| Gli inizi
Interrompiamo momentaneamente la narrazione cronologica degli eventi
discografici di Lucio Battisti per soffermarci su un aspetto della sua
arte a volte trascurato, ma che, in realtà, riveste un’importanza
spesso fondamentale nella corretta definizione del suo immenso valore
di compositore: la scrittura di brani (sempre in collaborazione con
Mogol) per altri cantanti o gruppi.
Inizialmente, infatti, la sua attività artistica comincia come
compositore e, solo successivamente, gli verrà data (fortunatamente!)
l’opportunità di cominciare a incidere le sue canzoni.
Battisti esordisce nel giugno 65 con una sua composizione (non c’è
ancora Mogol), “Se rimani con me”, in pieno stile ‘beat’,
data ai Dik Dik.
Questi ultimi sono anche i primi ad incidere l’esordio in coppia
di Battisti-Mogol, “Dolce di giorno” (aprile 66), mentre
il lato A del primo 45 giri di Battisti, “Per una lira”,
viene originariamente inciso dai Ribelli (maggio 66).
Addirittura al Festival di Sanremo del 67 gli Hollies di Graham Nash
(accoppiati a Mino Reitano !?!) cantano “Non prego per me”
del duo Battisti- Mogol.
Riki Maiocchi (cantante abbastanza in voga negli anni ’60) usufruisce
di due brani della coppia: “Uno in più” (ottobre
66), ripresa da Battisti nel suo primo album omonimo, e “Prendi
fra le mani la testa” (maggio 67), ripresa dal nostro nell’album
IL NOSTRO CARO ANGELO.
Ritornando ai Dik Dik, dopo “Dolce di giorno”, beneficeranno
negli anni di altri tre brani di Battisti: la sottovalutata “Guardo
te e vedo mio figlio” (luglio 67), “Il vento” (aprile
68) – cantata da Battisti nel primo album – e la splendida
(per melodia e capacità evocativa del connubio testo-musica)
“Vendo casa” (maggio 71), un vero gioiello della coppia.
Inoltre, fino al ‘69, Battisti produrrà diverse altre loro
canzoni..
Altri gruppi del ‘beat’ italiano incidono, in quegli anni,
brani di Battisti: i Profeti con “Le ombre della sera” (giugno
66); i Balordi con “Non è Francesca” (dicembre 67,
un anno prima, quindi, che venga incisa dall’autore); i Ribelli
guidati dalla voce di Demetrio Stratos con “Nel sole nel vento
nel sorriso e nel pianto” (luglio 68 – il brano verrà
cantato da Battisti nel suo primo album); i Rokes con “Io vivrò
(senza te)” (ottobre 68 – quasi contemporaneamente alla
versione dell’autore); i Camaleonti con “Mamma mia”
(ottobre 69).
Ma il gruppo principe del ‘beat psichedelico-progressivo’
italiano dell’epoca, l’Equipe 84 guidata da Maurizio Vandelli,
è la band che gode, almeno in questo periodo (poi subentrerà
la Formula 3), dei favori del duo, tanto vero che l’Equipe 84
pubblica diverse loro canzoni: la splendida, limpida, onirica “29
settembre” (marzo 67 – Battisti la riproporrà, in
versione acustica, nel suo album d’esordio); “Nel cuore
nell’anima” (novembre 67 – l’autore la riprenderà
nel suo primo album); “Ladro” (novembre 67, B-side del brano
precedente); “Hey ragazzo” (ottobre 68).
Agli inizi del 68 anche due cantanti americani molto famosi vengono
omaggiati da due canzoni di Battisti, Paul Anka al Festival di Sanremo
con “La farfalla impazzita” e Gene Pitney con “Quando
ti lascia l’amore”.
A marzo del 69 Patty Pravo riprende una canzone di Battisti-Mogol già
uscita l’anno precedente per merito della Ragazza 77 (pseudonimo
dietro il quale si celava tal Ambra Borelli), ma che aveva avuto successo
in Inghilterra per merito di un gruppo beat locale, gli Amen Corner:
stiamo parlando de “Il paradiso”, composizione abbastanza
valida.
Patty Pravo canterà ancora due canzoni della coppia: “Per
te” (maggio 70) e “Io ti venderei” (gennaio 76, quasi
in contemporanea con la versione di Battisti presente in LA BATTERIA,
IL CONTRABBASSO, ECCETERA).
Il successo
Ma chi ha usufruito in assoluto del maggior numero di canzoni del duo
Battisti-Mogol (sia inediti che brani poi ripresi da Battisti stesso)
è, come abbiamo già accennato nel capitolo precedente,
la Formula 3.
Questo gruppo (che spesso accompagnerà il cantante nelle poche
uscite dal vivo della sua carriera) è formato da Alberto Radius
(chitarra e voce), Gabriele Lorenzi (tastiere), Tony Cicco (batteria)
e nasce alla Numero Uno, l’etichetta fondata proprio da Battisti
e Mogol.
