Arrivano dalla periferia milanese e sono marchiati Over Dub Recordings. Si affacciano al mercato underground con un debut album venato di contaminazioni stilistiche e narrative poste al servizio di sonorità fondamentalmente minimali, definite da una line-up inusuale: basso-batteria-basso, e solo per l’idea di disegnare le armonie mediante una sezione ritmica allargata, la band dovrebbe incuriosire chi come me vive di e per la musica.

 

 

Il debutto parte dalla “provincia” per poi viaggiare attraverso spigoli e disarmonie (Il cielo sopra Rho) che riescono a convogliare sensazioni nereggianti mediante il post-punk degli albori, qui edulcorato da una musicalità che, pur mostrando il proprio lato armonico, a tratti sembra ricordare in modus operandi del mondo OI!

Tra citazioni filmiche e orientamenti estranianti, la band  gioca con gli spoken word (La scala di grigi) per poi ritrovarsi dentro le toniche di Copenaghen che, insieme agli Spazi bianchi, mostra le diverse tonalità di una band di certo in grado di raccontare attraverso parole e suoni. Dominato dalle inquietante cover art, l’album definito da un’apparente calma descrittiva, attraversa i dialoghi delle bassline de Dalla provincia, traccia deformata da pause e ridefinizione direzionali crude e minimali, quanto un “sogno immaginifico” in cui torna dalla mente la parte descrittiva degli Offlaga Disco Pax.

Riconoscendo, nel suo complesso, l’ottima caratura espressiva del disco, mi è apparsa degna di nota La Città delle stelle definita da intense sensazioni punkeggianti, atte a delineare una via battente, pronta a dipingere i sussurri terminali di un full lenght, che non fa che confermare l’assenza di easy listening, qui gettato nel fuoco da uno stile arguto, ma non di certo immediato.

 

Tracklist

 

  1. Il cielo sopra Rho
  2. La scala di grigi
  3. Copenaghen
  4. Laika nello spazio
  5. Spazi bianchi
  6. Dalla provincia
  7. Sogno immaginifico
  8. Zenit
  9. La città delle stelle
  10. Prestazioni encomiabili