Lucio Battisti, Monografia del suo ultimo periodo. Artista/Gruppo: Lucio Battisti
Titolo: Capitolo 5: il consolidamento del successo.
Web site: www.luciobattisti.net
Autore: Alino Stea
Pubb. il: 22/05/2004
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Dopo un anno abbondante di attesa (novembre 74) Lucio Battisti dà alle stampe il suo nuovo disco, stimolato da un viaggio in Sudamerica e dalla sua continua voglia di sperimentare, ANIMA LATINA:

1. Abbracciala abbracciali abbracciati
2. Due mondi
3. Anonimo
4. Gli uomini celesti
5. Gli uomini celesti (ripresa)
6. Due mondi (ripresa)
7. Anima latina
8. Il salame
9. La nuova America
10. Macchina del tempo
11. Separazione naturale.

L’album rappresenta una notevole rottura con i dischi precedenti e, non a caso, viene tacciato, all’uscita, di inconcludenza e presunzione.

In realtà questo disco, se ascoltato attentamente e senza pregiudizi, presenta episodi di qualità superiore (“Due mondi”, “Anonimo”, “Gli uomini celesti”, “Anima latina” e “Macchina del tempo”) e in diretta discendenza con le splendide intuizioni liriche e melodiche delle canzoni precedenti; ciò che cambia, radicalmente, è la struttura sonora.

Battisti, infatti, si immerge completamente nelle atmosfere tipiche del ‘progressive’, riprendendo e sublimandone le caratteristiche principali [continua ripresa dei temi melodici, largo spazio alle parti solo strumentali, vocalità al servizio della musica e non viceversa – spesso la voce, nel mixaggio, viene tenuta in secondo piano (alcuni critici scriteriati e superficiali parlarono all’epoca di mixaggi sbagliati, ignorando, evidentemente, la sua maniacale quanto soave meticolosità in sala d’incisione…) – ], realizzando, quindi, un album atipico per il ‘mainstream’ italiano dell’epoca, ma, proprio per questo, tanto più meritorio.

Nel febbraio del 76 Battisti produce un altro album, ancora una volta diverso nelle scelte musicali, LA BATTERIA, IL CONTRABBASSO, ECCETERA:

1. Ancora tu
2. Un uomo che ti ama
3. La compagnia
4. Io ti venderei
5. Dove arriva quel cespuglio
6. Respirando
7. No dottore
8. Il veliero
9. Ancora tu (coda).

In questo disco (il titolo è veramente esplicativo…) il ritmo la fa da padrone e tutte le canzoni sono costruite a partire da una solidissima impalcatura di basso e batteria, sulla quale Battisti innesta, come sempre, melodie e armonie ricche di un notevole portato emotivo, insomma, vincenti.

Esempio limpidissimo di ciò sono la splendida “Ancora tu”, “Un uomo che ti ama” e la tesa “Dove arriva quel cespuglio” nelle quali, ancora una volta, la musicalità di Battisti si amalgama alla perfezione con i testi di Mogol.

A dispetto delle critiche che, ancora oggi, questo album riceve riguardo la sua modesta qualità, siamo invece, a mio parere, di fronte a canzoni di ottimo valore – a parte, probabilmente, episodi più scontati come “Respirando” e “No dottore” – , impreziosite, tra l’altro, da una capacità interpretativa, da parte di Battisti, sempre più matura.

A circa un anno di distanza (marzo 77) Lucio Battisti esce con un nuovo disco, IO TU NOI TUTTI, registrato (ed è la prima volta per lui) all’estero, negli Stati Uniti per la precisione:

1. Amarsi un po’
2. L’interprete di un film
3. Soli
4. Ami ancora Elisa
5. Si, viaggiare
6. Questione di cellule
7. Un anno di più
8. Neanche un minuto di ‘non amore’.

Le due canzoni guida dell’album, splendide nella loro ritmica iterazione e dotate di una trascinante melodia, sono “Amarsi un po’” e “Si, viaggiare” dove Mogol riesce nuovamente a creare immagini poetiche ricche di grande suggestione e prive, come sempre avviene nelle sue liriche più riuscite, di retorica.

Gli altri brani (soprattutto “Soli”, “Questione di cellule” e “Un anno di più”) presentano, come al solito, efficaci e indovinate linee melodiche e armoniche, ma l’architettura sonora appare, perlomeno alle mie orecchie, troppo affinata, troppo ‘americana’, macchiata, più che impreziosita, da quella patina troppo ‘pulita’, troppo ‘formale’, in palese contrasto con il ‘groove’ costantemente cercato e trovato da Battisti nelle sue precedenti produzioni.

