Artisti Vari

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Mai come in questo momento storico la compilation promozionale “Escare from the ghetto volume 2”, vive di drammatica attualità.

Gli scontri alla periferia parigina e il loro dilagare emulativo, ha portato alla ribalta il disagio sociale, vissuto da chi si è reso conto che il modello francese è tutt’altro che fondato su l’egalitè e fraternitè. I ghetti ancora oggi sono una triste realtà di molti paesi, e metaforicamente parlando il concetto è vivo anche nell’artistico mondo della musica, in cui certi generi vivono di propria linfa vitale ai margini dello showbiz, governato da oligarchie poco attente.

All’interno di questa nuova compilation, che ha il fine di promuovere gruppi emergenti nostrani, troviamo un percorso tortuoso attraverso 20 tracks, che riescono ad abbracciare una vasta parte della ramificazione metal, citando il nu metal (Lab69), il prog (Astante Syriaca), il punk rock (The pocket rockets), il power melodico (Figure of six) e molti altri generi congiunti.

Gia dalla copertina, omaggio al cult movie “I guerrieri della notte”, si intuisce il contenuto del cd, con la sua voglia di ribellione e la brutalità musicale che si trova in perfetta sintonia con il film di Walter Hill. Paladini di questa sana voglia di farsi sentire sono i CXOXSX che presentano la fulminante “t.v.”, forse il brano migliore del disco; un violentissimo grindcore old school che inevitabilmente richiama alla mente i primissimi Napalm Death di “Scum” e “From enslavement to oblilteration”.

Sulla stessa linea d’onda emergono i talentuosi e promettenti Sudden Death che riescono a mescolare ambienti speed a quelli più granguignoleschi di stampo Gore e Death. Più vicini al nuovo mondo metal sono invece i No reason e the Nosebleed connection. I primi, attraverso una partitura fondamentalmente r’n’r, giungono ad un alternarsi di linee di cantato tipicamente trash-death e passaggi meno forzati. I the Nosebleed connection propongono invece un suono maggiormente industrial, che a tratti ricorda per le inquiete tonalità i precursori Voivod.

Difficile comunque riuscire a condensare in poche righe tutto il corposo contenuto del disco, ma sarebbe altrettanto difficile non citare i Setwall e gli Shank entrambi di buona qualità compositiva. I Setwall hanno scelto per questo ritorno al ghetto, la track “black plastic bodybag” dominato da un giro di basso korniano che è usato come trait d’union per tutto lo svilupparsi del brano; forse c’è ancora un poco da lavorare su l’utilizzazione del potenziale a disposizione ma è già chiara la presenza di un terreno fertile che se riesce a non cadere in “scimiottamenti” può riuscire a dire qualcosa di nuovo. Gli Shank invece mostrano maggior maturità rispetto ai colleghi, proponendo “No cure (for my nausea)” un brano cupo e disperato, in cui il dolore, il disagio e la ribellione affiorano da una partiture molto ben curata come gli attenti arrangiamenti che rendono al meglio.

La lista sarebbe troppo lunga quindi per una volta trascriviamo la tracklist della compilation e a voi l’ardua sentenza….