Il loro sound varierà negli anni da una matrice fortemente hendrixiana
(paradigmatica, a tal proposito, è l’ottima chitarra di
Radius) a istanze più tipicamente ‘progressive’,
in linea con le principali band italiane del periodo.
L’esordio avviene a settembre del 69 con il limpido rock di “Questo
folle sentimento” (presente anche, in due versioni ridotte, nel
primo album del gruppo, DIES IRAE , uscito nel febbraio 70). Quell’album,
prodotto interamente da Lucio Battisti, contiene anche un’ottima
versione di “Non è Francesca”, oltre a un altro inedito
battistiano, “Sole giallo, sole nero”.
In successione altri due singoli: “Io ritorno solo” (ottobre
70, splendida quanto poco conosciuta ballata rock) e “La folle
corsa” (febbraio 71, presentata al Festival di Sanremo).
Il secondo album del gruppo esce a giugno 71, si intitola FORMULA 3,
è prodotto ancora una volta dal nostro, ma, soprattutto, è
interamente composto da brani della coppia Battisti-Mogol: l’ammaliante
“Nessuno nessuno”; il rock-blues di “Tu sei bianca,
sei rosa, mi perderò”; una versione più corta di
“Vendo casa” (il gioiello già cantato dai Dik Dik);
il rock melodico ed efficace di “Eppur mi son scordato di te”;
“Un papavero”, un rock semplice semplice (inciso un mese
prima dai Flora Fauna Cemento, un altro gruppo della Numero Uno, capitanato
da Mario Lavezzi – band che, un anno dopo, inciderà un
altro inedito di Battisti-Mogol, “Mondo blu”), la buona
ripresa de “Il vento”; e, infine, l’ennesimo rock
inedito, intitolato “Mi chiamo Antonio tal dei tali e lavoro ai
mercati generali”.
A settembre del 72 viene dato alle stampe l’ultimo album della
Formula 3 prodotto da Lucio Battisti, SOGNANDO E RISOGNANDO, un disco
in pieno stile ‘progressive’.
Qui sono presenti (ma erano già uscite su singolo quattro mesi
prima) due canzoni del duo Battisti-Mogol: “Storia di un uomo
e di una donna” e, appunto, “Sognando e risognando”,
in una versione leggermente diversa da quella apparsa nell’album
UMANAMENTE UOMO: IL SOGNO. Inoltre, cosa piuttosto curiosa, la prima
parte del brano “Aeternum”, intitolata “Tema”,
presenta dei versi scritti da Battisti.
Altri versi scritti dal nostro appariranno nel contemporaneo primo album
omonimo di Alberto Radius, ancora una volta prodotto da Battisti, precisamente
nel brano “Prima e dopo la scatola”.
Uno dei momenti più alti, artisticamente parlando, della produzione
di Battisti-Mogol avviene per le quattro canzoni che la coppia scrive
per Mina.
I brani – “Insieme” (maggio 70), “Io e te da
soli” (novembre 70), “Amor mio” (maggio 71), “La
mente torna” (novembre 71) – sono tutti veramente splendidi
e, arrangiati con gusto, classe e fantasia, tendono a mettere nel miglior
risalto possibile le qualità ‘nere’ della voce di
Mina.
In seguito Mina canterà spesso brani tratti dal song-book di
Battisti-Mogol, mettendone in evidenza sfumature interpretative interessanti.
A giugno del 70 anche Bruno Lauzi comincia a beneficiare di brani inediti
della coppia: esce, infatti, un 45 giri con la ritmata “Mary oh
Mary” e la più pacata “E penso a te” (poi ripresa
da Battisti nell’album UMANAMENTE UOMO: IL SOGNO).
I brani successivi cantati da Lauzi sono “Amore caro amore bello”
(maggio 71, una sorta di splendida romanza), “L’aquila”
(novembre 71 – cantata poi dall’autore ne IL MIO CANTO LIBERO),
“Un uomo che ti ama” (gennaio 76, quasi in contemporanea
con la versione di Battisti presente in LA BATTERIA, IL CONTRABBASSO,
ECCETERA).
Anche Iva Zanicchi si può fregiare di un inedito, sia pure minore,
della coppia Battisti-Mogol, “Il mio bambino” (febbraio
72), mentre l’ultimo cantante, in ordine di tempo, a interpretare
brani del duo è Adriano Pappalardo, la cui sporca ma potentissima
voce è al servizio di due belle canzoni in bilico tra rock-blues
e ‘progressive’, “E’ ancora giorno” (marzo
72) e “Segui lui” (ottobre 72).
Per Pappalardo, successivamente, Battisti produrrà anche due
album: IMMERSIONE dell’aprile 82 (una sorta di interessante prologo
sonoro a E GIA’) e OH! ERA ORA del settembre 83 (ancora elettronico,
ma con la grande novità della comparsa dei testi di Pasquale
Panella).
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