| Dopo un anno abbondante di attesa (novembre
74) Lucio Battisti dà alle stampe il suo nuovo disco, stimolato
da un viaggio in Sudamerica e dalla sua continua voglia di sperimentare,
ANIMA LATINA:
1. Abbracciala abbracciali abbracciati
2. Due mondi
3. Anonimo
4. Gli uomini celesti
5. Gli uomini celesti (ripresa)
6. Due mondi (ripresa)
7. Anima latina
8. Il salame
9. La nuova America
10. Macchina del tempo
11. Separazione naturale.
L’album rappresenta una notevole rottura con i dischi precedenti
e, non a caso, viene tacciato, all’uscita, di inconcludenza e
presunzione.
In realtà questo disco, se ascoltato attentamente e senza pregiudizi,
presenta episodi di qualità superiore (“Due mondi”,
“Anonimo”, “Gli uomini celesti”, “Anima
latina” e “Macchina del tempo”) e in diretta discendenza
con le splendide intuizioni liriche e melodiche delle canzoni precedenti;
ciò che cambia, radicalmente, è la struttura sonora.
Battisti, infatti, si immerge completamente nelle atmosfere tipiche
del ‘progressive’, riprendendo e sublimandone le caratteristiche
principali [continua ripresa dei temi melodici, largo spazio alle parti
solo strumentali, vocalità al servizio della musica e non viceversa
– spesso la voce, nel mixaggio, viene tenuta in secondo piano
(alcuni critici scriteriati e superficiali parlarono all’epoca
di mixaggi sbagliati, ignorando, evidentemente, la sua maniacale quanto
soave meticolosità in sala d’incisione…) –
], realizzando, quindi, un album atipico per il ‘mainstream’
italiano dell’epoca, ma, proprio per questo, tanto più
meritorio.
Nel febbraio del 76 Battisti produce un altro album, ancora una volta
diverso nelle scelte musicali, LA BATTERIA, IL CONTRABBASSO, ECCETERA:
1. Ancora tu
2. Un uomo che ti ama
3. La compagnia
4. Io ti venderei
5. Dove arriva quel cespuglio
6. Respirando
7. No dottore
8. Il veliero
9. Ancora tu (coda).
In questo disco (il titolo è veramente esplicativo…) il
ritmo la fa da padrone e tutte le canzoni sono costruite a partire da
una solidissima impalcatura di basso e batteria, sulla quale Battisti
innesta, come sempre, melodie e armonie ricche di un notevole portato
emotivo, insomma, vincenti.
Esempio limpidissimo di ciò sono la splendida “Ancora tu”,
“Un uomo che ti ama” e la tesa “Dove arriva quel cespuglio”
nelle quali, ancora una volta, la musicalità di Battisti si amalgama
alla perfezione con i testi di Mogol.
A dispetto delle critiche che, ancora oggi, questo album riceve riguardo
la sua modesta qualità, siamo invece, a mio parere, di fronte
a canzoni di ottimo valore – a parte, probabilmente, episodi più
scontati come “Respirando” e “No dottore” –
, impreziosite, tra l’altro, da una capacità interpretativa,
da parte di Battisti, sempre più matura.
A circa un anno di distanza (marzo 77) Lucio Battisti esce con un nuovo
disco, IO TU NOI TUTTI, registrato (ed è la prima volta per lui)
all’estero, negli Stati Uniti per la precisione:
1. Amarsi un po’
2. L’interprete di un film
3. Soli
4. Ami ancora Elisa
5. Si, viaggiare
6. Questione di cellule
7. Un anno di più
8. Neanche un minuto di ‘non amore’.
Le due canzoni guida dell’album, splendide nella loro ritmica
iterazione e dotate di una trascinante melodia, sono “Amarsi un
po’” e “Si, viaggiare” dove Mogol riesce nuovamente
a creare immagini poetiche ricche di grande suggestione e prive, come
sempre avviene nelle sue liriche più riuscite, di retorica.
Gli altri brani (soprattutto “Soli”, “Questione di
cellule” e “Un anno di più”) presentano, come
al solito, efficaci e indovinate linee melodiche e armoniche, ma l’architettura
sonora appare, perlomeno alle mie orecchie, troppo affinata, troppo
‘americana’, macchiata, più che impreziosita, da
quella patina troppo ‘pulita’, troppo ‘formale’,
in palese contrasto con il ‘groove’ costantemente cercato
e trovato da Battisti nelle sue precedenti produzioni.
