Gigi Marras Dio mi ha fatto non credente [cd cover] Artista/Gruppo: Gigi Marras
Titolo: Dio mi ha fatto non credente
Etichetta: www.storiedinote.com/
Web site: www.gigimarras.it/
Codice: -------
Recensore: Stefano Martini
Pubb. il: 03/04/2005
Copyright: Stefano Martini per Music on Tnt

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Quando si scrive pubblicità si cercano tante cose: la sintesi, la chiarezza, ma anche la suggestione. Il messaggio non è solo mera comunicazione, ha in se qualcosa d’altro del quale non si percepiscono i contorni ma che ci promette qualcosa di piacevole. E noi non abbiamo voglia di scomporlo per capirne i meccanismi, preferiamo comprare il prodotto.

E’ il motivo per cui ho scelto il CD di Gigi Marras, l’ho comprato perché si intitola “Dio mi ha fatto non credente”. Un ossimoro in cui potrei tuffarmi per splendide disquisizioni, ma io sono un consumatore, non ho voglia di capire, mi piace bearmi nelle suggestioni della frase e per essere perdonato, redento e integrato… acquisto.

E’ il primo lavoro a nome di Marras questo, in cui canta, suona la chitarra e il flauto dolce, strumento con il quale si è diplomato a Londra. I musicisti che lo accompagnano hanno alle spalle diverse esperienze ma si muovono soprattutto in area jazz. Qui però sembra assecondino il titolare del disco in modo da costruire un suono omogeneo e adatto alla dimensione cantautorale e intima dell’opera. Interessante il lavoro ritmico proposto da Francesco Sotgiu ed è ampio e meritato lo spazio lasciato alla fisarmonica di Fausto Beccalossi.

Il CD contiene dodici canzoni con la title track a chiudere il lavoro. E’ uno dei pezzi cardine del disco, nel quale si intuisce meglio la vena sentimentale e densa di ironia che aleggia in tutti i brani. A primo acchito potrebbe non sembrare così, verrebbe da ascoltare tutto a volume basso, con l’orecchio al testo, stizzendosi delle ingenuità, ma alzando la manopola esce meglio non solo il lavoro di arrangiamento, si delinea un’ossatura forte laddove sembrava esserci troppa mollezza. Dal disco mi immagino un uomo incantato e disincantato continuamente, cui il successo o l’insuccesso (lo so, sul senso di successo ci sarebbe da discutere) non cambieranno la vita.

Un altro dei punti di forza di Gigi Marras è la sua abilità nel trovare il ritmo delle parole. In alcune canzoni sembra che le frasi si formino nella melodia, arricchendola della loro bellezza ritmica. “Progetti per il passato” e “Due parole” ne sono un esempio. Peccato che le note del canto abbiano poco respiro, rimangono rare e incerte le note lunghe, ma la tecnica vocale nel nostro paese è sempre stata relegata ai margini, rimanendo invischiata tra l’assunto ampiamente discutibile che divide chi canta in “chi ha voce e chi no”.

Il livello medio delle canzoni è piuttosto alto, straordinariamente alto se si fa il paragone con ciò che una radio qualsiasi trasmette abitualmente. Manca, probabilmente a ragion veduta, una certa cattiveria commerciale. Nelle dinamiche si è fatto un lavoro di cesello dove in tempi di gusti forti come questi bisogna darci di mazza per far avvertire un cambio di intensità. Peccato poi per i suoni della già citata “Dio mi ha…” il piano sembra di quelli da saloon western e si ha come l’impressione in sede di missaggio, di un lavoro fatto per tentativi, un po’ scollato dagli altri brani.

In definitiva un buon esordio che si colloca tra le tante proposte interessanti e a prezzo medio basso di Storie di Note.

Al prossimo disco Gigi, noi qui ti teniamo d’occhio.