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Artista/Gruppo:SG Records Della Vega + Delyria
Titolo:
Etichetta: SG records
Sito: www.sgrecords.it
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 13/03/2010
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

Anche questa settimana Music on tnt offre ai propri lettori una nuova interessante collaborazione con la Sg Records, etichetta dedita, non solo a produzioni musicali di ampio respiro, ma anche a organizzazione eventi, comunication & promotion. L’ambito di ciò che è liminare allo shobiz è quindi terra fertile per la label nostrana, le cui proposte spaziano, senza soluzioni di continuità, dal metal, nelle sue più varie accezioni, sino al nu-punk, attraversando il rock di stampo classico.

Una felice realtà che sembra voler sviluppare un andamento orizzontale, perpetrando diversificati generi, senza fossilizzarsi all’interno di un unico compartimento stagno.


Grazie alla cooperazione della SG, oltre a recensioni alquanto interessanti che occuperanno le pagine della nostra rivista per tutto il mese di marzo, ecco una breve intervista ai responsabili marketing della label

1) Partiamo come di (mio) consueto dal nome…SG da cosa deriva?

Il nome dell'etichetta è frutto dell'eredità lasciata dalla webzine SG Metal e dalla connessa agenzia di promozione SG Promotion. Quando, nel 2007, l'attuale direttivo ha preso in mano le redini della struttura ed ha deciso di abbandonare l'attività di promozione per passare alla pubblicazione discografica ha deciso di creare una sorta di continuità storicasfruttando il nome esistente.


2) La label è relativamente giovane, come è nata l’idea di creareun’etichetta?

La label è giovane, ma come accennato è il frutto dell'evoluzione di esperienze passate. Dopo pochi mesi di lavoro con SGMetal ed SGPromotion è nata la consapevolezza dell'enorme quantità di proposte nell'underground musicale metal, e della difficoltà che gli artisti più validi hanno per emergere dalla massa. SG Records è nata valutando l'ambiente musicale underground.

3) Quale è stata la base di partenza della SG?

SG Records affonda le sue radici principalmente nel gruppo di persone chela compongono, con anni di impegno nella musica alle spalle. Nella nascita dell'etichetta ha poi avuto una forte importanza il know-how acquisito da SG Promotion.

4)Quali sono le variabili che suscitano l’interesse della label?

Innanzitutto la proposta musicale che ci viene sottoposta deve essere valida, quello che ascoltiamo ci deve colpire. Non abbiamo messo maipaletti nei metodi di valutazione di un artista, infatti abbiamo un roster molto vario sia riguardo alla tipologia di artisti che al genere musicale. In secondo luogo preferiamo concedere spazio agli artisti che riteniamomettano più passione in quel che fanno, cerchiamo di evitaresoggetti che non si "muovono" nel loro ambiente.

5) Come scegliete il vostro Roster?

Internet ha un ruolo fondamentale in questo ambito, principalmente ascoltiamo le decine di CD che ci arrivano ogni settimana da artisti che cihanno conosciuto tramite la rete, a volte invece capita a noi di imbattersiin qualcosa di interessante, allora siamo noi a contattare direttamentel'artista.

6) Quanto è difficile oggi in Italia gestire e far crescere un’etichetta come la vostra?

E' molto difficile, nascendo dal nulla e puntando sull'underground occorre prima di tutto guadagnare credibilità tra gli addetti ai lavori. Ed una volta che si sta in piedi occorre non cadere: basta qualche produzione sbagliata per essere etichettati come "sacco della spazzatura", e basta qualche mossa fuori luogo per perdere la fiducia degli artisti.Poi ci sono le difficoltà "tecniche", a partire dalla distribuzione e dalla promozione: sono poche le etichette underground che possono vantare una distribuzione, reale o presunta che sia. Noi siamo stati fortunati e dopo qualche vicissitudine abbiamo trovato un buon partner nel gruppo tedesco 7us. E naturalmente superati tutti i problemi umanamente immaginabili occorre far fronte all'aspetto economico. Soprattutto nell'ambiente metal gli investimenti spesso non producono mai abbastanza frutti, complice anche il fatto che il mercato metal, oltre ad essere di nicchia, è anche saturo di proposte.

7.. Quali saranno le prossime novità?

Segreto! Abbiamo alcuni progetti in ballo che potrebbero portarci un po' di visibilità, ma non è ancora giunto il momento di fare anticipazioni.Abbiamo alcune nuove produzioni che saranno presto sul mercato, e stiamo
contrattando con qualche altro virtuoso della chitarra, per far un po' di compagnia ai nostri Tiago Della Vega e Guido Campiglio.


A questo punto non ci resta che iniziare con le recensioni dei prodotti qualitativamente piuttosto buoni della SG record…partendo da


Tiago della Vega
“Hybrid”







Tiago della Vega, enfant prodige della chitarra, rappresenta ad oggi uno tra i chitarristi Shredder di maggior spessore tecnico, tanto da rientrare, con il “Volo del Calabrone”, nel guinness dei primati, come il chitarrista più veloce al mondo, grazie ai 320 bpm certificati ufficialmente.

