![]() |
|
|
![]() |
Artista/Gruppo: | Francesco De Gregori |
| Titolo: | Calypso | |
| Etichetta: | www.sonymusic.it | |
| Web site: | www.sonymusic.it/degregori | |
| Codice: | ---- | |
| Recensore: | Alino Stea | |
| Pubb. il: | 26/03/2006 | |
| Copyright: | Alino Stea per Music on Tnt |
| Sei in: Home > Recensioni > Pop/Rock |
E chi l’avrebbe mai detto? Una doppietta come trent’anni fa, un superbo scatto di reni che si possono permettere solo i fuoriclasse. Come tutte le cose inaspettate, CALYPSOS ha il sapore dolce e rassicurante di un ritorno a casa, anche se sai che è stata cambiata la serratura alla porta. Su cosa? La struttura sonora del disco è fondamentalmente agli antipodi di PEZZI: dove quello irrompeva con un duro ma corretto ‘tackle’ (per usare una metafora calcistica, alla Gattuso), questo gioca di millimetrica geometria (alla Pirlo). Detto subito (così ci leviamo il pensiero) che l’ultima canzone, “Tre stelle”, è l’unica di cui avremmo fatto volentieri a meno (non a caso, sia la linea melodica e armonica che l’arrangiamento strizzano l’occhio a paesaggi sonori già risultati poco vincenti nell’album del ’79 VIVA L’ITALIA – c’è, ahimè, anche un clarinetto simil-dalla!), il resto dispensa pacata poesia consapevole di una serena maturità affettiva e melodie avvolte in un limpido impianto sonoro, quando non, addirittura, capaci di sorprenderci con sequenze inusuali per il nostro. L’ ‘incipit’ (che indica la strada maestra lungo cui si evolve l’intero album) è affidato a “Cardiologia”, mirabile affresco acustico sulle impervie montagne dell’amore dato e avuto: “che dell’amore” – come conclude l’autore – “non si butta niente”. Ritmo e coretti da balera anni ’60 per il secondo pezzo, “La linea della vita”, segno inequivocabile di come De Gregori sappia, sempre e comunque, districarsi alla meglio: la vita… che cos’è, se non un furioso dibattersi tra la voglia d’innamorarsi e di perdersi e l’orgoglio di non voler mai cedere per primi? “La casa” è un delicato bozzetto di un uomo innamorato: e quanta distanza dalle mielose e (inutilmente) volgari profferte d’amore di cui si fanno vanto alcuni commendatori (e alcune commendatrici) recentemente incensati a Sanremo! Il quarto brano, “L’angelo”, è, in verità, poco originale, in quanto ricalca schemi (testuali e musicali) di fossatiana memoria. “In onda” è il secondo capolavoro del disco: si snoda sorniona, ma si impone con ammaliante semplicità. La voce del nostro sembra quasi trasfigurarsi nel raccontare la disincantata – ma mai disillusa – attesa dell’amore. Con “Mayday” ci rituffiamo, per un attimo, nelle atmosfere di PEZZI: rock serrato con gran dispendio di chitarre e testo amaro. “Per le strade di Roma” è l’ultimo dei tre apici dell’album: un tappeto di tastiere incisivo ma non invadente disegna un’atmosfera misteriosa ma partecipata, un’ansia per qualcosa che ancora non c’è ma che sicuramente arriverà. La città più bella d’Italia viene finalmente descritta, con commovente e sofferta condivisione, indagando strade e percorsi che, partendo dalla realtà, si trasformano in strade e percorsi del cuore, di un cuore meditabondo e dolente. Infine “L’amore comunque” rivisita, con canoni usuali ma non per questo meno piacevoli, la poetica degregoriana, da sempre in bilico tra simbolismo dell’anima e romanticismo del cuore. Grazie, Francesco De Gregori, per aver alleviato le mie ferite con il tuo balsamo, grazie per avermi aiutato a capire che indagare i moti dell’animo è doloroso ma necessario e, alla fine, placante. Tracklist |