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Articolo di Alfonso
Pone
Rieccoci qui, a parlare di
quel fenomeno goliardico che fa capo a un nome, Elio e le storie tese.
Il loro ultimo lavoro/fatica, Cicciput ovvero l’angelo dei soldi
che i nostri eroi consigliano caldamente di pregare dalle 21 di sera
per ottenere i benefici sperati.
E’ un
po’ di tempo che ascolto questo cd, e mi sorprendo sempre nello
scoprire come Elio e le storie tese riescano a essere sempre sé
stessi non cadendo mai nella noia. Mi sorprendo a notare come riescano
a farci ridere delle nostre debolezze, della nostra difficoltà
di vivere, dei nostri tic. In pratica fanno un pacco di soldi alla faccia
nostra :-))). La loro Terra dei cachi è rimasta memorabile, descrivendo
in una canzone demenziale uno spaccato della nostra Italia che nemmeno
mille canzoni avevano descritto così bene. Si vestono dei colori
dell’ironia per farci notare che la nostra è una realtà
fatta di estremi, di falsi buonismi e ipocrisia. Il bello è che
ci fanno sempre divertire, sono così bravi da non provocare la
nostra ira quando ci prendono in giro o ci ridicolizzano, mah potenza
della musica.
Del gruppo
dal vivo ricordo un bellissimo concerto tenuto ad Ascoli Piceno molto
tempo fa, un concerto in cui l’Italia dei cachi (impersonata dalle
autorità) gli intimò di non cantare canzoni come Cara ti
amo o Cassonetto differenziato per il frutto del peccato. Di quella serata
ricordo un gruppo di musicisti bravi e non arruffati, un cantante con
un’estensione vocale che i testi delle sue canzoni a volte mette
in secondo piano e tanto divertimento.
Elio e le storie
tese ormai ci accompagnano da più di un decennio, e sono ormadi
più di 5/6 i dischi che hanno pubblicato, ma hanno ancora fonti
di ispirazioni? Sono ancora loro o si sono persi? Le domande sono d’obbligo
come le risposte, sono ancora loro, stanno ancora l’ì a guardare
con occhio attento e con vena ironica la nostra realtà e hanno
pubblicato nuovamente un cd dalla due facce, una ironica e l’altra
amara come poche.
Elio e le storie
tese riescono a mettermi in difficoltà come pochi, devo parlare
di La follia della donna, della sua critica sull’umanissima mania
che hanno le donne e che le spinge a comprare vagonate di scarpe? Devo
parlare di Cani e padroni di cani dove povere scarpe da ginnastica nuove
fiammanti vengono regolarmente inzaccherate di cacca di cane e del bastoncino
dei ghiaccioli che usiamo per ripulirle? Povero bastoncino ferito nell’orgoglio,
obbligato a un lavoro indegno e a lui estraneo, ma pensandoci bene che
colpa ne ha lui se noi padroni di cani non puliamo i marciapiedi?
Una piccola
perla è Gimmi I. che narra di Gimmi “il pedofilo” che
fa una brutta fine solo perché il suo cognome è “il
pedofilo”, liciato dalla folla che lo scambia per un pedofilo solo
perché si chiama così, e di tutti quelli che come lui hanno
la sfortuna di essere “diversi”, figli di un cognome pericoloso
che spinge le masse a fare giustizia sommaria. Ma è vita questa
pare domandarsi Gimmi “il pedofilo”, è possibile aggiungo
io parlare dei nostri pregiudizi in modo così schietto e lucido
senza apparentemente dare nell’occhio?
Budy giampy
invece inaspettatamente parla di una questione che da sempre divide l’opinione
pubblica quello cioè della pena di morte. Non mi dilungo oltre
perché vi consiglio caldamente di ascoltare questo cd che in un
modo o in un altro vi renderà la giornata meno “nera”.
Unica nota
un pochino scontata è Shpalman che ricorda molto Supergiovane una
loro vecchia canzone.
In conclusione
un cd che non fa rimpiangere assolutamente i vecchi album di Elio, anche
se con il passare del tempo ci ritroviamo assuefatti a questo modo di
far musica e satira. Voi se lo “incontrate” in un negozio
ascoltatelo e magari fatemi sapere se avete avuto le stesse mie impressioni.
Articolo di
Pier Luigi Zanzi
Sono tornati!
