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Artista/Gruppo:Voci Nuove: Odatto Chernobil+Zenerswoon+E. Pezza
Titolo:
Etichetta:
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 27/09/2009
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

OdattoChernobil
“Preview of debut album”

cover


L’Ep “Preview of debut album”degli Odatto Chernobil, rappresenta una sorta di antipasto per la più corposa cena che a breve il combo emiliano offrirà al mercato. I tempi per un full lenght non sono lontani, ma per ora ci si deve accontentare di cinque tracce accomodate tra nu melodic metal e rock punkettone.

Il disco parte forte con un notevole lavoro sulle pelli di Papo the Venge che, incastonato tra il basso di Dano The Dange e la chitarra Albe di End, definisce al meglio la presa sonora di “Lo stesso cielo”.

Vi basterà ascoltare l’incipit per percepire tre semplici elementi: il target, il metodo e le prospettive.

Partendo dal target, ci si rende immediatamente conto che il pubblico degli Odatto Chernobil sarà probabilmente assestato tra gli under 21, per il tipico suono dalla matrice giovanilistica fra il Punk italiano e un metal di facile consumo, che vive dell’alternanza modernistica del blando growling e la pulizia vocale.

Il metodo sembra voler essere quello di ricercare uno sposalizio tra sonorità pulite alla G’n’R, come nel solo coinvolgente di “Un isola nel buio”, e rusticheggianti solchi sonori di “Tutto finirà”.

Per quanto riguarda le prospettive vorrei aspettare l’ascolto di un full lenght per darne una più precisa definizione. Certamente il power-trio ha dalla sua un discreto tecnicismo, che annovera come gioiello eccellente la batteria di Papo. Forse i ragazzi, ancora molto giovani, avranno modo di decidere la loro via ancora forse frammentata e poco omogenea.

Ascoltando singolarmente i brani si possono trovare molti pregi come nella coraggiosa “Ogni giorno”, che tanto mi ha riportato alla mente il mood della “Banda Bassotti”. Certo ci sono piccoli peccati di gioventù come l’esagerazione di cori e backvoice o una forzosa alternanza vocale che finisce per banalizzare ottimi solo e riff sempre ben assestati.

Insomma un EP che inevitabilmente porta con sé interessanti cambi di direzione e piccoli peccati di inesperienza, che se superati potranno far emergere dall’oceano questi promettenti musicisti parmensi.

Tracce

01 Lo stesso cielo
02 Un isola nel buio
03Tutto finirà
04 Ogni giorno
05 Ti ho visto

Zenerswoon
“Frames”

cover


Dietro una cover art molto indie si nasconde un trio fiorentino composto da Andrea Angelucci (voce e chitarra), Lorenzo Bettazzi (basso e voce) e Francesco Frilli (batteria), conosciuto con il nome di Zenerswoon, band ormai attiva dalla degli anni 90.

Infatti, guardandoci indietro possiamo trovare il self demo "Allisundercontrol", e "Alice Among Dreams". Fino a giungere al debut album "There in The Sun", grazie alle credenziali di Anti-Dot e Stoutmusic. Recentemente il progetto toscano si è evoluto attorno al full leght “Frames”, soddisfacente prodotto indie post pop-grunge che però definisce ancora una necessaria maturazione della band.

Il suono della band vive all’interno dell’indie pop della west coast, sviluppato attraverso sentori post Seattle, come appare chiaro in “Spiders”, con le sue aperte sonorità e il suo piacevole groove. La band non sembra volersi accontentare e osa (a mio avviso poco), esplora e si rintana nelle ritmiche rallentate di “Tubchair” e nel drums gentile e protodelico di “Still mad about me”.

Il viaggio lungo l’Arno ci porta presto su terreni di fertile musicalità, come nella perfetta “Freedom now”, in cui la cupezza espressa da Bettazzi con il basso, si amalgama alla ridondanza sonora della chitarra, distorta quanto basta per non soffocare il cantato anglofono, attraverso vincenti cambi di direzione, che ci trasportano sul finire nel più tipico e coinvolgente alternative.

Il lato B si apre con il rasserenante intro di “Not What it seems”, alternando folli sfuriate soniche di rabbia, che anticipano la pacatezza romantica di “Greta”, in cui l’anima jazz delle pelli riesce ad annoverare la traccia tra le più convincenti, insieme alla conclusiva “Then she came”, ottima chiusura di un album che tanto mi sarebbe piaciuto sentire cantare in italiano.

Un disco che riesce a racchiudere nel suo scrigno, non solo gli anni 90, ma per certi versi anche l’animosità creativa e colorata degli anni 70, senza mai debordare nel deja vu, nonostante il fatto che “Frames” non ha in sé elementi rivoluzionari di cui per altro non necessita.

Tracce
01. Spiders
02. Tubchair
03. Stil mad about me
04. Freedom now!
05. Her flattery
06. Not what it seems
07. Greta
08. Selfish man
09. Then she came

Enrico pezza
“A mani nude”


cover


Enrico pezza è un giovane e talentuoso cantautore, chitarrista ed arrangiatore già conosciuto e apprezzato nel nobile ambiente musicale di Biella festival e Monferrautore, aggiustato tra il cantautorato classico e una insolita miriade di influenze tout cour, tra semplicità, allegria e cura esaustiva per arrangiamenti e liriche.
Il debut album abbraccia tematiche e musicalità differenti ma ben amalgamante. Si viaggia attraverso le De gregoriane “ Rosario” e “A mani nude” in cui affiorano gli anni romani di Pezza, che sembra aver vissuto dall’interno la città ospitante.

La delicatezza in questi brani si incontra con la speranza e con quell’apparente allegria, negata dagli eventi narrati come un delizioso romanzo breve. Non mancano sviluppi più marcatamente vicini al cantato di Daniele Silvestri come nell’introduttiva “Sabato d’occidente”in cui sembra voler raccoglie reminiscenze Gaetanianiane, in sintonia con le bislacche sonorità di “Radicalchic” e le teatralizzazioni dei racconti come accade in “El pocho”.

Il disco è un buon rappresentante della nuova era cantautoriale, portando con sè l’energia di nuove idee e fortunatamente spoglia di quell’arroganza snobistica e boriosa che molte nuove leve sembrano portare in dote. Basti ascoltare “Aria” traccia che, con il suo romanticismo semplice ed efficace, possiede elementi tanto poetici quanto semplici, tra archi e note posate, rese miti dal curioso proto stornello di “A che ora, a che ora”, in cui si nasconde la forte genuinità romanesca che rende ancor più fresco questo debut album di Enrico Pezza.

Tracklist

1. Sabato d'Occidente
2. Il guardiano del faro
3. El Pocho
4. Rosario
5. Intervallo
6. A mani nude
7. Radical chic
8. Aria
9. Il signore con l'ombrello
10. A che ora, a che ora
11. Amore mio

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