Altre recensioni di questo artista/gruppo:
Polvere


Sei in - Home - cantautori italiani

polvere.jpg

Artista/Gruppo:Pierpaolo Lauriola
Titolo: Polvere
Etichetta:
Sito: www.pierpaololauriola.it
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 21/10/2012
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

Pierpaolo Lauriola è uscito dal gruppo ( I Plinskin) per dare alla luce questa nuova release Polvere. (scritto con il punto finale…come si sottolinea nel comunicato stampa ufficiale del platter).
Il disco offre con le sue otto tracce un delicato quadro di un mondo in cui il tempo regna sul nostro destino, un tempo inchiodato solo apparentemente dalle immagini mnemoniche e fisiche, come semplici polaroid del nostro ego impolverato. Un tempo che, in maniera velata, si offre come trait d’union intratestuale per brani nati più di 20 anni addietro, ma che solo ora vedono l’opaca luce del mondo artistico di Lauriola.

L’io narrante si offre ad un songwriting accorto e preciso, che talvolta si perde in arrangiamenti non troppo illuminati e ad una forma espressiva che denota nobile attenzione compositiva, ma non certo formule di innovazione musicale.

A mio avviso, infatti, il disco sembra viaggiare a corrente alterna, nonostante l’ottima arte scrittoria. Le composizioni si appoggiano in eccesso alla voce, lasciando uno spazio troppo esiguo a quello che avrebbe potuto essere, ipotesi dimostrata da brani come l’iniziatica I Silenzi, in cui la voce si appoggia ad un eccessivo sapore acustico-cantautoriale. Proprio la vocalità sussurrata di La carne del tempo appare poi vantaggio e limite della creatività artistica, in quanto funzionale solo in parte alla narrazione.





Più convincente appare invece la base ritmica di Una rosa divenuta tenera passione, in cui si tralascia la radicalizzata tradizione di Ci consumeremo in un abbraccio, per viaggiare verso un climax sonoro diversificato e di carattere. Se poi con Noi, qui , di nuovo. nonostante un’interessante multi voice, si vive una banalizzazione di intenti, con Sogni e segni ci si avvicina ad un piacevole sguardo retrò, similitudine attenta di un collage emozionale capace di superare le titubanze di Io brindo.

A chiudere il disco è infine la buona chiusura in reprise di I silenzi nella sua domo version, in cui sembrano tornare alla mente sensazioni pertinenti al lato più dolce di Billy Corgan.

Questo articolo è stato letto 2688 volte.