Ho cercato di partire con uno spirito di ascolto più neutro possibile,
ma sapevo che non era così perché comunque mi aspettavo
una risalita dopo la discontinuità di Craccraccriccreccr, bel CD
che però aveva momenti minori assolutamente inconsueti per il simpatico
complessino, specie dopo i due capolavori Italyan rum casusu cykti e Eat
the phykis.
Beh, l'ascolto è andato più volte. Ora posso parlarne.
Elio e le sue storie tese si sono spostati in un ambito più marcatamente
rock e hanno tirato fuori un lavoro in cui, come al solito, attraversano
gli stili e le tendenze in assoluta scioltezza. Stavolta però,
dicevo, la componente rock e sue derivazioni è più spiccata.
Si parte con Budy Giampi, attacco frontale zappiano in tempo dispari alla
pena di morte, e già viene fuori che la qualità di registrazione
e suoni è tornata grande. che zio Frank sia nell'aria viene confermato
subito dopo con un piccolo capolavoro funky, Gimmi I., impreziosito dalla
voce di Ike Willis che fa assolutamente rivivere le festicciole rock organizzate
dal maestro Zappa. Del brano però colpisce decisamente la costruzione
funky perfetta e trascinante di chitarra, basso e batteria: quasi un brano
di scuola nel genere, con un'impostazione sonora che può rimandare
ad ambiti vicini alla cifra della Dave Matthews band: eccezionale.
Gli omaggi proseguono, con una Fossi figo alla Finardi cantata in duo
con Morandi, e un "la follia della donna" con un testo che ha
momenti esilaranti e musiche che chiamano a raccolta i Pink Floyd nell'introduzione
(su cui troneggia l'urlo di un finto e drammatico Renato Zero) e un doppio
James Taylor nella parte acustica, con la chitarra che rievoca su un canale
Fire and Rain e sull'altro Something in the way she moves , confermate
nel finale col piano che chiude con l'armonia di Like everyone she knows
... che dire? Nel resto del CD sembra spesso che Cesareo si diverta a
fare il Brian May della situazione (esemplare proprio il solo in Fossi
figo), se non fosse che rispetto a quest'ultimo ha capacità tecniche
ben superiori... ma non siamo qui a fare classifiche; lo stile della chitarra
di Cesareo è fra i più puliti che si ascoltino, ed è
un piacere autentico sentirlo scivolare sui suoni come fosse tutto semplice.
E' il momento di Shpalman, destinato a diventare il nuovo supereroe nei
live: Max Pezzali sta al gioco e canta un brano che sembra fatto per lui
e invece ha un ritornello che è del '700 francese... la melodia
è melodia da sempre, ragazzi!
Potrei proseguire su ogni brano, perché almeno musicalmente ci
sarebbe da dire ovunque. Perlomeno vi segnalo Pagàno, espressione
di perplessità verso le religioni resa spettacolare da una struttura
progressive tiratissima e complessa come usa sentire , anche nell'impostazione
sonica, coi King Crimson anni '80 .
Citazione finale doverosa per l'inno trionfale "Litfiba tornate insieme",
che fa ridere anche solo per il titolo e andrebbe cantata in giro per
strada tutti i giorni per far ridere un po' di gente sempre incacchiata
, e che in ogni caso è un esercizio di stile caleidoscopico.
Come non bastasse, c'è anche il metal duro di "cani e padroni
di cani", tragicomica lamentaela sulla fine che irrimediadiabilmente
tocca alle scarpe appena comprate: pestare una... : beh, ascoltare la
voce dei Nomadi che sul tema canta "quante speranze finite nella
m..." è uno spasso raro. Complessivamente, a fine disco si
resta come sempre stupiti non solo da come i nostri riescano a suonare
di tutto, ma anche da come sappiano ricreare esattamente le atmosfere
di ogni stile, nella scelta dei suoni e della produzione.
Anche stavolta, insomma, seppure in chiave più r ock, c'è
quasi tutto. Il complessino si dimostra ancora una volta fra le realtà
tecnicamente migliori in assoluto in Italia, e come dicevo siamo tornati
anche a un'incisione di livello molto valido , con bassi potenti (molto
ben costruite le timbriche) e voci curate attraverso un uso sapiente degli
effetti.
Bentornati!
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