All’esperienza di studio americana fa anche riferimento l’unico
disco ufficialmente inciso in inglese dal nostro (esistono altre registrazioni
in inglese, relative alle canzoni di UNA DONNA PER AMICO, mai edite
ufficialmente), prodotto per il mercato americano (dove viene sostanzialmente
ignorato) e stampato in Italia nel settembre del 77, IMAGES:
1. To feel in love (Amarsi un po’)
2. A song to feel alive (Il mio canto libero)
3. The only thing I’ve lost (Un anno di più)
4. Keep on cruising (Si, viaggiare)
5. The sun song (La canzone del sole)
6. There’s never been a moment (Neanche un minuto di ‘non
amore’)
7. Only (Soli).
In quest’album, a parte il cantato (dove vengono fuori tutti i
soliti limiti che, in genere, i cantanti italiani incontrano quando
devono incidere una canzone in inglese), sono gli arrangiamenti troppo
‘americani’ a rovinare irrimediabilmente canzoni la cui
incontaminata magia originaria è incontestabile e irripetibile
(basti soltanto ascoltare “The sun song” e “A song
to feel alive” per accertarsi di quello che sto dicendo).
Capitolo 6: La fine del sodalizio con Mogol
Per il disco successivo Lucio Battisti si trasferisce in Inghilterra
e lì produce un album straordinario, uscito a dicembre del 78,
UNA DONNA PER AMICO:
1. Prendila così
2. Donna selvaggia donna
3. Aver paura d’innamorarsi troppo
4. Perché no
5. Nessun dolore
6. Una donna per amico
7. Maledetto gatto
8. Al cinema.
Per la prima volta Battisti delega completamente ad un altro le incombenze
relative agli arrangiamenti e alla produzione, a Geoff Westley per l’esattezza,
ma i risultati gli danno ampiamente ragione.
L’album, pur presentando differenze anche notevoli, da canzone
a canzone, nelle scelte sonore e di arrangiamento, risulta essere splendidamente
coeso grazie al validissimo lavoro di raccordo di Westley, all’unitarietà
di fondo data dalla voce del nostro, all’alto livello qualitativo
delle composizioni e alle ben coordinate capacità tecniche degli
strumentisti.
In ogni brano Mogol inventa immagini e trame originali, spesso poeticamente
rimarchevoli, mentre le riconosciute doti melodiche di Battisti si esaltano
un po’ dovunque, ma raggiungono l’apice in “Prendila
così” (splendida la coda strumentale), nella magnetica
serenità di “Perché no”, nell’intrigante
incursione jazzata di “Aver paura d’innamorarsi troppo”,
nel serratissimo rock di “Nessun dolore”, nella cupa “Donna
selvaggia donna” e in “Una donna per amico”, splendida
ed elegantissima nella sua ritmica ‘disco’.
Il gennaio dell’80 vede l’ennesima nuova uscita di un disco
di Battisti, UNA GIORNATA UGGIOSA:
1. Il monolocale
2. Arrivederci a questa sera
3. Gelosa cara
4. Orgoglio e dignità
5. Una vita viva
6. Amore mio di provincia
7. Questo amore
8. Perché non sei una mela
9. Una giornata uggiosa
10. Con il nastro rosa.
Siamo di nuovo in Inghilterra, siamo di nuovo nelle mani di Geoff Westley,
ma questo album è importante soprattutto perché segna
la conclusione dello straordinario sodalizio tra Lucio Battisti e Mogol,
la triste ma, forse, inevitabile fine di un connubio dagli altissimi
esiti artistici che ha segnato in maniera fondamentale, imprescindibile,
la storia della canzone italiana, rarissimo esempio di limpida e originalissima
simbiosi di testo e musica.
Purtroppo il disco non è all’altezza, un po’ perché
le composizioni hanno meno solidità e inventiva delle precedenti,
un po’ perché Westley infarcisce le canzoni, in maniera
veramente esagerata, di tastiere e fiati, col solo risultato di soffocarne
l’efficacia delle linee melodiche.
Questa mancanza di freschezza e spontaneità penalizza oltre il
dovuto soprattutto “Orgoglio e dignità”, “Una
vita viva” e “Questo amore” (altrimenti dotate di
melodie interessanti e originali), mentre risultano più riuscite
la robusta “Il monolocale”, l’insinuante “Perché
non sei una mela”, la tenebrosa “Una giornata uggiosa”
e, capolavoro dell’album, la splendida “Con il nastro rosa”,
impreziosita da un indimenticabile assolo di chitarra.
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