All’esperienza di studio americana fa anche riferimento l’unico disco ufficialmente inciso in inglese dal nostro (esistono altre registrazioni in inglese, relative alle canzoni di UNA DONNA PER AMICO, mai edite ufficialmente), prodotto per il mercato americano (dove viene sostanzialmente ignorato) e stampato in Italia nel settembre del 77, IMAGES:

1. To feel in love (Amarsi un po’)
2. A song to feel alive (Il mio canto libero)
3. The only thing I’ve lost (Un anno di più)
4. Keep on cruising (Si, viaggiare)
5. The sun song (La canzone del sole)
6. There’s never been a moment (Neanche un minuto di ‘non amore’)
7. Only (Soli).

In quest’album, a parte il cantato (dove vengono fuori tutti i soliti limiti che, in genere, i cantanti italiani incontrano quando devono incidere una canzone in inglese), sono gli arrangiamenti troppo ‘americani’ a rovinare irrimediabilmente canzoni la cui incontaminata magia originaria è incontestabile e irripetibile (basti soltanto ascoltare “The sun song” e “A song to feel alive” per accertarsi di quello che sto dicendo).

Capitolo 6: La fine del sodalizio con Mogol

Per il disco successivo Lucio Battisti si trasferisce in Inghilterra e lì produce un album straordinario, uscito a dicembre del 78, UNA DONNA PER AMICO:

1. Prendila così
2. Donna selvaggia donna
3. Aver paura d’innamorarsi troppo
4. Perché no
5. Nessun dolore
6. Una donna per amico
7. Maledetto gatto
8. Al cinema.

Per la prima volta Battisti delega completamente ad un altro le incombenze relative agli arrangiamenti e alla produzione, a Geoff Westley per l’esattezza, ma i risultati gli danno ampiamente ragione.

L’album, pur presentando differenze anche notevoli, da canzone a canzone, nelle scelte sonore e di arrangiamento, risulta essere splendidamente coeso grazie al validissimo lavoro di raccordo di Westley, all’unitarietà di fondo data dalla voce del nostro, all’alto livello qualitativo delle composizioni e alle ben coordinate capacità tecniche degli strumentisti.

In ogni brano Mogol inventa immagini e trame originali, spesso poeticamente rimarchevoli, mentre le riconosciute doti melodiche di Battisti si esaltano un po’ dovunque, ma raggiungono l’apice in “Prendila così” (splendida la coda strumentale), nella magnetica serenità di “Perché no”, nell’intrigante incursione jazzata di “Aver paura d’innamorarsi troppo”, nel serratissimo rock di “Nessun dolore”, nella cupa “Donna selvaggia donna” e in “Una donna per amico”, splendida ed elegantissima nella sua ritmica ‘disco’.

Il gennaio dell’80 vede l’ennesima nuova uscita di un disco di Battisti, UNA GIORNATA UGGIOSA:

1. Il monolocale
2. Arrivederci a questa sera
3. Gelosa cara
4. Orgoglio e dignità
5. Una vita viva
6. Amore mio di provincia
7. Questo amore
8. Perché non sei una mela
9. Una giornata uggiosa
10. Con il nastro rosa.

Siamo di nuovo in Inghilterra, siamo di nuovo nelle mani di Geoff Westley, ma questo album è importante soprattutto perché segna la conclusione dello straordinario sodalizio tra Lucio Battisti e Mogol, la triste ma, forse, inevitabile fine di un connubio dagli altissimi esiti artistici che ha segnato in maniera fondamentale, imprescindibile, la storia della canzone italiana, rarissimo esempio di limpida e originalissima simbiosi di testo e musica.

Purtroppo il disco non è all’altezza, un po’ perché le composizioni hanno meno solidità e inventiva delle precedenti, un po’ perché Westley infarcisce le canzoni, in maniera veramente esagerata, di tastiere e fiati, col solo risultato di soffocarne l’efficacia delle linee melodiche.
Questa mancanza di freschezza e spontaneità penalizza oltre il dovuto soprattutto “Orgoglio e dignità”, “Una vita viva” e “Questo amore” (altrimenti dotate di melodie interessanti e originali), mentre risultano più riuscite la robusta “Il monolocale”, l’insinuante “Perché non sei una mela”, la tenebrosa “Una giornata uggiosa” e, capolavoro dell’album, la splendida “Con il nastro rosa”, impreziosita da un indimenticabile assolo di chitarra.

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