuscito stile 'mogoliano', una narrazione comune in 'poesia'. "Anche per te" è invece una dolce ballata pianistica venata di sottile e amara malinconia. Questo 45 giri preannuncia la stagione più felice per Battisti dal punto di vista del connubio successo di critica/successo di pubblico: il 1972. Ad aprile esce l'album UMANAMENTE UOMO: IL SOGNO: 1. I giardini di marzo 2. Innocenti evasioni 3. E penso a te 4. Umanamente uomo: il sogno 5. Comunque bella 6. Il leone e la gallina 7. Sognando e risognando 8. Il fuoco. "I giardini di marzo" è un altro straordinario parto del duo Battisti-Mogol: ancora una volta la semplicità compositiva viene valorizzata al massimo da un arrangiamento suggestivo e toccante, mentre il testo narra del disagio di vivere e di amare. Gli altri brani, tutti splendidi e straconosciuti, si pongono in bilico tra canzoni ariosamente melodiche – "E penso a te" – e ballate rock intriganti quanto ricche di soluzioni strumentali innovative e appropriate (si pensi a "Comunque bella", "Sognando e risognando", "Innocenti evasioni" o "Il leone e la gallina"). "Umanamente uomo: il sogno" è un placido, sognante brano strumentale ingentilito dal sereno fischiettio di Battisti, mentre l'unico passo falso del disco è "Il fuoco", un'inutile quanto pretenziosa accozzaglia di rumori elettronici che, sicuramente, avrebbe potuto essere sostituita da uno dei tanti altri brani che il nostro in questo periodo sta componendo per altri artisti (di questo ulteriore aspetto dell'arte battistiana parleremo in due capitoli a parte). A novembre 72 viene pubblicato il nuovo disco, IL MIO CANTO LIBERO, a mio parere la prova più alta di Battisti sulla lunga distanza dell'album, in una discografia che comunque ripresenterà (e lo vedremo) episodi di caratura elevata: 1. La luce dell'est 2. Luci-ah 3. L'aquila 4. Vento nel vento 5. Confusione 6. Io vorrei...non vorrei...ma se vuoi 7. Gente per bene e gente per male 8. Il mio canto libero. In quest’album le straordinarie doti melodiche di Battisti, unite alle sue eccezionali capacità di arrangiamento e saldate, in un magico connubio, alle purissime immagini poetiche di Mogol, danno vita a degli splendidi affreschi musicali. L’omonimo brano guida è magistralmente evocativo nel suo dipanarsi in forti e piani lirico-sonori, un capolavoro in cui l’armonioso arrangiamento mette in pieno risalto la limpida struttura melodica; “La luce dell’est” e “Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi” si evolvono continuamente da un placido schema acustico ad una più ariosa corposità strumentale, mettendo in evidenza delle originalissime linee melodiche; anche “Vento nel vento” e “L’aquila” si muovono in un meccanismo sonoro dolce e suadente, ma quanto mai portatore di una vibrante tensione emotiva. Ricche di continue e atipiche soluzioni sonore sono i due rock “Luci-ah” e “Confusione”, mentre “Gente per bene e gente per male” ripete con successo il meccanismo lirico de “Il leone e la gallina” dell’album precedente. A settembre del 73 Battisti si ripropone sul mercato discografico con un nuovo album, IL NOSTRO CARO ANGELO: 1. La collina dei ciliegi 2. Ma è un canto brasileiro 3. La canzone della terra 4. Il nostro caro angelo 5. Le allettanti promesse 6. Io gli ho detto no 7. Prendi fra le mani la testa 8. Questo inferno rosa. In questo disco Lucio Battisti, ben consapevole della sua ormai consolidata vocazione alla sperimentazione sonora, si distacca, sia pure parzialmente, dalle limpide atmosfere melodiche dei due album del 72, per riprendere lo studio del rapporto tra struttura armonica e struttura ritmica nell’ambito del formato canzone. I brani “Il nostro caro angelo” e “La collina dei ciliegi” si ricollegano nel migliore dei modi, sia come atmosfera lirico-sonora che come avvolgente impianto melodico, alle grandi canzoni dei due anni precedenti, mentre “Le allettanti promesse” appare una filastrocca schematica e fondamentalmente poco riuscita. Gli altri cinque brani (ottime “La canzone della terra”, “Io gli ho detto no” e “Prendi fra le mani la testa”), pur connotati da melodie comunque ricche di inventiva e da spunti sonori comunque originali, hanno la loro ragion d’essere in una accentuata ed efficacissima ritmicità, cui contribuiscono non solo gli strumenti solitamente deputati (basso e batteria), ma anche la chitarra e le tastiere. |
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