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Eccomi
di nuovo a parlarvi di un autentico mito del rock: Jorma Kaukonen.
Se questo nome non vi dice niente ve ne sparo subito altri due: Jefferson
Airplane ed Hot Tuna.
Se il dente del giudizio vi è già spuntato da qualche anno
questi nomi vi ricorderanno certamente qualcosa: i primi sono il famoso
gruppo, esponente del movimento hippie della West Coast, che, formato
da Grace Slick, Jack Casady, Marty Balin, Paul Katner, Spencer Dryden
e dal nostro Jorma, si affermò ai Festival di Monterey e di Woodstock.
I secondi sono stati fondati dal nostro e da Jack Casady, allorquando,
verso la metà degli anni ’70, abbandonarono le utopie psichedeliche
ed il sound acido dei Jefferson Airplane (che in seguito presero a chiamarsi
Jefferson Starship) per tornare alle tranquille atmosfere acustiche country
e blues della loro infanzia.
Jorma Kaukonen con una chitarra acustica tra le sue nodose mani mostra
una notevole tecnica (efficacissimo il suo fingerpicking) ed uno stile
vocale inconfondibile cosicché, da solista o con gli Hot Tuna,
sforna diversi lavori tra i quali quell’autentico piccolo capolavoro
intitolato Quah (1974), oggi purtroppo introvabile su vinile e, a quanto
ne so, mai riproposto su cd.
Attualmente Jorma con la consorte vive sui monti Appalachi nel “Fur
Peace Ranch”, una sorta di musica-turismo dotato di sala di incisione,
sala concerti e biblioteca, nel quale, assieme ad altri artisti ed insegnanti,
tiene degli apprezzati workshop aperti a chiunque voglia perfezionare
la propria tecnica strumentale.
Da qualche
tempo l’ex Jefferson Airplane custodiva un grande sogno nel cassetto:
quello di realizzare un album a Nashville con i migliori musicisti country
in circolazione.
Il sogno diventa realtà, Jorma Kaukonen ed alcuni autentici mostri
sacri del country del peso di Sam Bush, Jerry Douglass, Byron House e
Béla Fleck, entrano al Masterlink Studio, una delle sale di incisione
storiche della patria del country, ed incidono Blue Country Heart.
Jorma e compagni costituiscono un gruppo affiatatissimo, il loro sound
è coinvolgente, gli impasti creati dagli strumenti acustici sono
precisi, caldi e materici.
Proprio gli strumenti utilizzati dal quintetto farebbero la felicità
di un collezionista di vintage: Kaukonen utilizza una rarissima chitarra
Gibson Advanced Jumbo del 1936, i dobros di Douglass, i mandolini di Sam
Bush ed il banjo Bela Fleck (quest’ultimo suona in un paio di brani)
risalgono agli anni 20 e 30 ed il contrabbasso di Byron House è
vecchio addirittura di cent’anni.
Questo sfoggio di antiquariato non è un semplice “vezzo”
dei musicisti ma contribuisce a caratterizzare, con una gradevole patina
old style, l’intero cd sul quale la Columbia appone la sua deliziosa
etichetta (anche questa) di sapore retrò!
Le 13 tracce di Blue Country Heart sono tutte (poteva essere il contrario?)
vecchi standard degli anni 20 e 30, appartenenti alla più genuina
ed autentica tradizione country/blues e bluegrass, precisamente a quella
“rootsy music” che viaggiava, si diffondeva e si tramandava
tra gli hobos, lungo le polverose strade o sui vagoni ferroviari che sferragliavano
nel cuore dell’America.
Le ballate e le storie del cd (Blue Railroad Train, Blues Stay Away From
Me, Red River Blues, Waiting For A Train, Those Gambler’s Blues,
Big River Blues) si susseguono leggere, rilassanti, a volte struggenti.
Non mancano i brani, come si diceva una volta, più “impegnati”:
Prohibition Blues è una riflessione sui guasti creati dal proibizionismo
(If they don’t get whisky they’ll take to dope, cocaina and
morphine/…./Prohibition is just a scheme, a fine money-making machine)
mentre Bread Line Blues ci regala un vivido affresco sulle tristi condizioni
sociali determinatesi all’epoca della Grande Depressione.
Blue Country Heart è un tributo a quella America rurale, ruspante,
dura ma felice, sonnacchiosa e un po’ pacchiana che ci ha affascinato
ed abbiamo imparato ad amare attraverso le immagini del cinema di Frank
Capra, di John Ford o le pagine di John Steinbeck.
Lasciate il portico dove Jorma e compagni suonano, prendete l’auto
e provate ad ascoltarlo mentre percorrete lentamente una delle nostre
strade “blu” di fuori porta……
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