Purtroppo però, questo aspetto sembra essere l’elemento portante della musicalità dell’ex After Dark, che appare nel suo primo album da solista, schiavo del tecnicismo orientato verso un’ossessività compulsiva nei confronti della precisione esecutiva. Questo aspetto, ascoltando le otto tracce di “Hybrid”, sembra palesemente essere d’ostacolo alla genuinità compositiva che ci si potrebbe attendere. Tanto è vero che nell’ascoltare il disco a tratti ci si annoia, cadendo nell’oblio della giustezza ossessiva. “Hybrid” è come una nobile composizione jazz che vissuta dal vivo porta con sé impagabili emozioni, ma divulgata attraverso gli altoparlanti di un autoradio perde molto della sua arte.
Vedere le veloci dita di Tiago è davvero qualcosa di miracoloso, ma un disco ascoltato non riesce a regalare le medesime senzazioni.
L’opera pertanto è da considerarsi un fatica d’elite, che piacerà di certo a chi ama il genere Guitar hero, e sorprenderà i curiosi, senza però convincere gli amanti dell’HM.

L’album si apre con il sound arabeggiante e desertico di “Bugus”, che tra sonagli e rock psichedelico, ci racconta di sé attraverso le note diluite della chitarra. Il brano si fonde alla scenografia con una storia in cui l’ipertecnica domina, rendendo i contenuti liminari insipidi. Con “Destiny”, il groove migliora grazie anche ai tasti bianchi e neri del pianoforte che regalano una dolce melodia, concretizzata attorno ad un’arida sezione ritmica su cui (soprav)vivono le note della sette corde del chitarrista, che regala emozioni solo oltre il dodicesimo tasto, tra scale ciclotimiche, in ascesa e discesa, sino a chiudere il cerchio con il ritorno della pioggia.





L’incontro tra rock e mondo classico, sempre molto presente nelle partiture dell’artista di Caxias do sol, si esplicita con il “Capriccio 24”, opera del 1817 composta dal grande Nicolò Paganini. Della Vega, inseguendo l’originario spirito virtuosistico dell’opera, riprende la fantasiosa concettualità del “Quasi presto”, per ricreare un divertissement piacevole, con accenni quasi celtici sul finire.
Sul medesimo fil rouge incontriamo poi il miracoloso “Volo del calabrone”, 39 secondi di omaggio al terzo episodio de “La fiaba dello Zar Saltan” di Nikolaj Andreevic Rimskij Korsakov, brano in cui il personaggio portante viene kafkianamente trasformato in un insetto. La serie di velocissime crome perde all’ascolto quell’onomatopeica intuizione classica, a favore dell’ipervolce esecuzione
Che per certi versi richiama alcune accelerazioni filmiche kubrickiane, capaci di definire un viatico tra classicità e rock.

Non mancano poi influenze iberiche (“Lost”) né sintonie prog e sinphonic (“Violet Rose”), come non mancano cadute di stile che emergono tra gli episodi meno riusciti (“Distant dream”) da cui affiorano arrangiamenti inesistenti e banalità.

Un disco che poteva essere certamente migliore se avesse definito al meglio l’apporto di Danilo Mendes e Daniel Batera, che appaiono qui solamente contorno scipito di un lavoro altalenate.




Tracklist:
01. Bugus
02. Destiny
03. Caprice 24
04. Lost
05. Violet Rose
06. Distant Dreams
07. The Flight of the Bumble Bee
08. Acalanto







Delyria
“Regression in mind”






Il nostro viaggio nelle note della Sg Records prosegue con l’ottimo disco dei Delyria, che con il loro “Regression in mind” offrono alla label una tra le migliori realizzazioni dell’ultimo periodo. Per le orecchie degli headbangers ecco a voi una mescolanza di Death, HC, Nu metal e Classic HM tra mid tempos e viso truce; 10 tracce assestante tra rivisitazioni del precedente “Tales from my abyss” ed inediti di nuovo corso.

L’album ai apre con un climatico sound che non si fa in tempo a percepire per l’improvvisa esplosione di suoni che dilania e deforma “Empty end for an empty man”, traccia dal granitico riff portante. Innestate tra granulosa genuinità e percepita precisione, le note della traccia iniziale si dipanano attraverso diversificate direzioni, che trovano il loro centro di gravità attorno al metodico e ripetitivo rullare delle pelli, che ci accompagnano sino al fade out finale.

Il suono progredisce e migliora con “Freedom”, gioco lessicale sviluppato su strutture ossee dedite allo speed death metal di nuova generazione, il cui riff di sostegno appare coinvolgente e convincente. La voce di Andrea Germinario delinea sul suo Shure Sm85 una violenta urlata, attraverso un soft growling che risente di configurazioni scream anni 90. Potrebbe apparire un astruso ossimoro, ma le influenze vocali che trapelano dal vocalist trovano terreno fecondo sia in Phil Anselmo, sia nel nu metal degli ultimi anni.



Ascoltando brani come “Fall” e “Engreved in a web of hate”, ci si rende conto di come la forza compositiva dei Delirya trovi fondamenta essenziali nella sezione ritmica delle chitarre; i passaggi di “Fall”, tra i brani meglio riusciti, danno l’idea di attenta cura creativa.
Nonostante un migliorabile arrangiamento “Regressin of mind” è senza dubbio un ottimo disco metal, che suona metal per i metal hammer di ogni parte del mondo, come dimostra la velocità devastante di “Engreved in a web of hate”, o la nereggiante “Dark Omega”.

Non mancano poi sperimentazioni strumentali come “Far from reality”, che taglia in due la ferocia musicale della band, con un sorprendente e destabilizzante componimento che funge da momentanea decompressione sonora, terminante solo con l’ultimo passaggio di “Lost”…ma sino ad allora la nostra staffa e il nostro martello sono in pericolo…dolce e piacevole pericolo.



Track List
1.Empty end for an empty man
2.Freedom
3.Fall
4.Engreved in a web of hate
5.Life under rotten sky
6.Far from reality
7.Eternal slaves of the mirrors
8.Eulogy
9.Artificial god dimension
10.Dark Omega
11.Lost

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